Servizio sociale e libera professione: riassunto

Servizio sociale e libera professione: riassunto

Per esercitare in proprio, un professionista assistente sociale deve avere, oltre alle capacità di gestione relazionale e di autovalutazione, quelle manageriali/gestionali e le abilità di marketing

Tantissimi sono i campi dove lavorare in modo autonomo od in convenzione con contratto privato.
Tra questi abbiamo:
1. servizi specifici o Commissioni presso ASL e Servizi di Comuni ed enti del privato, senza dimenticare le aree di interventi professionali condotti per conto di altri enti pubblici e ministeri (es. INPS, Ministero dell’Interno);
2. collaborazioni con associazioni del privato sociale, terzo settore e non profit (es. cooperative, case famiglia, centri di accoglienza);
3. attività di programmazione, progettazione e gestione di servizi, progetti educativi ed attività sociali varie in riferimento a leggi regionali, nazionali ed europee;
4. attività didattiche e formative, corsi di formazione ed aggiornamento professionale;
5. studi privati di consulenza psicosociale, mono-professionali od in collaborazione con altri professionisti (es. avvocati e psicologi);
6. consulenze presso i Tribunali per i Minorenni ed i Tribunali di Sorveglianza.
Ora analizziamo le varie: “area consulenziale” (mediazione familiare, mediazione penale, supervisione professionale, progettazione di servizi), “area comunicativa” (giornalismo sociale), “area formativa” (formazione professionale, docenza universitaria) ed “area giuridica” (giudice onorario, consulenza tecnica d’ufficio e di parte). 
Area consulenziale. La mediazione familiare. Oggi, sta diventando una tecnica chiave che ridefinisce il cammino di molte professioni, fino ad essere proposta come competenza di una specifica nuova professione nell’area dei conflitti familiari. Il tema “mediazione” ha varie sfaccettature ed ha acquistato, negli ultimi anni, diversi risvolti in base agli ambiti dove viene applicato. La mediazione si configura come un conflitto tra 2 o più persone che non riescono, da sole, a trovare una via d’uscita e che decidono quindi di rivolgersi ad un mediatore che potrà aiutarle a risolvere la loro contesa. Il mediatore
è colui che sta in mezzo tra i bisogni e le esigenze del cittadini singolo od associato. La sua opera di mediazione e di facilitazione consiste nel mettere le persone in grado di avere maggior chiarezza sulla situazione che stanno vivendo; decidere in modo autonomo che obiettivi seguire per modificare la propria situazione; conoscere le risorse interne a loro stesse ed esterne che si possono usare.
La “mediazione familiare” si configura come un servizio per la prevenzione e la cura delle crisi nei processi evolutivi della famiglia e si propone di dare un aiuto alla soluzione di problemi reali nelle fasi della separazione coniugale. Essa, in materia di divorzio o separazione, è un processo dove un terzo viene
sollecitato dalle parti per fronteggiare la riorganizzazione resa necessaria dalla separazione, nel rispetto del quadro legale vigente. Il ruolo del mediatore familiare è quello di portare i membri della coppia a trovare da sé le basi di un accordo sodo ed accettabile, tenendo conto dei bisogni di ognuno dei componenti della famiglia e, specialmente, di quello dei figli.

Notifications