Terenzio, Phormio: Actus I, 51-153

Terenzio, Phormio: Actus I, 51-153

Latino: dall'autore Terenzio, opera Phormio parte Actus I, 51-153

Geta Davos GETA Siquis me quaeret rufu'



DAVOS praestost, desine

GETA oh at ego obviam conabar tibi, Dave

DAVOS accipe, em: lectumst; conveniet numeru' quantum debui

GETA amo te et non neglexisse habeo gratiam

DAVOS praesertim ut nunc sunt mores: adeo res redit: [55] siquis quid reddit magna habendast gratia

sed quid tu es tristis

GETA egone

nescis quo in metu et quanto in periclo simu'

DAVOS quid istuc est

GETA scies, modo ut tacere possis

DAVOS abi sis, insciens: quoius tu fidem in pecunia perspexeris, [60] verere verba ei credere, ubi quid mihi lucrist te fallere

GETA ergo ausculta

DAVOS hanc operam tibi dico

GETA seni' nostri, Dave, fratrem maiorem Chremem nostin

DAVOS quidni

GETA quid

eiu' gnatum Phaedriam

DAVOS tam quam te
GETA DAVO GETA (sulla porta di casa, rivolto all'interno) Se chiedesse di me uno coi capelli rossi



DAVO Son qua, piantala

GETA Oh, stavo appunto cercando te, Davo

DAVO Ecco, prendi (gli dà il denaro): li ho messi insieme; controlla che la somma corrisponda

GETA Sei un amico e ti ringrazio di non essertene dimenticato

DAVO Specialmente coi tempi che corrono; adesso si fa così: [55] se uno ti restituisce il dovuto, bisogna ringraziarlo mille volte

Ma perché sei scuro in volto

GETA Io

Non sai che brutto rischio stiamo correndo

DAVO Di che si tratta

GETA Te lo dirò, purché tu sappia tenerlo per te

DAVO Dai, non far lo stupido: hai paura a confidarmi un segreto quando hai sperimentato la mia lealtà in fatto di [60] denari

E poi cosa ci guadagnerei a tradirti

GETA Ascolta, dunque

DAVO Sono tutt'orecchi

GETA Conosci Cremete, il fratello maggiore del mio vecchio padrone

DAVO Come no

GETA E suo figlio, Fedria

DAVO Lo conosco bene quanto te
GETA evenit senibus ambobus simul [65] iter illi in Lemnum ut esset, nostro in Ciliciam ad hospitem antiquom

is senem per epistulas pellexit modo non montis auri pollicens

DAVOS quoi tanta erat res et supererat

GETA desinas: sic est ingenium

DAVOS oh regem me esse oportuit

[70] GETA abeuntes ambo hic tum senes me filiis relinquont quasi magistrum

DAVOS o Geta, provinciam cepisti duram

GETA mi usu venit, hoc scio: memini relinqui me deo irato meo

coepi advorsari primo: quid verbis opust

[75] seni fideli' dum sum scapulas perdidi

DAVOS venere in mentem mi istaec: "namque inscitiast advorsu' stimulum calces

" GETA coepi is omnia facere, obsequi quae vellent

DAVOS scisti uti foro
[65] GETA È successo che i due vecchi siano partiti contemporaneamente, quello per Lemno, il mio padrone per la Cilicia, da un amico di vecchia data

Costui ha allettato il vecchio scrivendogli e promettendogli un monte di soldi

DAVO A lui che non sa più dove metterli, i soldi

GETA Basta: è fatto così

DAVO Ah, avrei dovuto nascere re

[70] GETA Andandosene, tutti e due i vecchi mi affidano i figli, come se fossi il loro pedagogo

DAVO Povero Geta, ti è toccata una brutta rogna

GETA Lo so, proprio quello che mi ci voleva: penso che il mio nume tutelare ce l'abbia con me e mi abbia abbandonato

Dapprima ho cercato di tener duro: ma, c'è forse bisogno di dirlo

Per mantenere la parola data [75] al vecchio, ci sto rimettendo la schiena

DAVO M'hai fatto venire in mente un proverbio: «È stupido prendere a calci un pungolo»

GETA Ho cominciato ad assecondarli, facendo tutto quel che volevano

DAVO Hai imparato a vivere
GETA noster mali nil quicquam primo; hic Phaedria [80] continuo quandam nactus est puellulam citharistriam, hanc ardere coepit perdite

ea serviebat lenoni inpurissimo, neque quod daretur quicquam; id curarant patres

restabat aliud nil nisi oculos pascere, [85] sectari, in ludum ducere et redducere

nos otiosi operam dabamus Phaedriae

in quo haec discebat ludo, exadvorsum ilico tonstrina erat quaedam: hic solebamus fere plerumque eam opperiri dum inde iret domum

