Seneca, Naturales Quaestiones: Libro 03; 21-25

Seneca, Naturales Quaestiones: Libro 03; 21-25

Latino: dall'autore Seneca, opera Naturales Quaestiones parte Libro 03; 21-25

[21][1] In quosdam specus qui despexere, moriuntur; tam velox malum est, ut transvolantes aves deiciat: talis est aer, talis locus, ex quo letalis aqua destillat [21][1] Se ci si sporge a guardare allinterno di certe grotte, si muore; leffetto letale è così veloce da far precipitare gli uccelli che vi passano sopra in volo: tale è laria, tale è il luogo, dal quale stilla unacqua mortale
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Quod si remissior fuit aeris et loci pestis, ipsa quoque temperatior noxa nihil amplius quam temptat neruos uelut ebrietate torpentes E se le esalazioni dellaria e del luogo sono meno pestilenziali, anche il danno causato dallacqua è minore e si limita ad attaccare i nervi come paralizzati dallebbrezza
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[2] Nec miror, si locus atque aer aquas inficit similesque regionibus reddit, per quas et ex quibus veniunt: pabuli sapor apparet in lacte, et uini uis existit in aceto [2] E non mi meraviglio se il luogo e laria contaminano le acque e le rendono simili alla regioni che attraversano e da cui provengono: nel latte ritroviamo il sapore del pascolo e nellaceto il vigore del vino
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Nulla res est, quae non eius, quo nascitur, notas reddat Non cè niente che non riproduca i caratteri di ciò da cui nasce
[22][1] Aliud est aquarum genus, quod nobis placet coepisse cum mundo: sive ille aeternus est, haec quoque fuit semper, siue initium aliquod est illi, haec quoque cum toto disposita est [22][1]Cè un altro genere di acque, che noi crediamo abbia avuto origine col mondo: se il modo è eterno, anche queste acque sono sempre esistite; se il mondo ha avuto inizio in qualche momento, anchesse sono state sistemate insieme con tutte le cose
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Quae sit haec quaeris Chiedi di quali acque si tratti
Oceanus et quodcumque ex illo mare terras interluit Di quelle delloceano e di tutti i mari che da esso derivano e che separano le terre le une dalle altre
Iudicant quidam flumina quoque, quorum inenarrabilis natura est, cum ipso mundo traxisse principia, ut Histrum, ut Nilum, vastos amnes magisque insignes, quam ut dici possit eandem illis originem quam ceteris esse Alcuni ritengono che anche certi fiumi, dei quali è impossibile spiegare la natura, abbiano avuto origine insieme col mondo stesso, come per esempio il Danubio o il Nilo, fiumi di grandi dimensioni e troppo particolari perché si possa attribuir loro la medesima origine degli altri
[23][1] Haec est ergo aquarum diuisio, ut quibusdam videtur: prosiliunt ex superioribus caelestes, quas nubila excutiunt; ex terrenis aliae sunt ut ita dicam supernatantes, quae in summa humo repunt, aliae abditae, quarum reddita est ratio [23][1]Questa è, dunque, la suddivisione delle acque, secondo lopinione di alcuni: le acque che sono posteriori alloceano sono celesti, che vengono rovesciate dalle nuvole, e terrestri;fra quelle terrestri alcune, per così dire, nuotano sopra, perché strisciano sulla superficie della terra, altre sono nascoste, e di queste abbiamo già dato la spiegazione
[24][1] Quare quaedam aquae caleant, quaedam etiam ferveant in tantum, ut non possint esse usui, nisi aut in aperto evanuerunt aut mixtura frigidae intepuerunt, plures causae redduntur [24] [1] Perché certe acque siano calde e certe altre siano addirittura bollenti fino al punto che non le si può utilizzare, se non dopo averle fatte raffreddare allaria aperta o intiepidite mescolandovi acqua fredda, si può spiegare in più modi