Umberto Saba, vita e opere: riassunto

Umberto Saba, vita e opere: riassunto

Umberto Saba nasce nel 1883, a Trieste, e muore nel 1956

"Saba" è uno pseudonimo che l'autore nel 1911 adottò in onore della sua balia, "la peppa", che si chiamava "Sabaz", ma anche per omaggiare la madre ebrea (in ebraico "Saba" vuol dire "pane"): il suo vero nome, infatti, era Umberto Poli. Il padre era ariano e dal punto di vista del carattere era un tipo spensierato e gaudente; la madre, invece, era ebrea ed aveva avuto un'educazione molto severa, rispecchiata nel suo comportamento. Il padre abbandonò la compagna ancora prima della nascita di Umberto Saba, che nato, visse per tre anni affidato alla balia Sabaz. Questi saranno per Umberto Saba tre anni felici e spensierati. Il periodo successivo sarà completamente diverse, caratterizzato dall'educazione repressiva della madre.

La mancanza del padre, la severità eccessiva della madre ed il trauma per la separazione dalla nutrice a cui era molto legato, lasciarono profondi segni nella personalità di Umberto Saba: a vent'anni tutto questo sfocia in una nevrosi, che l'autore curerà per tutta la vita, ma da cui non uscirà mai in modo definitivo.

Umberto Saba fece il mozzo e quando ci fu la Prima guerra mondiale si arruolò come volontario. Finita la guerra, egli torna a Trieste dove apre e gestisce una libreria antiquaria. Nel 1920 esce la prima edizione delle sue poesie, intitolata "Canzoniere". Nel 1929, inizia una vera e propria terapia psicanalitica con il dottor Weiss, che aveva tradotto le opere di Freud ed era il cognato di Svevo. D'altra parte, egli cominciò la terapia ormai in età avanzata e la malattia si era già radicata. L'accostamento alla psicanalisi fornì, comunque, a Umberto Saba una conferma ad una convinzione che egli già aveva: l'intuizione dell'importanza delle esperienze infantili nella formazione del carattere di ogni persona.

Oltretutto, la psicanalisi, come per Svevo, pare anche a Umberto Saba lo strumento migliore per comprendere l'uomo, la realtà e la storia. Freud, dunque, assieme a Nietzsche, diventa maestro di vita per Umberto Saba.

Iniziata, poi, in Italia la persecuzione razziale, egli si trasferisce a Firenze, nascosto dagli amici, tra cui vi è anche il poeta Montale. Rimasto nel nascondimento fino alla liberazione, dopo la guerra Umberto Saba alterna momenti felici, dovuti ai riconoscimenti pubblici per i meriti poetici, a momenti di depressione causati dalla malattia. Malgrado si fosse sposato ed avesse trovato nella moglie una figura fondamentale, di fronte alla malattia tutto questo non fu sufficiente. Nel 1953, ricevette all'università di Roma una laurea onoris causa per la letteratura: in effetti, egli era diventato poeta come autodidatta. Tre anni dopo, nel 1956, muore la moglie e soli pochi mesi dopo morirà egli stesso.

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Quella di Umberto Saba non è una biografia ricca di avvenimenti esteriori: la sua vita trascorse nell'isolamento a Trieste, un isolamento che non lo portò a contatto con i grandi avvenimenti culturali delle grandi città. Oltretutto, la sua è una poesia da autodidatta, di uno che si è formato da solo: egli non entrò mai a contatto con quel laboratorio sperimentali stico della letteratura contemporanea, con le varie riviste di questi anni. Questo, da una parte, rappresentò un limite per l'autore, ma dall'altra fece della sua poesia un'opera originale, generata dalle idee del solo Umberto Saba.

 

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