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Valerio Massimo, Detti e fatti memorabili: Libro 01 - Parte 01

Valerio Massimo, Detti e fatti memorabili: Libro 01 - Parte 01

Latino: dall'autore Valerio Massimo, opera Detti e fatti memorabili parte Libro 01 - Parte 01

Maiores statas sollemnesque caerimonias pontificum scientia, bene gerendarum rerum auctoritates augurum obseruatione, Apollinis praedictiones uatum libris, portentorum depulsiones Etrusca disciplina explicari uoluerunt

prisco etiam instituto rebus diuinis opera datur, cum aliquid conmendandum est, precatione, cum exposcendum, uoto, cum soluendum, gratulatione, cum inquirendum uel extis uel sortibus, inpetrito, cum sollemni ritu peragendum, sacrificio, quo etiam ostentorum ac fulgurum denuntiationes procurantur
I nostri avi vollero che le cerimonie fisse e solenni fossero regolate secondo la sapienza religiosa dei pontefici, che i suggerimenti atti a rendere prospere le azioni militari venissero tratti dalle osservazioni degli àuguri, che gli oracoli di Apollo fossero spiegati in base ai libri profetici e la liberazione dai prodigi suggerita dalla liturgia degli aruspici etruschi

Anche per antica usanza si pone mano ai riti sacri con la preghiera quando c'è da raccomandare, col voto quando si vuole chiedere qualcosa, col ringraziamento quando c'è da sciogliere un debito, col presagio favorevole quando ci sono da scrutare viscere o sorti e, allorquando bisogna compiere un rito solenne, col sacrificio, che serve anche ad espiare l'annunzio di prodigi e di folgorazioni
Tantum autem studium antiquis non solum seruandae sed etiam amplificandae religionis fuit, ut florentissima tum et opulentissima ciuitate decem principum filii senatus consulto singulis Etruriae populis percipiendae sacrorum disciplinae gratia traderentur, Cererique, quam more Graeco uenerari instituerant, sacerdotem a Velia, cum id oppidum nondum ciuitatem accepisset, nomine Calliphanam peterent uel, ut alii dicunt, Calliphoenam, ne deae uetustis ritibus perita deesset antistes

Cuius cum in urbe pulcherrimum templum haberent, Gracchano tumultu moniti Sibyllinis libris ut uetustissimam Cererem placarent, Hennam, quoniam sacra eius inde orta credebant, X uiros ad eam propitiandam miserunt

item Matri deum saepe numero imperatores nostri conpotes uictoriarum suscepta uota Pessinuntem profecti soluerunt
Gli antichi ebbero tanto zelo non solo nell'osservare, ma anche nell'incrementare le cerimonie del culto, che, quando Roma era in pieno splendore e potenza, dieci figli dei più autorevoli cittadini furono affidati alle singole popolazioni d'Etruria, su decreto del senato, perché imparassero il rituale religioso, e inoltre fu richiesta alla città di Velia, non ancora da loro conquistata, la sacerdotessa di nome Callifana, perché fosse addetta al culto di Cerere i Romani avevano cominciato a venerarla alla maniera dei Greci , onde non fossero privi di chi sovrintendesse agli antichi riti in onore della dea

Della quale essendo in Roma un bellissimo tempio, i nostri avi al tempo della sommossa dei Gracchi, esortati dai libri Sibillini a placare l'antichissima Cerere, mandarono a propiziarsela i decemviri ad Enna, credendo che da lì ne avessero avuto origine i riti

