Storia della Francia e Inghilterra del 600

Storia della Francia e Inghilterra del 600

Francia - L’assolutismo nasce nel corso del ‘600 (durante l’Antico regime) e viene spesso riferito al regno di Luigi XIV (regnante dal 1661 al 1715)

La parola deriva da “a legibul solutus”, ovvero colui che fa le leggi da solo ma che non è portato a seguirle. A quel tempo non c’era alcun istituzione che controllava il sovrano, non c’era opinione pubblica (i giornali ancora non esistevano) bensì la censura per certi ambiti, cosicché nessuno poteva esprimere la propria disapprovazione di fronte a un tale governo.
Lo stato assoluto presenta una società statica, immobile, dove non è possibile cambiare il proprio stato sociale (tranne attraverso l’acquisto di cariche pubbliche o matrimoni, detto nobilitazione) e dove non vige uguaglianza giuridica. Domina una società fondata sui privilegi (da “privius legis” = “esente da legge”), solitamente di tipo economico (come tasse o dazi), che vengono dati ai nobili (principi o cavalieri) e al clero dal re in cambio di voti.
Il primo ordine (o “stato”) è rappresentato dal clero, distinto fra clero regolare, composto da ordini monastici, (dotato di grande forza economica e culturale) e clero secondario o diocesano, che andava da un élite aristocratica (godente di benefici) al basso clero delle parrocchie. Il clero detiene il monopolio dell’istruzione e della pubblica assistenza e il parroco costituisce una figura di riferimento per le popolazioni contadine. Gode poi di particolari immunità: personale (il clero viene per qualsiasi reato giudicato da un tribunale ecclesiastico), locale (i luoghi considerati sacri vengono sottratti allo stato) e reale (il clero è esente dal pagamento delle imposte, concede solo donativi contrattati con lo stato), che sottrae al fisco una quota rilevante di rendita fondiaria.
Il sovrano inoltre da inizio in questo periodo al gallicanesimo, ovvero al controllo da parte del re dell’alto clero, spezzando la gerarchia tra papa e prete, nominando lui stesso quest’ultimi.
Il secondo ordine è composto dalla nobiltà, tuttora il ceto dominante, che detiene gran parte delle terre, grazie alle quali può esercitare i cosiddetti diritti signorili (monopolio sull’uso di mulini, frantoi ecc., diritto di caccia), monopolizza le cariche pubbliche e gli uffici di governo. Durante il suo governo, Luigi XIV svaluta la classe sociale dei nobili (nobiltà di spada o di sangue), infatti, nonostante li ospita perennemente a palazzo, impone pesanti tasse su quei beni di lusso che solo loro possono permettersi, anche se continuano ad esistere i privilegi quali il fidecommesso (secondo cui i beni immobili passano al figlio primogenito).
Quest’ultimo in particolare ha effetti negativi per lo stato (dal punto di vista economico) e sugli altri figli che spesso ricorrono ai matrimoni con le ricche famiglie borghesi. Al contrario il re arricchisce quella borghesia, detta nobiltà di toga (di cui fanno parte giudici e magistrati), attraverso le aziende di Stato; la loro carica può tramandarsi di padre in figlio (o comunque tra parenti), privilegio che non è riservato ai nobili, visto che loro nemmeno lavorano.
Il Terzo stato comprende infine i poveri, i lebbrosi, i contadini, ma anche gli artigiani delle città, i grandi commercianti (parte della grande borghesia), i magistrati, i giudici, i notai e gli avvocati.
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