Svetonio, Vite dei dodici cesari: Libro 03, Par 61 - 76

Svetonio, Vite dei dodici cesari: Libro 03, Par 61 - 76

Latino: dall'autore Svetonio, opera Vite dei dodici cesari parte Libro 03, Par 61 - 76

[61] Mox in omne genus crudelitatis erupit numquam deficiente materia, cum primo matris, deinde nepotum et nurus, postremo Seiani familiares atque etiam notos persequeretur; post cuius interitum uel saevissimus extitit

Quo maxime apparvit, non tam ipsum ab Seiano concitari solitum, quam Seianum quaerenti occasiones sumministrasse; etsi commentario, quem de uita sua summatim breuiterque composuit, ausus est scribere Seianum se punisse, quod comperisset furere adversus liberos Germanici filii sui; quorum ipse alterum suspecto iam, alterum oppresso demum Seiano interemit

Singillatim crudeliter facta eius exequi longum est; genera, velut exemplaria saevitiae, enumerare sat erit
61 In seguito fece esplodere la sua crudeltà sotto tutte le forme e non gli vennero meno le occasioni perché cominciò a perseguitare dapprincipio i famigliari e anche i semplici conoscenti di sua madre, poi quelli dei nipoti e della nuora, infine quelli di Seiano; e fu proprio dopo la morte di quest'ultimo che la sua barbarie raggiunse il culmine

Ciò fu la prova evidente che il compito di Seiano non era tanto quello di eccitarlo, quanto di fornirgli le occasioni che andava cercando Eppure nelle memorie in cui, a grandi linee, riassunse la sua vita osò scrivere che aveva punito Seiano perché si era accorto che costui nutriva un odio forsennato contro i figli di suo figlio Germanico; invece era stato lui a farli uccidere, il primo quando Seiano gli era già sospetto, e il secondo soltanto dopo la caduta del suo favorito

Sarebbe troppo lungo scendere nei particolari delle sue crudeltà; sarà sufficiente, a titolo di esempio, enumerare le varie forme della sua malvagità
Nullus a poena hominum cessauit dies, ne religiosus qvidem ac sacer; animadversum in quosdam ineunte anno nouo

Accusati damnatique multi cum liberis atque etiam a liberis suis

Interdictum ne capite damnatos propinqui lugerent

Decreta accusatoribus praecipua praemia, nonnumquam et testibus

Nemini delatorum fides abrogata

omne crimen pro capitali receptum, etiam paucorum simpliciumque uerborum

obiectum est poetae, quod in tragoedia Agamemnonem probris lacessisset; obiectum et historico, quod Brutum Cassiumque ultimos Romanorum dixisset; animadversum statim in auctores scriptaque abolita, quamvis probarentur ante aliquot annos etiam Augusto audiente recitata

Quibusdam custodiae traditis non modo studendi solacium ademptum, sed etiam sermonis et conloqui usus
Non vi furono giorni, nemmeno quelli riservati alle pratiche religiose, in cui si sospendessero i supplizi; alcune esecuzioni ebbero luogo a capodanno

Molti furono accusati e condannati con i loro figli e anche dai loro figli

Si proibì di piangere ai parenti dei condannati a morte

Alte ricompense furono assegnate agli accusatori e qualche volta anche ai testimoni

A nessun delatore fu negata fiducia

Ogni crimine fu considerato capitale, anche se si trattava soltanto di poche e semplici parole

Un poeta fu accusato di aver ricoperto di insulti Agamennone, in una sua tragedia; fu accusato anche uno storico perché aveva definito Bruto e Cassio gli ultimi dei Romani Si procedette subito contro questi autori e le loro opere furono distrutte, anche se fu provato che, alcuni anni prima, erano state lette in pubblico, alla presenza di Augusto

Alcuni prigionieri furono privati non soltanto della consolazione dello studio, ma anche di ogni conversazione e di ogni visita
Citati ad causam dicendam partim se domi vulnerauerunt certi damnationis et ad uexationem ignominiamque uitandam, partim in media curia uenenum hauserunt; et tamen conligatis vulneribus ac semianimes palpitantesque adhuc in carcerem rapti

Nemo punitorum non in Gemonias abiectus uncoque tractus, uiginti uno die abiecti tractique, inter eos feminae et pueri

Immaturae puellae, quia more tradito nefas esset virgines strangulari, vitiatae prius a carnifice, dein strangulatae

