Valerio Massimo, Detti e fatti memorabili: Libro 07 - Parte 01

Valerio Massimo, Detti e fatti memorabili: Libro 07 - Parte 01

Latino: dall'autore Valerio Massimo, opera Detti e fatti memorabili parte Libro 07 - Parte 01

init Volubilis fortunae conplura exempla retulimus, constanter propitiae admodum pauca narrari possunt

quo patet eam aduersas res cupido animo infligere, secundas parco tribuere

eadem, ubi malignitatis obliuisci sibi imperauit, non solum plurima ac maxima, sed etiam perpetua bona congerit

Videamus ergo quot gradibus beneficiorum Q Metellum a primo originis die ad ultimum usque fati tempus numquam cessante indulgentia ad summum beatae uitae cumulum perduxerit
Se abbiamo riportato parecchi esempi della volubilità della fortuna, ben pochi se ne possono raccontare della sua stabilità

Dal che risulta chiaro che essa infligge disgrazie con facilità, dona prosperità con molta parsimonia

Essa medesima, quando impone a sé stessa di dimenticare la propria avarizia, accumula beni non solo numerosi, ma anche perenni

() Vediamo, dunque, per quanti gradi di benefìci la fortuna, senza concedere mai pausa alla propria generosità, abbia fatto giungere Quinto Metello, dal primo giorno della sua nascita fino agli ultimi momenti della vita, al culmine della felicità
nasci eum in urbe terrarum principe uoluit, parentes ei nobilissimos dedit, adiecit animi rarissimas dotes et corporis uires, ut sufficere laboribus posset, uxorem pudicitia et fecunditate conspicuam conciliauit, consulatus decus, imperatoriam potestatem, speciosissimi triumphi praetextum largita est, fecit ut eodem tempore tres filios consulares, unum etiam censorium et triumphalem, quartum praetorium uideret, utque tres filias nuptum daret earumque subolem sinu suo exciperet

tot partus, tot incunabula, tot uiriles togae, tam multae nuptiales faces, honorum, imperiorum, omnis denique gratulationis summa abundantia, cum interim nullum funus, nullus gemitus, nulla causa tristitiae

caelum contemplare, uix tamen ibi talem statum reperies, quoniam quidem luctus et dolores deorum quoque pectoribus a maximis uatibus adsignari uidemus
Volle ch'egli nascesse nella città regina della terra, gli diede nobilissimi genitori, vi aggiunse eccezionali doti d'animo e forze fisiche per poter esser pari alle fatiche, gli fece ottenere come sposa una donna segnalata per pudicizia e prolificità, gli diede l'onore del consolato, la carica di generale, l'ornamento di un prestigioso trionfo, fece sì che vedesse nello stesso tempo tre figli consoli, uno anche censore e trionfatore, un quarto pretore, che collocasse in matrimonio tre figlie e ne ricevesse tra le braccia i loro pargoli

Tanti parti, tante culle, tante toghe virili, tante faci nuziali, tante cariche civili e militari, grandissima copia, insomma, di motivi a rallegramenti: e intanto nessun lutto, nessun pianto, nessun motivo di dolore

Contempla il cielo, e a stento vi troverai una simile condizione, se è vero che vediamo i più grandi poeti assegnare lutti e pene anche agli dei
hunc uitae actum eius consentaneus finis excepit: namque Metellum ultimae senectutis spatio defunctum lenique genere mortis inter oscula conplexusque carissimorum pignorum extinctum filii et generi humeris suis per urbem latum rogo inposuerunt

Clara haec felicitas: obscurior illa, sed diuino splendori praeposita: cum enim Gyges regno Lydiae armis et diuitiis abundantissimo inflatus animo Apollinem Pythium sciscitatum uenisset an aliquis mortalium se esset felicior, deus ex abdito sacrarii specu uoce missa Aglaum Psophidium ei praetulit

is erat Arcadum pauperrimus, sed aetate iam senior terminos agelli sui numquam excesserat, paruuli ruris fructibus uoluptatibus contentus

uerum profecto beatae uitae finem Apollo non adumbratum oraculi sagacitate conplexus est
Una vita trascorsa così felicemente fu conclusa da una morte ad essa confacente: spentosi serenamente in tardissima età tra i baci e gli amplessi dei suoi carissimi congiunti, fu trasportato a spalla per la città e quindi posto sul rogo dai suoi figli e dai suoi generi