Parimenti i nostri generali, ottenuta la vittoria, spesso partirono alla volta di Pessinunte e sciolsero i voti promessi alla Madre degli dèi
Metellus vero pontifex maximus Postumium consulem eundemque flaminem Martialem ad bellum gerendum Africam petentem, ne a sacris discederet, multa dicta urbem egredi passus non est, religionique summum imperium cessit, quod tuto se Postumius Martio certamini conmissurus non uidebatur caerimoniis Martis desertis Il pontefice massimo Metello, a Postumio ch'era nello stesso tempo console e flamine di Marte e chiedeva di andare in Africa per fare la guerra, non permise di uscire da Roma e gli inflisse una multa allo scopo di non fargli abbandonare il culto: e così la più alta autorità cedette alla religione, perché pareva che postumi, non si sarebbe potuto affidare al certame di Marte con sicurezza, se ne fossero state trascurate le cerimonie sacre in onore di Marte
Laudabile duodecim fascium religiosum obsequium, laudabilior quattuor et XX in consimili re oboedientia: a Tiberio enim Graccho ad collegium augurum litteris ex prouincia missis, quibus significabat se, cum libros ad sacra populi pertinentes legeret, animaduertisse uitio tabernaculum captum comitiis consularibus, quae ipse fecisset, eaque re ab auguribus ad senatum relata iussu eius C Figulus e Gallia, Scipio Nasica e Corsica Romam redierunt et se consulatu abdicauerunt

Consimili ratione P Cloelius Siculus, M Cornelius Cethegus, C Claudius propter exta parum curiose admota deorum inmortalium aris uariis temporibus bellisque diuersis flaminio abire iussi sunt coactique etiam
Se degno di lode è il rispetto tributato alla religione dai dodici fasci, più degna è l'obbedienza dei ventiquattro in una circostanza simile alla precedente: come quando Tiberio Gracco inviò dalla provincia al collegio degli àuguri un messaggio, in cui rendeva noto che, leggendo i libri riguardanti i riti del popolo, si era accorto che il luogo per la tenda augurale era stato scelto, durante i comizi consolari da lui stesso tenuti, senza le formalità prescritte; per questo, una volta che la cosa fu riferita dagli àuguri al senato, per ordine dei Padri coscritti Quinto Figulo e Scipione Nasica tornarono rispettivamente dalla Galli, e dalla Corsica a Roma e rinunziarono spontaneamente al consolato

Per simile ragione Publio Clelio Siculo, Marco Cornelio Cetego e Caio Claudio, poiché si erano accostati alle viscere delle vittime sacre con scarso spirito religioso, furono rovi anzi obbligati ad abbandonare la dignità di flamini
At Q Sulpicio inter sacrificandum e capite apex prolapsus idem sacerdotium abstulit, occentusque soricis auditus Fabio Maximo dictaturam, C Flaminio magisterium equitum deponendi causam praebuit

Adiciendum his quod P Licinio pontifici maximo uirgo Vestalis, quia quadam nocte parum diligens ignis aeterni custos fuisset, digna uisa est quae flagro admoneretur

Maximae uero uirginis Aemiliae discipulam extincto igne tutam ab omni reprehensione Vestae numen praestitit

qua adorante, cum carbasum, quem optimum habebat, foculo inposuisset, subito ignis emicuit
[5] Invece la caduta dalla testa del berretto sacerdotale costò a Quinto Sulpicio il medesimo sacerdozio, e l'udir lo stridio di un topo di campagna diede motivo a Fabio Massimo per deporre Ia dittatura e a Caio Flaminio per cedere il comando supremo della cavalleria

[6] Bisogna a questi esempi aggiungere che una vergine Vestale, colpevole di aver una notte custodito con poca diligenza il fuoco eterno, parve degna al pontefice massimo Publio Licinio di essere bollata a fuoco

[7] D'altro canto la dea Vesta fece intendere che considerava immune dalla colpa di aver fatto spegnere il fuoco sacro un'aiutante di Emilia, la più anziana delle Vestali

Essa, prosternandosi in adorazione davanti alla dea, gettò sul focolare la più bella veste di lino che aveva e subito la fiamma divampò
Non mirum igitur, si pro eo imperio augendo custodiendoque pertinax deorum indulgentia semper excubuit, quo tam scrupulosa cura paruula quoque momenta religionis examinari uidentur, quia numquam remotos ab exactissimo cultu caerimoniarum oculos habuisse nostra ciuitas existimanda est

in qua cum M Marcellus quintum consulatum gerens templum Honori et Virtuti Clastidio prius, deinde Syracusis potitus nuncupatis debitum uotis consecrare uellet, a collegio pontificum inpeditus est, negante unam cellam duobus diis recte dicari: futurum enim, si quid prodigii in ea accidisset, ne dinosceretur utri rem diuinam fieri oporteret, nec duobus nisi certis diis una sacrificari solere
[8] Non c'è, dunque, da meravigliarsi se la benevolenza divina ha costantemente vegliato sull'accrescimento e nella protezione di quell'impero, che con tanto scrupolo sembra esaminare dettagli anche poco importanti e particolari del culto, perché é da credere che noi Romani non ci siamo mai distolti da uri osservanza impeccabile della liturgia

