Valerio Massimo, Detti e fatti memorabili: Libro 08 - Parte 02

Valerio Massimo, Detti e fatti memorabili: Libro 08 - Parte 02

Latino: dall'autore Valerio Massimo, opera Detti e fatti memorabili parte Libro 08 - Parte 02

ext Homerus quoque, ingeni caelestis uates, non aliud sensit uehementissimis Achillis manibus canoras fides aptando, ut earum militare robur leni pacis studio relaxaret

init Potentiam uero eloquentiae, etsi plurimum ualere animaduertimus, tamen sub propriis exemplis, quo scilicet uires eius testatiores fiant, recognosci conuenit

Regibus exactis plebs dissidens a patribus iuxta ripam fluminis Anienis in colle, qui sacer appellatur, armata consedit, eratque non solum deformis, sed etiam miserrimus rei publicae status, a capite eius cetera parte corporis pestifera seditione diuisa

ac ni Valeri subuenisset eloquentia, spes tanti imperii in ipso paene ortu suo corruisset: is namque populum noua et insolita libertate temere gaudentem oratione ad meliora et saniora consilia reuocatum senatui subiecit, id est urbem urbi iunxit
() Anche Omero, vate di celeste ingegno, adattando alle terribili mani di Achille la cetra, a nient'altro pensò, se non a rilassarle, con un'occupazione pacifica, dalle fatiche della guerra

() Quanto, poi, all'efficacia dell'eloquenza, anche se ne avvertiamo l'altissima validità, tuttavia si conviene esaminarla caso per caso, naturalmente perché ne siano meglio testimoniate le capacità

() Cacciati i re, la plebe, essendo in discordia con i senatori, si ritirò in armi, lungo la riva dell'Aniene, sul monte detto Sacro, sicché la condizione della repubblica era non solo innaturale, ma anche infelicissima, perché, a causa di quella letale rivolta, la sua testa era divisa dal resto del corpo

E se non fosse venuta in soccorso l'eloquenza di Valerio, le speranze di un così grande impero sarebbero crollate quasi al loro nascere: egli, infatti, richiamato col suo discorso a migliori e più utili consigli il popolo che si sfrenava nella gioia per la nuova e insperata libertà, lo restituì al controllo del senato, cioè congiunse la città alla città
uerbis ergo facundis ira, consternatio, arma cesserunt

Quae etiam Marianos Cinnanosque mucrones ciuilis profundendi sanguinis cupiditate furentes inhibuerunt: missi enim a saeuissimis ducibus milites ad M Antonium obtruncandum sermone eius obstupefacti destrictos iam et uibrantes gladios cruore uacuos uaginis reddiderunt

quibus digressis P Annius is enim solus in aditu expers Antonianae eloquentiae steteratcrudele imperium truculento ministerio peregit

quam disertum igitur eum fuisse putemus, quem ne hostium quidem quisquam occidere sustinuit, qui modo uocem eius ad aures suas uoluit admittere
Dunque l'ira e l'ammutinamento armato si ritrassero di fronte alle sue parole faconde

() E furono queste a frenare anche le spade dei seguaci di Mario e Cinna che ardevano dal desiderio di versare sangue civile: infatti i soldati che i crudelissimi capi avevano mandati a decapitare Marco Antonio, come affascinati dalle sue parole, riposero incruente nei foderi le spade già impugnate e balenanti

Ma, quando costoro si furono allontanati, Publio Annio, che solo era rimasto nell'ingresso e non ne aveva udite le parole, eseguì violentemente il crudele ordine

Quanto non dovremo credere che sia stato eloquente colui che nessun nemico osò uccidere, almeno tra quelli che ne vollero ascoltare le parole
Diuus quoque Iulius, quam caelestis numinis tam etiam humani ingenii perfectissimum columen, uim facundiae proprie expressit dicendo in accusatione Cn Dolabellae, quem reum egit, extorqueri sibi causam optimam L Cottae patrocinio, si quidem maxima tunc eloquentia de ui eloquentiae questa est

cuius facta mentione, quoniam domesticum nullum maius adiecerim exemplum, peregrinandum est

ext Pisistratus dicendo tantum ualuisse traditus est, ut ei Athenienses regium imperium oratione capti permitterent, cum praesertim e contraria parte amantissimus patriae Solo niteretur

sed alterius salubriores erant contiones, alterius disertiores

quo euenit ut alioqui prudentissima ciuitas libertati seruitutem praeferret
() Anche il divo Giulio, culmine perfettissimo, quanto di potenza divina, tanto anche d'ingegno umano, definì con laconica proprietà l'eloquenza, dicendo, nel corso dell'orazione contro Cneo Dolabella da lui accusato, che la migliore delle cause gli veniva strappata dal patrocinio di Lucio Cotta, se è vero che la migliore eloquenza del tempo ebbe a dolersi dell'efficacia dell'eloquenza