[90] interea dum sedemus illi, intervenit adulescens quidam lacrumans

nos mirarier: rogamu' quid sit

"numquam aeque" inquit "ac modo paupertas mihi onu' visumst et miserum et grave

modo quandam vidi virginem hic viciniae [95] miseram suam matrem lamentari mortuam
GETA Il padroncino dapprima non ha combinato nessun [80] guaio; Fedria invece ha subito trovato una ragazzetta che suonava la cetra, e se n'è innamorato pazzamente

Quella era al servizio di uno sporco ruffiano e non c'era un soldo da dargli; i vecchi c'erano stati ben attenti

Non restava altro da fare che riempirsene gli [85] occhi, seguirla, accompagnarla a scuola di musica e riaccompagnarla

E io a perder tempo a stare dietro a Fedria

Proprio di fronte alla scuola della ragazza c'era la bottega di un barbiere: l'aspettavamo quasi sempre lì, finché tornava a casa

Un giorno mentre stavamo [90] seduti, arriva un giovane in lacrime

Noi restiamo a bocca aperta: gli chiediamo cos'è accaduto

«La povertà non mi è mai sembrata un peso così spiacevole e gravoso come adesso», risponde, «ho appena visto una povera ragazza del vicinato che piangeva la morte della madre

[95] Lei era proprio davanti al cadavere e, a parte una vecchietta, non c'era nessuno a farle coraggio, a darle una mano per il funerale, né un conoscente, né un vicino
ea sita erat exadvorsum neque illi benivolus neque notu' neque vicinus extra unam aniculam quisquam aderat qui adiutaret funu': miseritumst

virgo ipsa facie egregia

" quid verbis opust

[100] commorat omnis nos

ibi continuo Antipho "voltisne eamu' visere

" alius "censeo: eamu': duc nos sodes

" imus venimus videmu'

virgo pulchra, et quo mage diceres, nil aderat adiumenti ad pulchritudinem: [105] capillu' passu', nudu' pes, ipsa horrida, lacrumae, vestitu' turpis: ut, ni vis boni in ipsa inesset forma, haec formam exstinguerent

ill' qui illam amabat fidicinam tantummodo "satis" inquit "scitast"; noster vero



DAVOS iam scio: [110] amare coepit

GETA scin quam

quo evadat vide

postridie ad anum recta pergit: obsecrat ut sibi eiu' faciat copiam
Mi ha fatto pena

La ragazza poi è molto bella»

C'è bisogno di dirlo

Aveva commosso tutti [100] quanti

Allora Antifone propone subito: «Andiamo a farle visita»

E un altro: «Sì, andiamo»

(al ragazzo) «Guidaci tu, coraggio»

Andiamo, arriviamo, la vediamo: la ragazza era bella e, va sottolineato, senza che nulla ne valorizzasse la bellezza: i capelli sciolti, [105] i piedi nudi, lei stessa trascurata, piangente, mal vestita; insomma, se non fosse stata tanto bella, tutto questo avrebbe cancellato la sua bellezza; Fedria, che amava solo la sua flautista, osservò: «Davvero carina»

Antifone invece



[110] DAVO Ho bell'è capito: se n'è innamorato

GETA Ma non sai quanto

Attento a come va a finire

Il giorno dopo va dritto dritto dalla vecchia e la scongiura di mettergli a disposizione la ragazza
illa enim se negat neque eum aequom facere ait: illam civem esse Atticam, bonam bonis prognatam: si uxorem velit, [115] lege id licere facere: sin aliter, negat

noster quid ageret nescire: et illam ducere cupiebat et metuebat absentem patrem

DAVOS non, si redisset, ei pater veniam daret

GETA ille indotatam virginem atque ignobilem [120] daret illi

numquam faceret

DAVOS quid fit denique

GETA quid fiat

est parasitu' quidam Phormio, homo confidens: qui illum di omnes perduint

DAVOS quid is fecit

GETA hoc consilium quod dicam dedit: "lex est ut orbae, qui sint genere proxumi, [125] is nubant, et illos ducere eadem haec lex iubet
Quella si rifiuta e gli risponde che non sta comportandosi bene; la ragazza è onesta, è cittadina ateniese, di buona famiglia; se la vuole in moglie, può sposarla secondo le leggi, [115] altrimenti niente; il nostro non sa più che fare

