Tacito, Dialogus de oratoribus: 11-20

Tacito, Dialogus de oratoribus: 11-20

Cultura

Latino: dall'autore Tacito, opera Dialogus de oratoribus parte 11-20

[11] Quae cum dixisset Aper acrius, ut solebat, et intento ore, remissus et subridens Maternus 'parantem' inquit 'me non minus diu accusare oratores quam Aper laudaverat (fore enim arbitrabar ut a laudatione eorum digressus detrectaret poetas atque carminum studium prosterneret) arte quadam mitigavit, concedendo iis, qui causas agere non possent, ut versus facerent [11] Apro aveva parlato con tono piuttosto acceso, secondo il suo solito, e serio in volto; calmo e sorridente Materno rispose: 'Mi preparavo ad accusare gli oratori non meno a lungo di quanto Apro li avesse esaltati, perché mi aspettavo che dal loro elogio passasse a denigrare i poeti e a svilire la passione per la poesia; ma ha, non senza abilità, smorzato il mio slancio, concedendo a quelli che non sanno trattare le cause il diritto di comporre versi
Ego autem sicut in causis agendis efficere aliquid et eniti fortasse possum, ita recitatione tragoediarum et ingredi famam auspicatus sum, cum quidem [imperante] Nerone inprobam et studiorum quoque sacra profanantem Vatinii potentiam fregi, [et] hodie si quid in nobis notitiae ac nominis est, magis arbitror carminum quam orationum gloria partum Ora io, se sono forse in grado di ottenere dei risultati, sia pure non senza sforzo, nella trattazione delle cause, d'altra parte ho iniziato ad acquistare fama nella recitazione di tragedie, quando nel Nerone ho stroncato la potenza di Vatinio, scandalosa e capace di profanare anche la santità delle lettere; e se oggi ho un certo nome e godo di notorietà, penso di averla conseguita più con la gloria delle poesie che con i miei discorsi
ac iam me deiungere a forensi labore constitui, nec comitatus istos et egressus aut frequentiam salutantium concupisco, non magis quam aera et imagines, quae etiam me nolente in domum meam inruperunt Così ho ormai deciso di sottrarmi al giogo delle fatiche forensi: questo seguito di persone quando esco e la folla di chi viene a porgermi omaggio non hanno su di me un fascino maggiore dei bronzi e dei ritratti che, contro la mia volontà, mi hanno invaso la casa
Nam statum cuiusque ac securitatem melius innocentia tuetur quam eloquentia, nec vereor ne mihi umquam verba in senatu nisi pro alterius discrimine facienda sint Infatti l'innocenza meglio dell'eloquenza è in grado di proteggere una persona nella condizione in cui si trova e di garantire la sicurezza di ciascuno, e spero di non dover mai prendere la parola in senato, se non per difendere altri dal pericolo che li minaccia
[12] Nemora vero et luci et secretum ipsum, quod Aper increpabat, tantam mihi adferunt voluptatem, ut inter praecipuos carminum fructus numerem, quod non in strepitu nec sedente ante ostium litigatore nec inter sordes ac lacrimas reorum componuntur, sed secedit animus in loca pura atque innocentia fruiturque sedibus sacris [12] Le selve e i boschi e la vita appartata, che Apro denigrava, mi arrecano una gioia così grande, che annovero tra i principali vantaggi della poesia il fatto che non la si può comporre in mezzo al fracasso né dei clienti seduti in nostra attesa di fronte alla porta, né tra gli accusati miseramente vestiti e in lacrime; no, l'animo si ritrae in luoghi puri e innocenti e gusta la gioia di una sacra dimora; questa è stata la culla della parola, questo il suo sacrario
Haec eloquentiae primordia, haec penetralia; hoc primum habitu cultuque commoda mortalibus in illa casta et nullis contacta vitiis pectora influxit: sic oracula loquebantur In questa forma e in queste condizioni per la prima volta la parola è entrata, per il bene dei mortali, in quei petti casti e incontaminati dai vizi; così parlavano gli oracoli
Nam lucrosae huius et sanguinantis eloquentiae usus recens et ex malis moribus natus, atque, ut tu dicebas, Aper, in locum teli repertus Perché la pratica di questa nostra eloquenza, tesa al guadagno grondante di sangue, è un fatto recente, nato da cattivi costumi; come tu hai detto, Apro, è stata inventata come arma di offesa
Ceterum felix illud et, ut more nostro loquar, aureum saeculum, et oratorum et criminum inops, poetis et vatibus abundabat, qui bene facta canerent, non qui male admissa defenderent Invece quella felice e, per usare il nostro linguaggio, aurea età, povera di oratori e di accuse, contava poeti e vati in abbondanza, per cantare le belle azioni invece che per tutelare i misfatti
Nec ullis aut gloria maior aut augustior honor, primum apud deos, quorum proferre responsa et interesse epulis ferebantur, deinde apud illos dis genitos sacrosque reges, inter quos neminem causidicum, sed Orphea ac Linum ac, si introspicere altius velis, ipsum Apollinem accepimus A nessuno toccava una gloria maggiore o un prestigio più solenne, anzitutto presso gli dèi, dei quali si credeva che proferissero i responsi e che fossero presenti come ospiti ai loro banchetti, e poi presso i re di origine divina e come tali sacri, in compagnia dei quali non ci risulta che ci sia stato alcun causidico, bensì Orfeo e Lino o, se vogliamo guardare più addietro, lo stesso Apollo
vel si haec fabulosa nimis et composita videntur, illud certe mihi concedes, Aper, non minorem honorem Homero quam Demostheni apud posteros, nec angustioribus terminis famam Euripidis aut Sophoclis quam Lysiae aut Hyperidis includi Ma se ciò ti sembra troppo una leggenda costruita, questo almeno mi concederai, Apro, che presso i posteri non si rende a Omero un onore minore che a Demostene, e che la fama di Euripide e di Sofocle non è confinata in limiti più angusti di quella di Lisia e di Iperide