Mori volentibus vis adhibita vivendi

Nam mortem adeo leue supplicium putabat, ut cum audisset unum e reis, Carnulum nomine, anticipasse eam, exclamaverit: 'Carnulus me evasit

' Et in recognoscendis custodiis precanti cuidam poenae maturitatem respondit: 'Nondum tecum in gratiam redii
Alcuni accusati, invitati a comparire in tribunale per difendersi, ben sapendo che sarebbero stati condannati e volendo sfuggire alle torture e al disonore, si uccisero in casa loro, mentre altri si avvelenarono in piena curia; pur con tutto questo, fasciate le loro ferite questi moribondi che ancora respiravano furono trascinati in prigione

Tutti i giustiziati furono gettati nelle Gemonie, strascicati con un raffio; in un solo giorno ne furono buttati una ventina, e tra questi donne e fanciulli

Poiché, per abitudine, non si poteva strozzare le vergini, tutte le fanciulle intatte venivano prima violentate e poi strangolate dal carnefice

Coloro che volevano morire erano costretti a vivere

Tiberio infatti considerava la morte una pena così lieve che quando venne a sapere del suicidio di un accusato, di nome Carnulo, esclamò: 'Carnulo mi è scappato

Un giorno poi, visitando le prigioni, un condannato gli chiese di affrettare la sua esecuzione ed egli rispose: 'Ancora non mi sono riconciliato con te
' Annalibus suis vir consularis inseruit, frequenti quodam convivio, cui et ipse affuerit, interrogatum eum subito et clare a quodam nano astante mensae inter copreas, cur Paconius maiestatis reus tam diu uiueret, statim qvidem petulantiam linguae obiurgasse, ceterum post paucos dies scripsisse senatui, ut de poena Paconi quam primum statueret

[62] Auxit intenditque saevitiam exacerbatus indicio de morte filii sui Drusi
Un ex console ha tramandato nelle sue memorie che, durante un grande banchetto, al qvale lui stesso aveva partecipato, un nano, seduto a lato della tavola, insieme con altri buffoni, tutto ad un tratto chiese all'imperatore, ad alta voce, come mai Paconio, accusato di lesa maestà, vivesse così a lungo Sul momento Tiberio gli rimproverò l'intemperanza della lingua, ma, qualche giorno dopo, scrisse al Senato di prendere al più presto una decisione sul castigo da infliggere a Paconio

62 Una delazione a proposito della morte di suo figlio Druso, esasperò la sua ferocità che si accrebbe e raddoppiò
Quem cum morbo et intemperantia perisse existimaret, ut tandem ueneno interemptum fraude Liuillae uxoris atque Seiani cognovit, neque tormentis neque supplicio cuiusquam pepercit, soli huic cognitioni adeo per totos dies deditus et intentus, ut Rhodiensem hospitem, quem familiaribus litteris Romam euocarat, aduenisse sibi nuntiatum torqueri sine mora iusserit, quasi aliqvis ex necessariis quaestioni adesset, deinde errore detecto et occidi, ne uulgaret iniuriam

Carnificinae eius ostenditur locus Capreis, unde damnatos post longa et exqvisita tormenta praecipitari coram se in mare iubebat, excipiente classiariorum manu et contis atque remis elidente cadauera, ne cui residui spiritus quicquam inesset
Credeva infatti che Druso fosse morto di intemperanza e di malattia, ma quando venne a sapere alla fine che era stato avvelenato in seguito ad un'intesa criminale tra la moglie Livilla e Seiano, non risparmiò a nessuno né torture né supplizi; la decisione di appurare la verità di questa faccenda lo assorbì talmente per giorni interi che ordinò di torturare seduta stante un ospite di Rodi, che aveva chiamato a Roma con una lettera amichevole e del qvale gli era stato comunicato l'arrivo, come se si trattasse di un testimonio indispensabile all'inchiesta Quando poi fu scoperto lo sbaglio, lo fece uccidere ugualmente, perché non potesse raccontare a tutti il sopruso subito

A Capri si mostra il luogo delle esecuzioni, da dove i condannati, dopo lunghe e crudeli torture, venivano precipitati in mare sotto i suoi occhi e dietro suo ordine; in fondo al precipizio li attendeva una schiera di marinai che massacravano i corpi a colpi di remi e di pertiche, finché non rimaneva loro nemmeno un soffio di vita
Excogitaverat autem inter genera cruciatus etiam, ut larga meri potione per fallaciam oneratos, repente ueretris deligatis, fidicularum simul urinaeque tormento distenderet