Avrebbe voluto sposarla, ma aveva paura del padre assente

DAVO Perché, suo padre, una volta tornato, gli avrebbe forse negato il consenso

[120] GETA Lui dargli in sposa una ragazza senza dote e di modesti natali

Non avrebbe mai acconsentito

DAVO Insomma, come va a finire

GETA Come va a finire

C'è un parassita, un tal Formione, una faccia da schiaffi, che gli dèi lo stramaledicano

DAVO Cos'ha fatto

GETA Gli ha dato questo suggerimento, sta' a sentire: «Esiste una legge», gli dice, «che prescrive che un'orfana [125] sposi un suo parente prossimo e costui è obbligato a sposarla
ego te cognatum dicam et tibi scribam dicam; paternum amicum me adsimulabo virginis: ad iudices veniemu': qui fuerit pater, quae mater, qui cognata tibi sit, omnia haec [130] confingam, quod erit mihi bonum atque commodum; quom tu horum nil refelles vincam scilicet: pater aderit: mihi paratae lites: quid mea

illa quidem nostra erit

" DAVOS iocularem audaciam

GETA persuasit homini: factumst: ventumst: vincimur: [135] duxit

DAVOS quid narras

GETA hoc quod audis

DAVOS o Geta, quid te futurumst

GETA nescio hercle; unum hoc scio, quod fors feret feremus aequo animo

DAVOS placet: em istuc virist officium

GETA in me omni' spes mihist

DAVOS laudo

GETA ad precatorem adeam credo qui mihi [140] sic oret: "nunc amitte quaeso hunc; ceterum posthac si quicquam, nil precor
Io dirò che tu sei suo parente e ti intenterò causa; fingerò di essere un amico del padre della ragazza: verremo in tribunale, racconterò chi era il padre, chi la madre, come ti sia parente, insomma tutto [130] quel che mi verrà a fagiolo; siccome tu non confuterai nessuna di queste affermazioni, naturalmente vincerò; tornerà tuo padre: m'intenterà un processo, che m'importa

La ragazza comunque sarà nostra»

DAVO Ci vuole un bel fegato

GETA Ha convinto il suo uomo; gli ha intentato causa: siamo andati in tribunale: abbiamo perso; [135] l'ha sposata

DAVO Ma cosa mi dici

GETA Quello che stai ascoltando

DAVO Geta, Geta, che ne sarà di te

GETA Non lo so, accidenti; una sola cosa so: sopporterò di buon animo quel che la sorte mi riserverà

DAVO Bene, questo è comportarsi da uomini

GETA Ogni mia speranza è riposta in me stesso

DAVO Bravo

[140] GETA Potrei anche andare da un intercessore, che ci mettesse una parola buona: «Ora non lo punire te ne prego
" tantummodo non addit: "ubi ego hinc abiero, vel occidito

" DAVOS quid paedagogus ille qui citharistriam, quid rei gerit

GETA sic, tenuiter

DAVOS non multum habet [145] quod det fortasse

GETA immo nil nisi spem meram

DAVOS pater eius rediit an non

GETA nondum

DAVOS quid

senem quoad exspectati' vostrum

GETA non certum scio, sed epistulam ab eo adlatam esse audivi modo et ad portitores esse delatam: hanc petam

[150] DAVOS numquid, Geta, aliud me vis

GETA ut bene sit tibi

puer, heus

nemon hoc prodit

cape, da hoc Dorcio

Però se in seguito si renderà ancora colpevole, non intercederò più»

Purché non aggiunga: «Quando me ne saro andato, uccidilo pure»

DAVO E che mi dici di quello che fa l'insegnante della suonatrice, come si comporta

[145] GETA Così, passabilmente

DAVO Forse non ha molto da darle

GETA Anzi, praticamente nulla, se non pure speranze

DAVO Ma suo padre è tornato o no

GETA Non ancora

DAVO E, senti, il vostro vecchio per quando lo aspettate

GETA Di sicuro non so, ma ho sentito che è arrivata adesso una sua lettera, che hanno portato alla dogana: andrò a ritirarla

[150] DAVO Hai ancora bisogno di me, Geta

GETA No, no

Statti bene

(rivolgendosi a quelli di casa) Ehilà, ragazzo

Non viene fuori nessuno

(arriva uno schiavetto e Geta gli consegna la borsa coi denari che ha ricevuto da Davo) Prendi, dalla a Dorcio
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