Marco Marcello, console per la quinta volta, impadronitosi prima di Carteggio e poi di Siracusa, avrebbe voluto consacrare in Roma agli dei Onore e Virtù un tempio, che loro doveva per solenne voto; ma ne fu impedito dal collegio dei pontefici, il quale sostenne che non si poteva ragionevolmente dedicare una sola cappella a due divinità: poteva darsi, infatti, che, se vi si fosse verificato qualche prodigio, non fosse poi chiaro in onore di quale delle due divinità si dovesse celebrare l'ufficio religioso, e d'altro canto la consuetudine comportava che non si sacrificasse contemporaneamente a due dei non precisati
ea pontificum admonitione effectum est ut Marcellus separatis aedibus Honoris ac Virtutis simulacra statueret, neque aut collegio pontificum auctoritas amplissimi uiri aut Marcello adiectio inpensae inpedimento fuit quo minus religionibus suus tenor suaque obseruatio redderetur

Obruitur tot et tam inlustribus consularibus L Furius Bibaculus exemplique locum uix post Marcellum inuenit, sed pii simul ac religiosi animi laude fraudandus non est

qui praetor a patre suo collegii Saliorum magistro iussus sex lictoribus praecedentibus arma ancilia tulit, quamuis uacationem huius officii honoris beneficio haberet: omnia namque post religionem ponenda semper nostra ciuitas duxit, etiam in quibus summae maiestatis conspici decus uoluit
Risultato dell'avvertimento del pontefici fu che Marcello fece collocare in tempietti separati le statue di Onore e di Virtù: né il prestigio dell'autorevolissimo personaggio impedì al collegio dei pontefici o l'aumento della spesa a Marcello che i principi religiosi fossero rispettati e si rendesse loro il dovuto ossequi

Pur coperto di fama e di gloria per tanti consolati, Lucio Furie Bibaculo trova appena posto, per esser citato come esempio, dopo Marcello; e tuttavia non dev'essere defraudato della buona reputazione di uomo pio e praticante

Egli era pretore quando, per ordine di suo padre che dirigeva il collegio dei Salii, sfilò preceduto da sei littori portando i sacri arredi, anche se in considerazione della carica egli era esentato da tale incombenza: in realtà noi abbiamo sempre ritenuto che ogni cosa debba posponi alla pietà religiosa, anche da parte di persone, delle quali si sarebbe voluto far notare pubblicamente il decoro derivante dalla più alta dignità
quapropter non dubitauerunt sacris imperia seruire, ita se humanarum rerum futura regimen existimantia, si diuinae potentiae bene atque constanter fuissent famulata

Quod animi iudicium in priuatorum quoque pectoribus uersatum est: urbe enim a Gallis capta, cum flamen Quirinalis uirginesque Vestales sacra onere partito ferrent, easque pontem sublicium transgressas et cliuum, qui ducit ad Ianiculum, ascendere incipientes L Albanius plaustro coniugem et liberos uehens aspexisset, propior publicae religioni quam priuatae caritati suis ut plaustro descenderent inperauit atque in id uirgines et sacra inposita omisso coepto itinere Caere oppidum peruexit, ubi cum summa ueneratione recepta
Per questo le autorità in carica non e, tarano a mettersi a disposizione per i riti sacri, stimando che avrebbero avuto il governo del mondo, se avessero servito bene e costantemente il potere degli dèì