Fatto questo cenno, poiché non avrei da aggiungere altro esempio più grande, mi conviene passare a casi di facondia straniera

Si tramanda che Pisistrato sia stato così valente oratore, che gli Ateniesi, conquistati dalle sue parole, gli concessero la tirannide, benché Solone, eccellente patriota, si fosse schierato dalla parte contraria

Ma, se i suoi pubblici discorsi erano più salutari, quelli dell'altro erano fatti meglio

Onde avvenne che un popolo, per il resto pieno di saggezza, preferì la tirannide alla libertà
ext Pericles autem, felicissimis naturae incrementis sub Anaxagora praeceptore summo studio perpolitis instructus, liberis Athenarum ceruicibus iugum seruitutis inposuit: egit enim illam urbem et uersauit arbitrio suo, cumque aduersus uoluntatem populi loqueretur, iucunda nihilo minus et popularis eius uox erat

itaque ueteris comoediae maledica lingua, quamuis potentiam uiri perstringere cupiebat, tamen in labris hominis melle dulciorem leporem fatebatur habitare inque animis eorum, qui illum audierant, quasi aculeos quosdam relinqui praedicabat

fertur quidam, cum admodum senex primae contioni Periclis adulescentuli interesset idemque iuuenis Pisistratum decrepitum iam contionantem audisset, non temperasse sibi quo minus exclamaret caueri illum ciuem oportere, quod Pisistrati orationi simillima eius esset oratio
() Pericle, che affinò alla scuola di Anassagora le sue notevolissime risorse naturali con un grandissimo impegno, impose il giogo della servitù sul collo della libera Atene: fece e disfece in essa a suo arbitrio, ma i suoi discorsi, pur quando parlava contro la volontà del popolo, erano piacevoli e graditi agli Ateniesi

Così la maldicenza della Commedia Antica, anche se desiderava criticarne la potenza, era però costretta ad ammettere che sulle sue labbra posava una grazia più dolce del miele e confessava che le sue parole lasciavano come degli aculei nell'animo degli ascoltatori

Si narra che un tale, assai vecchio, ascoltando per la prima volta un discorso di Pericle giovane in assemblea dopo che in gioventù aveva ascoltato Pisistrato, assai avanti negli anni, parlare anche lui in pubblica concione, non seppe trattenersi dall'esclamare che bisognava guardarsi da quel concittadino, perché il suo stile assomigliava moltissimo a quello di Pisistrato
nec hominem aut aestimatio eloqui aut morum augurium fefellit

quid enim inter Pisistratum et Periclen interfuit, nisi quod ille armatus, hic sine armis tyrannidem gessit

ext Quantum eloquentia ualuisse Hegesian Cyrenaicum philosophum arbitramur

qui sic mala uitae repraesentabat, ut eorum miseranda imagine audientium pectoribus inserta multis uoluntariae mortis oppetendae cupiditatem ingeneraret: ideoque a rege Ptolomaeo ulterius hac de re disserere prohibitus est

init Eloquentiae autem ornamenta in pronuntiatione apta et conueniente motum corporis consistunt

quibus cum se instruxit, tribus modis homines adgreditur, animos eorum ipsa inuadendo, horum alteri aures, alteri oculos permulcendos tradendo
Né si ingannò nella valutazione dell'eloquio o nella previsione del carattere di Pericle

Perché, in sostanza, che differenza corse tra Pisistrato e Pericle, se non che il primo resse la tirannide con le armi, il secondo senza

() Quanto valido oratore non crediamo che sia stato il filosofo cirenaico Egesia

Questi raffigurava i mali della vita ai suoi ascoltatori così che, fissatane nell'animo la dolorosa immagine, ingenerava in molti il desiderio del suicidio: per cui il re Tolemeo gli proibì di dissertare ulteriormente su questo argomento

() Gli abbellimenti dell'eloquenza consistono in un appropriato modo di porgere e nell'armonico movimento del corpo che vi si accompagni

