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Tacito, Annales: Libro 04, 25-50

Tacito, Annales: Libro 04, 25-50

Latino: dall'autore Tacito, opera Annales parte Libro 04, 25-50

[25] Nec multo post adfertur Numidas apud castellum semirutum, ab ipsis quondam incensum, cui nomen Auzea, positis mapalibus consedisse, fisos loco quia vastis circum saltibus claudebatur

tum expeditae cohortes alaeque quam in partem ducerentur ignarae cito agmine rapiuntur

simulque coeptus dies et concentu tubarum ac truci clamore aderant semisomnos in barbaros, pracpeditis Numidarum equis aut diversos pastus pererrantibus

ab Romanis confertus pedes, dispositae turmae, cuncta proelio provisa: hostibus contra omnium nesciis non arma, non ordo, non consilium, sed pecorum modo trahi occidi capi

infensus miles memoria laborum et adversum eludentis optatae totiens pugnae se quisque ultione et sanguine explebant

differtur per manipulos, Tacfarinatem omnes notum tot proeliis consectentur: non nisi duce interfecto requiem belli fore
25 Di lì a poco giunge la notizia che i Numidi si erano attendati presso una fortezza diroccata e da loro stessi incendiata in passato, di nome Auzea, fidando sulla natura del luogo, cinto da vaste zone boscose

Vengono rapidamente inviate coorti leggere e reparti di cavalleria, ignari della destinazione

Spuntava il giorno quando, tra squilli di tromba e grida d'assalto, furono addosso ai Numidi mezzo assonnati, mentre i loro cavalli erano ancora legati o sparsi al pascolo

Dalla parte dei Romani stavano i fanti in ranghi serrati e gli squadroni spiegati, insomma tutto era preordinato allo scontro; i nemici, invece, sorpresi, senza armi, in disordine e privi di un piano, furono travolti, massacrati, presi, come bestie

I soldati romani, esasperati dal ricordo delle fatiche, si saziavano di vendetta e di sangue su uomini che avevano eluso lo scontro tanto atteso

Di manipolo in manipolo, passa l'ordine, per tutti, di dare la caccia a Tacfarinate, ben noto dopo tanti scontri: la guerra sarebbe cessata solo con la morte del capo
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at ille deiectis circum stipatoribus vinctoque iam filio et effusis undique Romanis ruendo in tela captivitatem haud inulta morte effugit; isque finis armis impositus

[26] Dolabellae petenti abnuit triumphalia Tiberius, Seiano tribuens, ne Blaesi avunculi eius laus obsolesceret

sed neque Blaesus ideo inlustrior et huic negatus honor gloriam intendit: quippe minore exercitu insignis captivos, caedem ducis bellique confecti famam deportarat

sequebantur et Garamantum legati, raro in urbe visi, quos Tacfarinate caeso perculsa gens set culpae nescia ad satis faciendum populo Romano miserat
Ma questi, vista la sua scorta abbattuta, il figlio già in catene e i Romani padroni ovunque del campo, si lanciò sui nemici, sfuggendo alla cattura con una morte non invendicata; così fu posto termine alla guerra

26 A Dolabella, che chiedeva le insegne trionfali, Tiberio oppose un rifiuto per compiacere a Seiano, perché non fosse oscurata la gloria di suo zio Bleso

Non per questo, però, Bleso divenne più illustre, mentre l'onore negato accrebbe la gloria di Dolabella: perché, pur con un esercito meno consistente, si era assicurato, oltre a prigionieri importanti e alla morte del capo, la fama di aver concluso la guerra

Lo seguiva anche una legazione di Garamanti - raro spettacolo per Roma - inviata da quella gente, impressionata per la morte di Tacfarinate e conscia dei propri torti, per dare soddisfazione al popolo romano
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cognitis dehinc Ptolemaei per id bellum studiis repetitus ex vetusto more honos missusque e senatoribus qui scipionem eburnum, togam pictam, antiqua patrum munera, daret regemque et socium atque amicum appellaret

[27] Eadem aestate mota per Italiam servilis belli semina fors oppressit

auctor tumultus T Curtisius, quondam praetoriae cohortis miles, primo coetibus clandestinis apud Brundisium et circumiecta oppida, mox positis propalam libellis ad libertatem vocabat agrestia per longinquos saltus et ferocia servitia, cum velut munere deum tres biremes adpulere ad usus commeantium illo mari

et erat isdem regionibus Cutius Lupus quaestor, cui provincia vetere ex more calles evenerant: is disposita classiariomm copia coeptantem cum maxime coniurationem disiecit
Accertato poi l'impegno di Tolomeo in quella guerra, si ripristinò per lui un onore d'altri tempi: un senatore fu appositamente inviato per consegnargli uno scettro d'avorio e una toga ricamata, come tradizionali doni del senato, e salutarlo col nome di re, di alleato e di amico