Quod nisi eum et mors praeuenisset et Thrasyllus consulto, ut aiunt, differre quaedam spe longioris uitae compulisset, plures aliquanto necaturus ac ne reliqvis qvidem nepotibus parsurus creditur, cum et Gaium suspectum haberet et Tiberium ut ex adulterio conceptum aspernaretur

Nec abhorret a vero; namque identidem felicem Priamum uocabat, quod superstes omnium suorum extitisset

[63] Quam inter haec non modo invisus ac detestabilis, sed praetrepidus quoque atque etiam contumeliis obnoxius vixerit, multa indicia sunt

haruspices secreto ac sine testibus consuli vetuit
Tra gli altri generi di supplizio, aveva anche escogitato l'idea di far bere alle sue vittime, con un pretesto qualsiasi, una grande quantità di vino, poi di far loro legare l'uretra in modo che fossero tormentati contemporaneamente dai legacci e dal bisogno di urinare

Si crede che, se la morte non glielo avesse impedito e Trasillo non lo avesse convinto a rimandare alcune esecuzioni, promettendogli, come dicono, una vita più lunga, avrebbe fatto un numero di vittime ben più alto e non avrebbe risparmiato nemmeno i suoi ultimi nipoti, perché Gaio gli era già sospetto e disprezzava Tiberio come un figlio adulterino

Tutto ciò non è inverosimile, giacché spesso celebrava la fortuna di Priamo che era sopravvissuto a tutti i suoi

63 Tra tutti questi crimini, egli visse non solo in preda all'odio e all'esecrazione, ma anche divorato dall'inquietudine e perfino esposto agli oltraggi: le prove sono molte

Vietò di consultare gli aruspici segretamente e senza testimoni
vicina vero urbi oracula etiam dis[s]icere conatus est, sed maiestate Praenestinarum sortium territus destitit, cum obsignatas devectasque Romam non repperisset in arca nisi relata rursus ad templum

unum et alterum consulares oblatis provinciis non ausus a se dimittere usque eo detinuit, donec successores post aliquot annos praesentibus daret, cum interim manente officii titulo etiam delegaret plurima assidue, quae illi per legatos et adiutores suos exequenda curarent

[64] Nurum ac nepotes numquam aliter post damnationem quam catenatos obsutaque lectica loco mouit, prohibitis per militem obuiis ac uiatoribus respicere usquam uel consistere
Tentò anche di disperdere gli oracoli vicini alla città, ma vi rinunciò, spaventato dalla potenza delle divinazioni di Preneste che, trasportate a Roma dentro un'arca sigillata, non vi si ritrovarono più finché l'arca stessa non venne di nuovo trasportata nel tempio

Per due volte assegnò province ad ex consoli senza osare farli partire lontano da lui; li trattenne fino a quando furono designati, molti anni dopo, i loro successori, senza che essi abbandonassero Roma e nell'intervallo, poiché conservavano il titolo del loro incarico, arrivò perfino ad affidar loro numerose missioni che dovevano far esegvire per mezzo dei loro luogotenenti e dei loro subalterni

64 Dopo la condanna di sua nuora e dei suoi nipoti, non li fece viaggiare se non in catene e dentro una lettiga chiusa, con una scorta di soldati che dovevano impedire tempestivamente ai passanti e ai viaggiatori di fermarsi a guardare
[65] Seianum res nouas molientem, quamvis iam et natalem eius publice celebrari et imagines aureas coli passim videret, vix tandem et astu magis ac dolo quam principali auctoritate subuertit

Nam primo, ut a se per speciem honoris dimitteret, collegam sibi assumpsit in quinto consulatu, quem longo interuallo absens ob id ipsum susceperat

Deinde spe affinitatis ac tribuniciae potestatis deceptum inopinantem criminatus est pudenda miserandaque oratione, cum inter alia patres conscriptos precaretur, mitterent alterum e consulibus, qui se senem et solum in conspectum eorum cum aliquo militari praesidio perduceret

Sic quoque diffidens tumultumque metuens Drusum nepotem, quem uinculis adhuc Romae continebat, solui, si res posceret, ducemque constitui praeceperat
65 Sebbene Seiano stesse preparando una rivoluzione e Tiberio già lo vedesse celebrare ufficialmente il giorno della sua nascita e venerare un po' dappertutto le sue immagini d'oro, fu soltanto alla fine, e con gran fatica, che si decise a rovesciarlo, servendosi più degli artifici dell'astuzia che dell'autorità del principe

