Quando la Cina ha cominciato ad aprirsi al mondo e a inviare studenti negli Stati Uniti tra gli anni novanta e i duemila, ormai l'industria tecnologica americana era cambiata. Le società in ascesa come Microsoft, Amazon e Google si occupavano di software. Una volta tornata a casa, quella generazione di laureati cinesi, invece di gettare le basi di un'industria dell'hardware, ha sfruttato ciò che aveva imparato per fondare aziende che forniscono servizi vari attraverso internet. Invece di costruire i nuovi colossi del mondo materiale, i nuovi imprenditori cinesi hanno fondato i giganti del commercio al dettaglio come Alibaba, Tencent (proprietaria di WeChat) e ByteDance (proprietaria di TikTok).
Nella produzione di acciaio e cemento, nel manifatturiero e nella distribuzione, e persino nei social media, la Cina è riuscita a mettersi al passo e in alcuni casi persino a superare il resto del mondo, ma non nel campo dei semiconduttori. Se per un certo periodo le fabbriche cinesi hanno avuto un ruolo di primo piano nella lavorazione di chip di silicio meno complessi e di minor valore, pur con la quantità di soldi e fatica spesi, arrancano ancora di fronte ai design più avanzati.
A separare Taiwan dalla Cina è ben più di uno stretto: è un abisso di tecnologia. E questo non fa che intensificare le tensioni in quell'area.