Una volta che si sia corredata di questi elementi, essa affronta gli ascoltatori in tre modi, cioè penetrando con impeto nel loro animo e di questi dando all'uno da accarezzare gli orecchi, all'altro da lusingare gli' occhi
Sed ut propositi fides in personis inlustribus exhibeatur, C Gracchus, eloquentiae quam propositi felicioris adulescens, quoniam flagrantissimo ingenio, cum optime rem publicam tueri posset, perturbare impie maluit, quotiens apud populum contionatus est, seruum post se musicae artis peritum habuit, qui occulte eburnea fistula pronuntiationis eius modos formabat aut nimis remissos excitando aut plus iusto concitatos reuocando, quia ipsum calor atque impetus actionis attentum huiusce temperamenti aestimatorem esse non patiebatur

Q autem Hortensius plurimum in corporis decoro motu repositum credens paene plus studii in eodem elaborando quam in ipsa eloquentia adfectanda inpendit

itaque nescires utrum cupidius ad audiendum eum an ad spectandum concurreretur: sic uerbis oratoris aspectus et rursus aspectui uerba seruiebant
() Ma, per confermare la veridicità di tale asserto con l'esempio di personaggi famosi, Caio Gracco, valente più come parlatore che come politico se, pur potendo magnificamente porsi a difesa dello Stato, preferì con il suo ardente carattere portarvi empiamente lo scompiglio , tutte le volte che parlava al popolo si teneva dietro uno schiavo esperto di musica, che con un flauto d'avorio regolava il tono delle sue parole facendolo o alzare quando era troppo basso o abbassare quando era più alto del necessario, perché il suo temperamento entusiastico non gli permetteva di valutare opportunamente la giusta misura

() Quinto Ortensio, credendo che la perfezione oratoria risiedesse in massima parte nel gestire con eleganza, vi si dedicò con impegno quasi maggiore che nel desiderio di diventare facondo

E così non si sarebbe potuto sapere se accorrevano più volentieri ad udirlo o a vederlo: a tal punto il suo atteggiamento si armonizzava con le parole e, viceversa, le parole si armonizzavano con l'atteggiamento
constat Aesopum Rosciumque ludicrae artis peritissimos illo causas agente in corona frequenter adstitisse, ut foro petitos gestus in scaenam referrent

Nam M Cicero quantum in utraque re, de qua loquimur, momenti sit oratione, quam pro Gallio habuit, significauit M Calidio accusatori exprobrando, quod praeparatum sibi a reo uenenum testibus, chirographis, quaestionibus probaturum adfirmans remisso uultu et languida uoce et soluto genere orationis usus esset, pariterque et oratoris uitium detexit et causae periclitantis argumentum adiecit totum hunc locum ita claudendo: tu istud, M Calidi, nisi fingeres, sic ageres

ext Consentaneum huic Demosthenis iudicium

quidam, cum interrogaretur quidnam esset in dicendo efficacissimum, respondit

iterum deinde et tertio interpellatus idem dixit, paene totum se illi debere confitendo
Si sa che Esopo e Roscio, maestri nell'arte scenica, più di una volta si confusero nella folla dei suoi ascoltatori per assimilarne i gesti e trasferirli dal Foro sulla scena

() Marco Cicerone, ad esempio, dimostrò l'importanza dei due elementi ora in discussione nel discorso pronunziato a favore di Gallio, rimproverando all'accusatore Marco Calidio di avere usato, nel promettere di provare con testimoni, scritture e interrogatori il tentativo di avvelenamento ai suoi danni un atteggiamento dimesso, una voce fiacca e uno stile poco energico, scoprì il difetto dell'oratore avversario e a un tempo aggiunse una prova a favore dell'accusato chiudendo il passo così: Tu, o Calidio, se non stessi fingendo, ti comporteresti in questo modo

A questo simile fu il punto di vista di Demostene

il quale, interrogato quale fosse per lui lo strumento più efficace nel pronunziar discorsi, rispose: La recitazione

Interpellato poi una seconda e una terza volta, diede la stessa risposta, confessando di doverle quasi tutto sé stesso
recte itaque Aeschines, cum propter iudicialem ignominiam relictis Athenis Rhodum petisset atque ibi rogatu ciuitatis suam prius in Ctesiphontem, deinde Demosthenis pro eodem orationem clarissima et suauissima uoce recitasset, admirantibus cunctis utriusque uoluminis eloquentiam, sed aliquanto magis Demosthenis, quid, si inquit ipsum audissetis

tantus orator et modo tam infestus aduersarius sic inimici uim ardoremque dicendi suspexit, ut se scriptorum eius parum idoneum lectorem esse praedicaret, expertus acerrimum uigorem oculorum, terribile uultus pondus, adconmodatum singulis uerbis sonum uocis, efficacissimos corporis motus

ergo etsi operi illius adici nihil potest, tamen in Demosthene magna pars Demosthenis abest, quod legitur potius quam auditur
Bene fece dunque Eschine, quando, lasciata Atene in seguito alla sua condanna nel famoso processo, si recò a Rodi ed ivi lette con voce limpida e suadente, su richiesta del popolo, prima la sua orazione contro Ctesifonte, poi quella di Demostene a difesa tra la generale ammirazione per ambedue gli oratori ma con una punta in più per l'eloquenza di Demostene esclamò: E che avreste detto, se aveste ascoltato Demostene in persona

