Tema sulla pena di morte e Beccaria

Tema sulla pena di morte e Beccaria

La pena di morte è crudele e inutile. Essa non è un diritto, ma una guerra della nazione con un cittadino

E’ in questo modo  che Beccaria apre il XXVIII capitolo dell’opera Dei delitti e delle pene. Per dimostrare la sua affermazione, come lo stesso Sergio Romagnoli scrive, Beccaria parte utilizzando un tipico argomento contrattualistico: la sovranità dello Stato deriva dal contratto, con il quale gli uomini hanno deciso di rinunciare a parte dei propri poteri per garantirsi l’esercizio dei fondamentali diritti naturali: la vita, la sicurezza, la libertà. Ciò implica che lo Stato non può esercitare il diritto di togliere la vita, perché nessun individuo può rinunciare a questo diritto fondamentale.
In secondo luogo, Beccaria intende dimostrare che nella convivenza civile, la pena di morte non è necessaria, né in grado di distogliere gli altri dal commettere delitti. Si intravede anche il motivo utilitaristico: egli spiega che se ciò che deve guidare il sistema giudiziario è il principio dell’utilità sociale, ovvero l’obiettivo della massima felicità possibile per il maggior numero di cittadini, allora la pena non è più una vendetta, ma uno strumento che va usato con grande equilibrio. Però, il tutto viene amalgamato dal concetto del giusnaturalismo. Bisogna considerare, che la ragione appartiene per natura all’uomo che, al di là delle distorsioni introdotte dall’ingiustizia, è un essere  razionale.
Ciò significa, che tutti gli uomini, almeno per questo aspetto fondamentale, sono uguali, hanno gli stessi diritti e devono avere la stessa facoltà di esercitarli. Tale convincimento ha condotto gli illuministi a prospettare forme di costituzione in cui venissero garantiti i diritti naturali di cui ogni individuo, in quanto uomo, è portatore.
Così, Beccaria, non fa altro che riproporre questa tematica, considerando tutti gli uomini non solo uguali, ma anche aventi gli stessi diritti. Quindi perché qualcuno dovrebbe innalzarsi rispetto agli altri e decidere di ucciderlo? Potrebbe fare anche il sottoposto lo stesso, per l’unicità di diritti.
Quindi se ci fosse mai un tale diritto si potrebbe applicare su tutti gli uomini e di conseguenza creare una catena. E chi è mai colui che abbia voluto lasciare ad altri uomini l’arbitrio di ucciderlo? Inoltre, a difesa di questo diritto naturale, Beccaria spiega che se è vietato il suicidio, come può essere legittimato l’omicidio tramite la pena di morte? A supporto di questa tesi, sono anche termini come innocente riferito al carnefice, il quale assolve solo un obbligo impostogli dal potere, ed è innocente, perché viene assimilato al condannato, in quanto simile per diritti; lo stesso vale per umani sacrifici, riferiti proprio a queste morti inutili.

 

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