In un primo tempo, infatti, per allontanarlo da sé, con il pretesto di una carica onorifica, se lo prese come collega nel suo quinto consolato, che, dopo un lungo intervallo, si era fatto dare proprio a questo scopo, pur essendo lontano da Roma

In seguito, dopo averlo ingannato con la speranza di una possibile parentela e dei poteri di tribuno, inopinatamente lo accusò in una lettera vergognosa e spregevole, in cui, tra l'altro pregava i senatori di mandargli uno dei consoli per condurre davanti a loro, sotto scorta militare, un vecchio abbandonato

Sempre poco tranquillo, nonostante tutto questo e temendo sommosse, aveva dato l'ordine di liberare, in caso di necessità, suo nipote Druso, che era ancora in prigione a Roma, e di metterlo alla guida degli affari
Aptatis etiam nauibus ad quascumque legiones meditabatur fugam, speculabundus ex altissima rupe identidem signa, quae, ne nuntii morarentur, tolli procul, ut quidque factum foret, mandauerat

verum et oppressa coniuratione Seiani nihilo securior aut constantior per nouem proximos menses non egressus est uilla, quae uocatur Ionis

[66] Vrebant insuper anxiam mentem uaria undique conuicia, nullo non damnatorum omne probri genus coram uel per libellos in orchestra positos ingerente

Quibus qvidem diversissime adficiebatur, modo ut prae pudore ignota et celata cuncta cuperet, nonnumquam eadem contemneret et proferret ultro atque uulgaret
Teneva pronta anche una flotta, con l'intenzione di rifugiarsi presso una qualsiasi legione e dall'alto di un'altissima rupe spiava incessantemente i segnali che aveva dato ordine di fare da lontano, per sapere senza indugio tutto quello che accadeva

Ma anche quando fu soffocata la congiura di Seiano, non si sentì per niente più calmo e più sicuro, tanto è vero che per i nove mesi successivi non uscì più dalla casa chiamata 'villa di Ione'

66 Per di più ingiurie diverse, giunte da ogni parte, esasperavano il suo animo inquieto, perché non vi era condannato che non gli indirizzasse ogni sorta di insulti, sia apertamente, sia per mezzo di biglietti deposti sul banco dei senatori

Egli ne era afflitto in modo assai diverso: ora desiderava, per un sentimento di vergogna, che tutti questi oltraggi fossero sconosciuti e tenuti nascosti, ora invece, ostentando disprezzo, lui stesso li ripeteva e li rendeva pubblici
Quin et Artabani Parthorum regis laceratus est litteris parricidia et caedes et ignauiam et luxuriam obicientis monentisque, ut uoluntaria morte maximo iustissimoque civium odio quam primum satis faceret

[67] Postremo semet ipse pertaesus, tali epistulae principio tantum non summam malorum suorum professus est: 'Quid scribam uobis, P C , aut quo modo scribam, aut quid omnino non scribam hoc tempore, dii me deaeque peius perdant quam cotidie perire sentio, si scio

' Existimant quidam praescisse haec eum peritia futurorum ac multo ante, quanta se quandoque acerbitas et infamia maneret, prospexisse; ideoque, ut imperium inierit, et patris patriae appellationem et ne in acta sua iuraretur obstinatissime recusasse, ne mox maiore dedecore impar tantis honoribus inveniretur
Perfino Artabano, il re dei Parti, lo rimproverò in una lettera con la qvale gli rinfacciava i suoi parricidi, i suoi delitti, la sua ignavia, la sua lussuria e lo esortava a soddisfare al più presto, con una morte volontaria, l'odio implacabile e perfettamente giustificato dei suoi concittadini

67 Alla fine, provando disgusto per se stesso, fece quasi una sintesi di tutti i suoi mali, cominciando così una delle sue lettere: 'Che cosa devo scrivervi, padri coscritti, O come vi scriverò, o che cosa non scriverò in questo momento, Gli dei e le dee mi facciano morire più crudelmente di, quanto io stesso mi sento venir meno, se lo so

Alcuni ritengono che, leggendo nel futuro, venne a conoscere molto tempo prima il proprio destino e che aveva previsto a qvale disprezzo e a qvale triste reputazione la sorte lo destinava; dicono anche che fu questa la ragione per cui, all'inizio del suo principato, rifiutò ostinatamente di essere chiamato 'Padre della patria' e di lasciar giurare sui suoi atti, nel timore che la sua disonorevole condotta lo facesse apparire ancora più indegno di onori così grandi