27 In quella stessa estate, solo il caso annientò i germi, già sparsi in Italia, di una guerra servile

Ad organizzare la rivolta fu Tito Curtisio, un tempo soldato di una coorte pretoria, il quale, dapprima con riunioni clandestine presso Brindisi e nei borghi circostanti, poi con pubblici proclami chiamava alla libertà gli schiavi impiegati nei campi e nei pascoli di quel vasto territorio, gente dura e decisa; ma, quasi per grazia degli dèi, approdarono tre biremi, impiegate a protezione del commercio su quel mare

Sempre in quelle regioni si trovava il questore Curzio Lupo, cui, secondo un antico costume, era toccata la giurisdizione sulle vie di comunicazione; costui, fatti intervenire quei reparti di marina, stroncò la sedizione proprio quando stava per scoppiare
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missusque a Caesare propere Staius tribunus cum valida manu ducem ipsum et proximos audacia in urbem traxit, lam trepidam ob multitudinem familiarum quae gliscebat immensum, minore in dies plebe ingenua

[28] Isdem consulibus miseriarum ac saevitiae exemplum atrox, reus pater, accusator filius (nomen utrique Vibius Serenus) in senatum inducti sunt

ab exilio retractus inluvieque ac squalore obsitus et tum catena vinctus pater oranti filio comparatur

adulescens multis munditiis, alacri vultu, structas principi insidias, missos in Galliam concitores belli index idem et testis dicebat, adnectebatque Caecilium Comutum praetorium ministravisse pecuniam; qui taedio curarum et quia periculum pro exitio habebatur mortem in se festinavit
E il tribuno Staio, inviato in tutta fretta da Cesare con effettivi consistenti, trascinò il capo e gli organizzatori più audaci a Roma, già allarmata per la massa degli schiavi in vistosa crescita, mentre la popolazione libera diminuiva di giorno in giorno

28 Nel corso dello stesso anno si ebbe un esempio ripugnante della bassezza e del cinismo dei tempi: un padre accusato, un figlio accusatore - Vibio Sereno il nome di entrambi - furono introdotti in senato

Il padre, ricondotto dall'esilio, sporco e cencioso, ancora avvinto in catene, venne messo a confronto col figlio, che sosteneva l'accusa

Il giovane, elegantissimo e disinvolto, parla delle trame del padre contro il principe, dell'invio di uomini in Gallia a sobillare la guerra, presentandosi insieme come denunziatore e testimone, e aggiungeva che l'ex pretore Cecilio Cornuto aveva finanziato l'operazione; questi, sopraffatto dall'angoscia, e perché il sospetto equivaleva a rovina, affrettò col suicidio la morte
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at contra reus nihil infracto animo obversus in filium quatere vincla, vocare ultores deos ut sibi quidem redderent exilium ubi procul tali more ageret, filium autem quandoque supplicia sequerentur

adseverabatque innocentem Cornutum et falso exterritum; idque facile intellectu si proderentur alii: non enim se caedem principis et res novas uno socio cogitasse

[29] Tum accusator Cn Lentulum et Seium Tuberonem nominat, magno pudore Caesaris, cum primores civitatis, intimi ipsius amici, Lentulus senectutis extremae, Tubero defecto corpore, tumultus hostilis et turbandae rei publicae accerserentur

sed hi quidem statim exempti: in patrem ex servis quaesitum et quaestio adversa accusatori fuit
L'accusato invece, reagendo con animo indomito, agitava le catene contro il figlio, invocava la vendetta degli dèi, che almeno gli rendessero l'esilio, in cui poteva vivere lontano da infamie del genere, e pregava perché, presto o tardi, tremendi castighi ricadessero sul figlio

E attestava l'innocenza di Cornuto, vittima di ingiustificato timore: comprensibile avrebbe potuto invece essere il panico, se avessero prodotto altri nomi, perché era impensabile che si progettasse l'assassinio del principe e un rovesciamento politico con un unico complice

