Virgilio, Eneide: Libro 01 - GIUNONE ADIRATA (12-80)

Virgilio, Eneide: Libro 01 - GIUNONE ADIRATA (12-80)

Latino: dall'autore Virgilio, opera Eneide parte Libro 01 - GIUNONE ADIRATA (12-80)

Urbs antiqua fuit Tyrii tenuere coloni ,Karthago, Italiam contra Tiberinaque longe ostia, dives opum studiisque asperrima bell quam Iuno fertur terris magis omnibus unam posthabita coluisse Samo Vi fu un'antica città, Cartagine, la occuparono coloniTiri lontano contro l'Italia e le bocche Tiberine,ricca di beni e fortissima per le passioni di guerra,che Giunone, si dice, abbia amato più ditutte le terre, posposta (anche ) Samo
hic illius arma, hic currus fuit; hoc regnum dea gentibus esse, si qua fata sinant, iam tum tenditque fovetque Qui le sue armqui il cocchio ci fu; la dea già allora, lo aspira e lo cura,sia questo regno per (tali) popol se mai i fati permettano
progeniem sed enim Troiano a sanguine duci audierat Tyrias olim quae verteret arces;hinc populum late regem belloque superbum venturum excidio Libyae; sic volvere Parcas Ma aveva sentito che una stipe di sangue troiano si formava,che un tempo muterebbe le fortezze tirie; di qui sarebbe giunto un popolo ampiamente capo e superboin guerra per la rovina di Libia; così filavan le Parche
id metuens veterisque memor Saturnia bell prima quod ad Troiam pro caris gesserat Argis - necdum etiam causae irarum saevique dolores exciderant animo; manet alta mente repostum iudicium Paridis spretaeque iniuria formae et genus invisum et rapti Ganymedis honores: his accensa super iactatos aequore toto Troas, reliquias Danaum atque immitis Achill arcebat longe Latio, multosque per annos errabant acti fatis maria omnia circum Temendo ciò e memore della antica guerra la Saturnia,perchè per prima l'aveva mossa a Troia per la cara Argo -nè ancora eran cadute dal cuore le cause dell'ira egli acuti dolori: resta nascosto nell'alta menteil giudizio di Paride e l'oltraggio della bellezza sprezzatae la stirpe odiata e i favori di Ganimede rapito:bruciata per questo, scagliati per tutto il mare, spingeva lontano dal Lazio i Troian avanzi dei Danaie del crudele Achille, e per molti annipressati dai fati erravano per tutti i mari
tantae molis erat Romanam condere gentem Così tanto costava fondare la gente romana
Vix e conspectu Siculae telluris in altum ,vela dabant laeti et spumas salis aere ruebant, cum Iuno aeternum servans sub pectore vulnus haec secum: 'mene incepto desistere victam nec posse Italia Teucrorum avertere regem Appena alla vista della terra sicula in alto marelieti alzavan le vele e ne rompevan le spume col bronzo,che Giunone serbando nel petto l'eterna feritaquesto tra sè: Io desistere forse dall'iniziativa, vinta,nè poter deviar dall'Italia il re dei Teucri
quippe vetor fatis Son proprio bloccata dai fati
Pallasne exurere classem Argivum atque ipsos potuit summergere ponto unius ob noxam et furias Aiacis Oilei Ma Pallade potè bruciarela flotta degli Argivi e sommergerli nel mareper la colpa e le furie del solo Aiace Oileo
ipsa Iovis rapidum iaculata e nubibus ignem disiecitque rates evertitque aequora ventis, illum exspirantem transfixo pectore flammas turbine corripuit scopuloque infixit acuto; ast ego, quae divum incedo regina Iovisque et soror et coniunx, una cum gente tot annos bella gero Lei scagliato dalle bubi il rapido fuocofrantumò e le barche e sconvolse le acque coi ventcon la bufera lo agguantò, trapassato il petto, esalante fiamme e lo inchiodò sullo scoglio aguzzo;ma io, che procedo regina degli dei e di Giovesia sorella che sposa, con una sola razza tanti annifaccio guerre
et quisquam numen Iunonis adorat praeterea aut supplex aris imponet honorem Ma nessuno adora la maestà di Giunonemai più o supplice porrà offerte su altari

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