Come narra il poeta, Aracne è la figlia del tintore di porpora Idmone di Colofone, la patria del filosofo Senofane, e abita a Ipepa, presso il monte Tmolo in Lidia. È rinomata per la sua abilità nella tessitura: persino le ninfe si recano ad ammirarne l'opera. Le lodi le danno alla testa, tanto che non esita a vantarsi superiore nella sua arte persino a Pallade Atena. Alla quale ciò non piace affatto e, preso l'aspetto di un'anziana, si presenta presso Aracne consigliandole la modestia e la prudenza, altrimenti potrebbe indispettire la dea: ma la giovane replica con superbia che non la teme e che la sfiderebbe senz'altro a dimostrare chi è più brava. Pallade, riprese le sembianze divine, accetta la prova, ed eccole all'opera. Nella sua tela la dea raffigura il nobile consesso degli dèi, mentre Aracne, maliziosamente, rappresenta con ironia le imprese amorose di alcuni fra loro.
Allora Pallade, irritata per il soggetto scelto dalla giovane e, a quanto pare, anche dalla perfezione del lavoro di Aracne, ne straccia la tela e le scaglia addosso la sua spola. Affranta, la giovane vorrebbe impiccarsi, ma Pallade la condanna a vivere, benché sospesa a un filo come un impiccato, e trasforma Aracne in un ragno, creatura che tesse senza posa.