29 Allora il delatore fece i nomi di Gneo Lentulo e Seio Tuberone, con grande vergogna di Tiberio nel vedere cittadini di primo piano, suoi intimi amici, Lentulo ormai vecchissimo e Tuberone in cattiva salute, accusati di rapporti sediziosi col nemico e di colpo di stato

Essi vennero subito scagionati: si indagò sul padre attraverso i servi e i risultati furono sfavorevoli all'accusatore
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qui scelere vaecors, simul vulgi rumore territus robur et saxum aut parricidarum poenas minitantium, cessit urbe

ac retractus Ravenna exequi accusationem adigitur, non occultante Tiberio vetus odium adversum exulem Serenum

nam post damnatum Libonem missis ad Caesarem litteris exprobraverat suum tantum studium sine fructu fuisse, addideratque quaedam contumacius quam tutum apud auris superbas et offensioni proniores

ea Caesar octo post annos rettulit, medium tempus varie arguens, etiam si tormenta pervicacia servorum contra evenissent

[30] Dictis dein sententiis ut Serenus more maiorum puniretur, quo molliret invidiam, intercessit
Questi, stravolto dalla sua infamia e insieme atterrito dalle grida della folla, che gli minacciava il carcere Tulliano e la rupe Tarpea o la pena dei parricidi, fuggì da Roma

Ricondotto indietro da Ravenna, viene costretto a proseguire l'accusa, senza che Tiberio cercasse di nascondere la sua antica avversione verso l'esule Sereno

Costui infatti, dopo la condanna di Libone, in una lettera inviata a Cesare, gli aveva espresso il rammarico che solo il suo zelo fosse rimasto senza profitto, aggiungendo espressioni troppo ardite per non suonare pericolose presso orecchie superbe e fin troppo facili al risentimento

Tutto ciò rivangava Cesare otto anni dopo, addebitando a Sereno varie colpe che avrebbe commesso nel frattempo, anche se la tortura, per la fermezza degli schiavi, aveva dato risultati opposti

30 Alle proposte avanzate di punire Sereno secondo la maniera degli avi, Tiberio si oppose per attenuare il discredito nei propri confronti
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Gallus Asinius cum Gyaro aut Donusa claudendum censeret, id quoque aspernatus est, egenam aquae utramque insulam referens dandosque vitae usus cui vita concederetur

ita Serenus Amorgum reportatur

et quia Cornutus sua manu ceciderat, actum de praemiis accusatorum abolendis, si quis maiestatis postulatus ante perfectum iudicium se ipse vita privavisset

ibaturque in eam sententiam ni durius contraque morem suum palam pro accusatoribus Caesar inritas leges, rem publicam in praecipiti conquestus esset: subverterent potius iura quam custodes eorum amoverent

sic delatores, genus hominum publico exitio repertum et ne, poenis quidem umquam satis coercitum, per praemia eliciebatur
E quando Asinio Gallo suggerì il confino nell'isola di Giaro o di Donusa, disapprovò ancora, con l'argomento che le due isole erano senza acqua e che non si poteva non dare la possibilità di vivere a chi era stata risparmiata la vita

Così Sereno viene ricondotto ad Amorgo

E, poiché Cornuto si era ucciso, si discusse sull'abolizione dei premi ai delatori, quando l'accusato di lesa maestà si fosse tolto la vita prima della conclusione del processo

La proposta sarebbe passata, se Cesare, opponendosi con insolita durezza a esplicita difesa dei delatori, non avesse lamentato che così si vanificavano le leggi, affossando lo stato: meglio sovvertire allora il diritto che togliere di mezzo i suoi custodi

Così i delatori, razza di uomini inventata per la pubblica rovina, non abbastanza tenuti a freno neppure dalle pene, venivano ora incoraggiati con la prospettiva dei premi
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[31] His tam adsiduis tamque maestis modica laetitia intericitur, quod C Cominium equitem Romanum, probrosi in se carminis convictum, Caesar precibus fratris qui senator erat concessit

quo magis mirum habebatur gnarum meliorum et quae fama clementiam sequeretur tristiora malle

neque enim socordia peccabat; nec occultum est, quando ex veritate, quando adumbrata laetitia facta imperatorum celebrentur

quin ipse, compositus alias et velut eluctantium verborum, solutius promptiusque eloquebatur quotiens subveniret

at P Suillium quaestorem quondam Germanici, cum Italia arceretur convictus pecuniam ob rem iudicandam cepisse, amovendum in insulam censuit, tanta contentione animi ut iure iurando obstringeret e re publica id esse
31 La serie tanto lunga di episodi deplorevoli fu interrotta da un motivo di modico compiacimento, quando Cesare, cedendo alle preghiere del fratello senatore, graziò il cavaliere romano Gaio Cominio, risultato colpevole di versi oltraggiosi contro di lui