() Nota è la felicità di cui ebbe a godere Metello meno nota questa cui accennerò, ma t anteposta allo splendore degli dei: Gige, superbo del regno di Lidia, opulento d'armi e di tesori, era venuto a chiedere ad Apollo Pizio se ci fosse qualcuno tra ì mortali più felice di lui, ma il dio rispose dalla parte più interna del santuario, preferendogli Aglao Psofidio

Era costui il più povero degli Arcadi e già vecchio non aveva mai oltrepassato i confini del suo campicello, contentandosi di quel che esso gli produceva

Ma indubbiamente Apollo col suo perspicace oracolo volle alludere senza veli al culmine della vita beata
quocirca insolenter fulgore fortunae suae glorianti respondit magis se probare securitate ridens tugurium quam tristem curis et sollicitudinibus aulam, paucasque glebas pauoris expertes quam pinguissima Lydiae arua metu referta, et unum aut alterum iugum boum facilis tutelae quam exercitus et arma et equitatum uoracibus inpensis onerosum, et usus necessarii horreolum nulli nimis adpetendum quam thesauros omnium insidiis et cupiditatibus expositos

ita Gyges, dum adstipulatorem uanae opinionis deum habere concupiscit, ubinam solida et sincera esset felicitas didicit

init Nunc id genus felicitatis explicabo, quod totum in habitu animi nec uotis petitum, sed in pectoribus sapientia praeditis natum dictis factisque prudentibus enitescit
Perciò a Gige, che faceva superbo sfoggio della sua fortuna, il dio rispose che preferiva un tugurio ridente di tranquillità a una corte ansiosa e preoccupata e poche zolle sicure ai ricchissimi campi della Lidia, fonte d'innumerevoli paure, ed una o due coppie di buoi, facilmente accudibíli, ad eserciti, armi e cavalleria costosissimi, e un piccolo granaio per le necessità indispensabili non soggetto all'ambizione di alcuno, ai tesori esposti alle insidie e alle cupidigie di tutti

In questo modo Gige, mentre desiderava trovare nel dio l'approvazione incondizionata della sua vana credenza, imparò dove sia la vera felicità

() Svolgerò ora il tema di quel genere di felicità che, tutto consistendo nello stato morale né auspicato con voti ma connaturato con le persone fornite di senno, risplende per detti e fatti pieni dì saggezza
App Claudium crebro solitum dicere accepimus negotium populo Romano melius quam otium conmitti, non quod ignoraret quam iucundus tranquillitatis status esset, sed quod animaduerteret praepotentia imperia agitatione rerum ad uirtutem capessendam excitari, nimia quiete in desidiam resolui

et sane negotium nomine horridum ciuitatis nostrae mores in suo statu continuit, blandae appellationis quies plurimis uitiis respersit

Scipio uero Africanus turpe esse aiebat in re militari dicere non putaram, uidelicet quia explorato et excusso consilio quae ferro aguntur administrari oportere arbitrabatur

summa ratione: inemendabilis est enim error, qui uiolentiae Martis committitur

idem negabat aliter cum hoste confligi debere, quam aut si occasio obuenisset aut necessitas incidisset
() noto che Appio Claudio soleva spesso dire esser meglio tenere in movimento che in ozio il popolo romano, non perché non sapesse quanto sia gradita la condizione della tranquillità, ma perché capiva che gli stati molto potenti trovano nell'attività la molla per tendere alla virtù, mentre una quiete eccessiva finisce per degenerare in pigrizia

E indubbiamente la parola negotium, ostica a sentirsi, conservò in efficienza il costume di Roma, laddove la quies, un nome così veloci, lo macchiò di moltissimi vizi

() Scipione Africano affermava ch'era vergognoso dire, su argomenti militari, non l'avrei creduto, certamente pensando che alle azioni di guerra occorre passare dopo aver attentamente vagliato i relativi piani

Ed aveva pienamente ragione: ché incorreggibile è l'errore che si affida alla violenza di Marte

