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Senofane e Parmenide: riassunto

Senofane e Parmenide: riassunto

Il primo motivo filosofico di Senofane riguarda la Conoscenza e il modo per conseguirla

Senofane polemizza contro la concezione mitico tradizionale secondo la quale l’uomo arriva al sapere attraverso la rivelazione degli dei, che ne fanno dono ai loro preferiti. Ad essa si contrappone la concezione filosofica secondo cui il sapere si conquista mediante il percorso della ragione. Solo gli dei riescono ad arrivare alla sapienza perfetta, cosa impossibile per l’uomo.
Senofane introduce il concetto di DOXA (cioè opinione), che è concetto fondamentale di tutte le trattazioni filosofiche sulla conoscenza; infatti con questo termine si identifica la descrizione della realtà che è solo accettata da qualcuno. E’ quindi l’atto con cui una certa cosa è riconosciuta dall’uomo.
In merito alla religione Senofane sostiene che le narrazioni mitologiche imputano agli dei le azioni sconvenienti, ma questo è incompatibile con la concezione di divinità; quindi spiega le cause per le quali i racconti mitici sono moralmente insoddisfacenti; si distacca dalla concezione antropomorfa, ammettendo una netta differenza tra dimensione umana e divina. Per Senofane esiste 1 solo dio, che muove le cose senza fatica con la sola forza del suo pensiero.
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Parmenide scrisse un  poema Sulla natura, di cui ne sono rimasti solo alcuni frammenti; nel proemio racconta di essere stato condotto su un carro, dove una dea gli ha rivelato il cuore della verità perfettamente rotonda. Egli espone un pensiero di carattere filosofico e la verità della dea si regge su argomentazioni razionali. Ci sono 2 vie per la ricerca della verità: una “che è e non è possibile che non sia” e l’altra “che non è e che è impossibile che sia”.
Solo la prima via è percorribile, infatti il che non è pronome relativo ma congiunzione quindi la dea sembra dire che per trovare la verità bisogna attenersi alla via dell’affermazione ossia il metodo che afferma ciò che è; mentre bisogna evitare il metodo opposto quello della negazione che pretenderebbe di dire ciò che non è. Se penso o dico 1 cosa significa che questa cosa esiste, mentre ciò che non esiste non può essere colto dal pensiero; il regno della verità coincide con ciò che esiste. La regola che ci deve guidare consiste nell’attribuire solo le caratteristiche che non comportano una negazione.
Per questo Parmenide è il fondatore dell’ontologia, la scienza dell’ente, di ciò che è, il cui presupposto fondamentale è l’esistenza di qualcosa come l’essere o l’ente in generale. L’essere quindi è ingenerato, incorruttibile, immobile, intemporale, indivisibile, omogeneo, uno, senza fine, continuo. Possiamo dire che queste caratteristiche sono state pensate per sottrarre all’essere qualsiasi forma di negazione, infatti se la realtà fosse generabile e corruttibile ci sarebbe un momento in cui non è ancora prima di generarsi e non è più dopo che è corrotta; se non fosse immobile in un certo momento sarebbe in un luogo e in un altro non lo sarebbe più; non può avere dei limiti perché altrimenti al di là di questi ci sarebbe qualcosa che essa non è. Parmenide usa una metafora per definire l’essere cioè “una sfera perfettamente rotonda”.

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