Un oratore così grande e poco prima tanto irriducibile avversario ammirò a tal punto l'efficacia e il calore oratorio del suo avversario da confessare di esser men che mediocre dicitore dei suoi scritti, lui che aveva sperimentato l'accesissimo sguardo, la terribile gravità del volto, la tonalità della voce ben adattata alle singole parole, gli efficacissimi gesti del rivale

In conclusione, anche se nulla c'è che possa aggiungersi alla sua opera, manca in Demostene gran parte di Demostene, perché lo si può oggi leggere piuttosto che ascoltare
init Effectus etiam artium recognosci posse aliquid adferre uoluptatis, protinusque et quam utiliter excogitatae sint patebit, et memoratu dignae res lucido in loco reponentur et labor in iis edendis suo fructu non carebit

Sulpicii Galli maximum in omni genere litterarum percipiendo studium plurimum rei publicae profuit: nam cum L Pauli bellum aduersum regem Persen gerentis legatus esset, ac serena nocte subito luna defecisset, eoque uelut diro quodam monstro perterritus exercitus noster manus cum hoste conserendi fiduciam amisisset, de caeli ratione et siderum natura peritissime disputando alacrem eum in aciem misit

itaque inclytae illi Paulianae uictoriae liberales artes Galli aditum dederunt, quia, nisi ille metum nostrorum militum uicisset, imperator uincere hostes non potuisset
Anche i risultati delle arti t si può riconoscere che arrechino qualche diletto, e subito sarà chiaro con quanta utilità siano state escogitate, e i fatti degni di memoria resteranno in evidenza e non rimarrà senza frutto la fatica impiegata nel farli conoscere

() Utilissimo alla repubblica si rivelò l'alto zelo di Sulpicio Gallo nell'approfondire ogni ramo del sapere; ad esempio, quando era luogotenente di Lucio Paolo che guerreggiava contro il re Perseo, verificatasi a ciel sereno un'eclisse di luna, il nostro esercito, come atterrito da un malauguroso prodigio, aveva perduto la fiducia nella prosecuzione della guerra: ma egli, spiegando ai soldati con estrema perizia le leggi astronomiche, restituì loro l'ardore a combattere

Fu così che la via a quella celebre vittoria di Paolo fu spianata dalla cultura di Gallo: perché, se questi non avesse vinto la paura dei nostri soldati, chi li comandava non avrebbe potuto vincere i nemici
Spurinnae quoque in coniectandis deorum monitis efficacior scientia apparuit quam urbs Romana uoluit

praedixerat C Caesari ut proximos xxx dies quasi fatales caueret, quorum ultimus erat idus Martiae

eo cum forte mane uterque in domum Caluini Domiti ad officium conuenisset, Caesar Spurinnae ecquid scis idus iam Martias uenisse

at is ecquid scis illas nondum praeterisse

abiecerat alter timorem tamquam exacto tempore suspecto, alter ne extremam quidem eius partem periculo uacuam esse arbitratus est

utinam haruspicem potius augurium quam patriae parentem securitas fefellisset
() Anche la scienza augurale di Spurinna sembrò più efficace di quanto avrebbe voluto la città di Roma

Egli aveva predetto a Caio Cesare di guardarsi, come da fatali, dai prossimi trenta giorni di cui ultimo erano le Idi di Marzo

Il mattino di quel giorno essendosi incontrati per caso ambedue nell'abitazione di Calvino Domizio, in visita di cortesia, Cesare, rivolgendosi a Spurinna, fece: Non sai forse che le Idi di Marzo sono arrivate

Al che l'altro: a E tu non sai che non sono ancora trascorse

L'uno aveva scacciato da sé ogni timore, convinto com'era che il momento del pericolo fosse già passato, l'altro pensò che nemmeno gli ultimi momenti di quella giornata fossero senza pericolo

Oh se l'augurio avesse ingannato l'aruspice e la troppa sicurezza non avesse invece ingannato il padre della patria

Now I feel...