Egli stesso dichiarava che si deve litigare col nemico solo quando sia capitata l'occasione favorevole o non se ne possa fare a meno
aeque prudenter: nam et prospere gerendae rei facultatem omittere maxima dementia est et in angustias utique pugnandi conpulsum abstinere se proelio pestiferae ignauiae adfert exitum, eorumque, qui ista conmittunt, alter beneficio fortunae uti, alter iniuriae nescit resistere

Q quoque Metelli cum grauis tum etiam alta in senatu sententia, qui deuicta Karthagine nescire se illa uictoria bonine plus an mali rei publicae adtulisset adseuerauit, quoniam ut pacem restituendo profuisset, ita Hannibalem summouendo nonnihil nocuisset: eius enim transitu in Italiam dormientem iam populi Romani uirtutem excitatam, metuique debere ne acri aemulo liberata in eundem somnum reuolueretur
Anche qui ugualmente a ragione: difatti è la peggiore delle follie lasciarsi scappare l'opportunità di riportare una vittoria, e astenersi dalla battaglia quando si è in ogni modo costretti a combattere porta come conseguenza il diffondersi di una letale ignavia, mentre di coloro che commettono queste cose, l'uno non sa usare del beneficio della fortuna, l'altro non sa opporsi all'offesa

() Non solo autorevole, ma anche intelligente fu pure il pensiero espresso in senato da Quinto Metello, il quale, sgominata Cartagine, affermò di non sapere se quella vittoria avesse arrecato più svantaggi o vantaggi alla repubblica, perché, com'era servita con la restituzione della pace, così aveva in parte nociuto con l'allontanamento di Annibale: il suo passaggio in Italia aveva risvegliato l'ormai languente virtù del popolo romano; e si doveva temere che questa, una volta che fosse stata liberata da quell'irriducibile contendente, tornasse ancora in letargo
in aequo igitur malorum posuit uri tecta, uastari, agros, exhauriri aerarium et prisci roboris neruos hebetari

Quid illud factum L Fimbriae consularis, quam sapiens

M Lutatio Pinthiae splendido equiti Romano iudex addictus de sponsione, quam is cum aduersario, quod uir bonus esset, fecerat, numquam id iudicium pronuntiatione sua finire uoluit, ne aut probatum uirum, si contra eum iudicasset, fama spoliaret aut iuraret uirum bonum esse, cum ea res innumerabilibus laudibus contineretur

Forensibus haec, illa militaribus stipendiis prudentia est exhibita
Egli pose, dunque, sullo stesso piano di sciagure sia che fossero incendiate le case, devastati i campi e vuotate le casse dello Stato, sia che s'infiacchisse il nerbo dell'antico vigore

() Che dire del celebre, saggissimo gesto dell'exconsole Lucio Fimbria

Assegnato quale giudice in un processo intentato da un creditore al ragguardevole cavaliere romano Marco Lutazio Pinzia per una malleveria che costui aveva dato con la sola garanzia di essere una persona onesta, non volle mai pronunziare una sentenza definitiva per non privare, se avesse sentenziato contro, un uomo di specchiata probità della sua buona fama o per non giurare sulla sua onestà, dal momento che una virtù del genere presume lodi incondizionate

() Questo è un esempio di saggezza nelle cose politiche; quello nella vita militare
Papirius Cursor consul, cum Aquiloniam oppugnans proelium uellet conmittere pullariusque non prosperantibus auibus optimum ei auspicium renuntiasset, de fallacia illius factus certior sibi quidem et exercitui bonum omen datum credidit ac pugnam iniit, ceterum mendacem ante ipsam aciem constituit, ut haberent di cuius capite, si quid irae conceperant, expiarent

directum est autem siue casu siue etiam caelestis numinis prouidentia quod primum e contraria parte missum erat telum in ipsum pullarii pectus eumque exanimem prostrauit

id ut cognouit consul, fidente animo et inuasit Aquiloniam et cepit

tam cito animaduertit quo pacto iniuria imperatoris uindicari deberet, quemadmodum uiolata religio expianda foret, qua ratione uictoria adprehendi posset
Il console Papino Cursore, mentre assediava Aquilonia, intendeva attaccare battaglia, ed avendogli il custode dei sacri polli riferito, malgrado i presagi sfavorevoli, il migliore auspicio, pur venuto a conoscenza del suo inganno, credette di aver ricevuto un augurio favorevole a sé e all'esercito e diede inizio al combattimento: solo che collocò il bugiardo in prima linea, perché gli dei, se si fossero adirati, avessero su chi scaricare la propria collera