Tanto più destava sorpresa il fatto che Tiberio, pur consapevole di ciò che era meglio e delle risonanze positive prodotte dalla clemenza, preferisse agire nel modo peggiore

E non peccava per ottusità: né è difficile capire quando è sincera e quando è invece simulata la gioia contenuta negli elogi espressi per la condotta dell'imperatore

Anzi Tiberio, tante volte così misurato nelle parole, come se stentassero a uscirgli, si esprimeva più sciolto e con maggiore franchezza, se si trattava di aiutare qualcuno

Per converso, quando si voleva allontanare dall'Italia Publio Suillio, già questore di Germanico, colpevole di aver accettato denaro in un processo in cui era giudice, si espresse per il suo confino in un'isola con tanto accanimento da dichiarare, dietro giuramento, che ciò era nell'interesse dello stato
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quod aspere acceptum ad praesens mox in laudem vertit regresso Suillio; quem vidit sequens aetas praepotentem, venalem et Claudii principis amicitia diu prospere, numquam bene usum

eadem poena in Catum Firmium senatorem statuitur, tamquam falsis maiestatis criminibus sororem petivisset

Catus, ut rettuli, Libonem inlexerat insidiis, deinde indicio perculerat

eius operae memor Tiberius sed alia praetendens exilium de precatus est: quo minus senatu pelleretur non obstitit

[32] Pleraque eorum quae rettuli quaeque referam parva forsitan et levia memoratu videri non nescius sum: sed nemo annalis nostros cum scriptura eorum contenderit qui veteres populi Romani res composuere
Decisione sul momento assai criticata, ma che, in seguito, quando Suillio rientrò in patria, tornò a sua lode: la generazione seguente lo vide prepotente e venale, avvantaggiarsi a lungo dell'amicizia del principe Claudio e mai per scopi nobili

Ci si pronunciò per la stessa pena contro il senatore Firmio Cato, per aver indirizzato contro la sorella false accuse di lesa maestà

Cato, come già riferito, aveva attratto subdolamente a sé Libone, per poi colpirlo con una delazione

Memore di quella denuncia, ma adducendo altri pretesti, Tiberio riuscì a evitargli l'esilio; ma non si oppose alla sua espulsione dal senato

32 Molti dei fatti narrati o che verrò narrando sembreranno forse di scarso rilievo e poco degni di ricordo: ne sono consapevole; ma nessuno vorrà paragonare i miei annali alle opere di scrittori che hanno composto gli antichi fasti del popolo romano
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ingentia illi bella, expugnationes urbium, fusos captosque reges, aut si quando ad interna praeverterent, discordias consulum adversum tribunos, agrarias frumentariasque leges, plebis et optimatium certamina libero egressu memorabant: nobis in arto et inglorius labor; immota quippe aut modice lacessita pax, maestae urbis res et princeps proferendi imperi incuriosus erat

non tamen sine usu fuerit introspicere illa primo aspectu levia ex quis magnarum saepe rerum motus oriuntur

[33] Nam cunctas nationes et urbes populus aut primores aut singuli regunt: delecta ex iis et consociata rei publicae forma laudari facilius quam evenire, vel si evenit, haud diuturna esse potest
Quelli avevano da ricordare, spaziando liberamente, conflitti grandiosi, espugnazioni di città, re sconfitti o presi prigionieri e, se passavano agli avvenimenti interni, contrasti tra consoli e tribuni, leggi agrarie e frumentarie, lotte tra patrizi e plebei; la mia fatica ha orizzonti ristretti ed è senza gloria: una pace stagnante o con brevi sussulti; a Roma una realtà sconsolante e un principe non interessato a estendere l'impero

Tuttavia non sarà inutile indagare su fatti di scarso rilievo a prima vista, ma capaci di aprire la strada ad avvenimenti di non trascurabile portata

33 Tutti gli stati e le città sono governati o dal popolo o da un'oligarchia o da un monarca; una forma di stato in cui si riesca a fondere il meglio di questi tre elementi, è più facile lodarla che constatarla in concreto e, quand'anche si realizzi, non può essere durevole
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