Tale intendimento fu nutrito anche dai privati: ad esempio, quando Roma fu presa dai Galli, mentre il flamine di Quirino e le vergini Vestali, diviso il carico, si portavano dietro gli oggetti sacri, Lucio Albano, che stava trasportando su un carro moglie e figli, li vide che stavano già oltrepassando il ponte Sublicio e cominciavano a salire per l'erta che conti, al Granicolo; allora, premuroso più della pubblica religione che dell'affetto familiare, fece scendere i suoi cari e, fatte salire le vergini e caricati i sacri arredi, interruppe il viaggio iniziato e prosegul fino a Cere, che li accolse con gran devozione
grata memoria ad hoc usque tempus hospitalem humanitatem testatur: inde enim institutum est sacra caerimonias uocari, quia Caeretani ea infracto rei publicae statu perinde ac florente sancte coluerunt

quorum agreste illud et sordidius plaustrum tempestiue capax cuiuslibet fulgentissimi triumphalis currus uel aequauerit gloriam uel antecesserit

Eadem rei publicae tempestate C Fabius Dorsuo memorabile exemplum seruatae religionis dedit: namque Gallis Capitolium obsidentibus, ne statum Fabiae gentis sacrificium interrumperetur, gabino ritu cinctus, manibus umerisque sacra gerens per medias hostium stationes in Quirinalem collem peruenit

ubi omnibus sollemni more peractis in Capitolium propter diuinam uenerationem uictricium armorum perinde ac uictor rediit
Un gradito ricordo testimonia ancor oggi tale gesto così pio ed ospitale: da allora, infatti, i riti sacri cominciarono a chiamarsi cerimonie, perché gli abitanti di Cere onorarono con religiosa pietà vergini e arredi, quando le condizioni della repubblica erano disastrose, come se invece tutto andasse per il meglio

Anche quel loro carro, agreste e del tutto spregevole, fattosi allora opportunamente capace, può, se non superare, eguagliare almeno la gloria di qualsiasi splendido cocchio trionfale

Nello stesso pericoloso frangente della repubblica Caio Fabio Dorsuone diede un memorabile esempio di osservanza religiosa: mentre i Galli assediavano il Campidoglio, al fine di non permettere che fosse interrotto il sacrificio fissato dalla famiglia Fabia, succinta la toga alla maniera gabina, portando con le mani e sulle spalle gli arredi sacri, giunse attraverso i picchetti armati dei nemici al Quirinale

Compiuti ivi solennemente i riti, se ne tornò in Campidoglio come un vincitore, tra il rispetto quasi divino delle armi vincitrici
Magna conseruandae religionis etiam P Cornelio Baebio Tamphilo consulibus apud maiores nostros acta cura est

si quidem in agro L Petili scribae sub Ianiculo cultoribus terram altius uersantibus, duabus arcis lapideis repertis, quarum in altera scriptura indicabat corpus Numae Pompili fuisse, in altera libri reconditi erant Latini septem de iure pontificum totidemque Graeci de disciplina sapientiae, Latinos magna diligentia adseruandos curauerunt, Graecos, quia aliqua ex parte ad soluendam religionem pertinere existimabantur, Q Petilius praetor urbanus ex auctoritate senatus per uictimarios facto igni in conspectu populi cremauit: noluerunt enim prisci uiri quidquam in hac adseruari ciuitate, quo animi hominum a deorum cultu auocarentur
Gran cura nell'osservare la tradizione religiosa si ebbe pure al tempo dei nostri antenati, quand'erano consoli Publio Cornelio e Bebio Tamfilo

Certi contadini, mentre scavavano in profondità il suolo sotto il Gianicolo, nel fondo dello scriba Lucio Petilio, trovarono due arche di pietra, delle quali una portava un'iscrizione attestante esservi stato sepolto Numa Pompilio e l'altra conservava sette libri di Diritto pontificale e altrettanti di precetti filosofici greci; allora si provvide subito con molta diligenza alla conservazione dei testi latini, mentre gli altri, siccome sembrava potessero in qualche misura contribuire ad attenuare il fervore religioso, furono fatti pubblicamente bruciare dal pretore urbano Quinto Petilio, che esegui, tramite gli addetti ai sacrifici, quest'ordine del senato: quei prischi cittadini non vollero in sostanza, che si conservasse in Roma alcun oggetto che potesse distogliere l'animo umano dal culto degli dèi
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