O per caso o anche per deliberato volere della potenza divina, il primo proiettile scagliato dalla parte contraria colpì nel petto il pullario e lo lasciò morto a terra

Il console, appena se ne accorse, si lanciò fiduciosamente all'assalto di Aquilonia e la conquistò

tanto fulmineamente capì in che modo dovesse essere vendicata l'offesa fatta a un generale, espiata la violazione dei riti sacri, e come si potesse raggiungere la vittoria
egit uirum seuerum, consulem religiosum, imperatorem strenuum, timoris modum, poenae genus, spei uiam uno mentis impetu rapiendo

Nunc ad senatus acta transgrediar

cum aduersus Hannibalem Claudium Neronem et Liuium Salinatorem consules mitteret eosque ut uirtutibus pares, ita inimicitiis acerrime inter se dissidentes uideret, summo studio in gratiam reduxit, ne propter priuatas dissensiones rem publicam parum utiliter administrarent, quia consulum imperio nisi concordia inest, maior aliena opera interpellandi quam sua edendi cupiditas nascitur

ubi uero etiam pertinax intercedit odium, alter alteri quam uterque contrariis castris certior hostis proficiscitur
Si comportò da uomo severo, da console rispettoso degli dei, da generale valoroso, con una sola intuizione ponendo un limite al timore, scegliendo un tipo particolare di pena, concependo una via di speranza

() Ora passerò ad azioni del senato

Questo, inviando contro Annibale i consoli Claudio Nerone e Livio Salinatore e vedendoli, come pari in virtù, così tra loro acerrimi nemici, con sommo zelo li riconciliò, ad evitare che amministrassero la cosa pubblica con scarsa utilità, poiché, se il potere dei consoli non è concorde, è fatale che in uno dei due nasca il desiderio d'intralciare l'operato dell'altro più che di compiere il proprio

Quando, poi, si frappone anche un odio ostinato, l'uno parte con intenzioni più ostili all'altro di quanto ambedue non lo siano al campo nemico
eosdem senatus, cum ob nimis aspere actam censuram a Cn Baebio tribuno pl pro rostris agerentur rei, causae dictione decreto suo liberauit uacuum omnis iudicii metu eum honorem reddendo, qui exigere deberet rationem, non reddere

Par illa sapientia senatus

Ti Gracchum tribunum pl agrariam legem promulgare ausum morte multauit

idem ut secundum legem eius per triumuiros ager populo uiritim diuideretur egregie censuit, si quidem grauissimae seditionis eodem tempore et auctorem et causam sustulit

Quam deinde se prudenter in rege Masinissa gessit

nam cum promptissima et fidelissima eius opera aduersus Karthaginienses usus esset eumque in dilatando regno auidiorem cerneret, legem ferri iussit, qua Masinissae ab imperio populi Romani solutam libertatem tribueret
Essi stessi, accusati nel Foro dal tribuno della plebe Cneo Bebio di aver esercitato la censura con troppa severità, furono esonerati dal presentarsi a difendersi con decreto del senato: il quale rese in questo modo libera dal timore di ogni giudizio quella carica, che per sua natura deve chiedere, non render conto

Pari fu la saggezza del senato

nella circostanza in cui condannò a morte il tribuno della plebe Tiberio Gracco, che aveva osato promulgare la legge agraria

Egregiamente, inoltre, decise, in base alla sua legge, fosse diviso al popolo tanto a testa del suolo pubblico ad opera dei triunviri, se tolse di mezzo nello stesso tempo l'ispiratore e l'origine di una gravissima rivolta

Con quanta saggezza, poi, si comportò nei riguardi del re Masinissa

Servitosi del suo zelante e fedelissimo appoggio nella lotta contro Cartagine e vedendolo assai desideroso di allargare i confini del suo regno, presentò al popolo una proposta di legge, con la quale concedeva a Masinissa l'indipendenza assoluta, libera da legami con Roma