Seneca, Naturales Quaestiones: Libro 03; 01-05

Seneca, Naturales Quaestiones: Libro 03; 01-05

Latino: dall'autore Seneca, opera Naturales Quaestiones parte Libro 03; 01-05

[1] Non praeterit me, Lucili virorum optime, quam magnarum rerum fundamenta ponam senex, qui mundum circuire constitui et causas secretaque eius eruere atque aliis noscenda producere: quando tam multa consequar, tam sparsa colligam, tam occulta perspiciam

[2] Premit a tergo senectus et obicit annos inter vana studia consumptos

Tanto magis urgeamus et damna aetatis male exemptae labor sarciat; nox ad diem accedat, occupationes recidantur, patrimonii longe a domino iacentis cura solvatur, sibi totus animus vacet et ad contemplationem sui saltem in ipso fine respiciat

[3] Faciet ac sibi instabit et cotidie brevitatem temporis metietur; quicquid amissum est, id diligenti usu praesentis vitae recolliget: fidelissimus est ad honesta ex paenitentia transitus
[1] O Lucilio, migliore tra gli uomini, non mi sfugge quanto sia imponente lopera di cui, ormai vecchio, getto le fondamenta, poiché ho deciso di fare il giro del mondo intero, di andare alla ricerca delle sue cause e dei suoi segreti, e di portarli alla conoscenza di altri: quando riuscirò ad abbracciare tante cose, a raccogliere tante conoscenze sparse, a penetrare in tanti misteri

[2] La vecchiaia incalza alle spalle e rinfaccia gli anni consumati in occupazioni vave

Tanto più impegniamoci e il lavoro risarcisca i danni causati da una vita impiegata malamente; la notte si aggiunga al giorno, si riducano le occupazioni, ci si liberi dalla cura di un patrimonio che si trova lontano dal padrone, lanima si dedichi tutta a se stessa e, almeno vicino alla sua fine, si volti a contemplare quel che le appartiene

[3] Lo farà e vi si applicherà e ogni giorno misurerà la brevità del tempo che le rimane; tutto ciò che è stato perduto, lo recupererà con un impiego scrupoloso del momento presente: il passaggio più sicuro verso il bene è il pentimento
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Libet igitur mihi exclamare illum poetae incliti versum : "tollimus ingentes animos et maxima parvo tempore molimur

" Hoc dicerem, si puer iuvenisque molirer (nullum enim non tam magnis rebus tempus angustum est): nunc vero ad rem seriam, gravem, immensam post meridianas horas accessimus

[4] Faciamus quod in itinere fieri solet: qui tardius exierunt, velocitate pensant moram

Festinemus et opus nescio an superabile, magnum certe, sine aetatis excusatione tractemus

Crescit animus, quotiens coepti magnitudinem attendit, et cogitat quantum proposito, non quantum sibi supersit

[5] Consumpsere se quidam, dum acta regum externorum componunt quaeque passi invicem ausique sunt populi
Mi piacerebbe, dunque, declamare a gran voce quel verso di un celebre poeta: innalziamo gli animi a grandi progetti e intraprendiamo imprese grandiose nel poco tempo di cui disponiamo

Potrei parlare così, se intraprendessi questo lavoro da ragazzo o da giovane (infatti, non cè arco di tempo che non sia breve per opere di tale portata): ora, invece, inizio unimpresa seria, difficile, smisurata, dopo aver già oltrepassato il mezzogiorno della mia vita

[4] Facciamo ciò che di solito si fa in viaggio: chi è uscito troppo tardi recupera il ritardo camminando velocemente

Affrettiamoci, e affrontiamo senza addurre la scusa delletà un lavoro che non so se potremo concludere, ma che è certamente impegnativo

Lanimo cresce ogni volta che pone mente alla grandezza dellopera che ha iniziato e pensa a quanto gli resta da fare, non a quanto gli resta da vivere

[5] Alcuni si sono consumati mentre esponevano le gesta di re stranieri e il male che i popoli avevano subìto o avevano tentato di farsi vicendevolmente
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Quanto satius est sua mala extinguere quam aliena posteris tradere

Quanto potius deorum opera celebrare quam Philippi aut Alexandri latrocinia ceterorumque, qui exitio gentium clari non minores fuere pestes mortalium quam inundatio, qua planum omne perfusum est, quam conflagratio, qua magna pars animantium exarsit

[6] Quemadmodum Hannibal Alpes superiecerit scribunt, quemadmodum confirmatum Hispaniae cladibus bellum Italiae inopinatus intulerit fractisque rebus, etiam post Carthaginem pertinax, reges pererraverit contra Romanos ducem promittens, exercitum petens; quemadmodum non desierit omnibus angulis bellum senex quaerere: adeo sine patria pati poterat, sine hoste non poterat
Quanto è meglio distruggere i propri vizi che tramandare ai posteri quelli altrui

Quanto è meglio celebrare le opere degli dèi che i saccheggi di Filippo o di Alessandro e degli altri che, divenuti famosi per lo sterminio di popoli, furono per i mortali flagelli non meno gravi di un diluvio che inonda tutte le pianure, di un incendio che divora gran parte degli esseri viventi

[6] Scrivono come Annibale abbia valicato le Alpi, come abbia portato in Italia inaspettatamente una guerra aggravata dalle stragi in Spagna, ostinato anche dopo il cedimento di Cartagine, come abbia fatto il giro dei re, offrendo loro un generale e chiedendo un esercito per combattere contro i Romani; come non abbia cessato , da vecchio, di cercare la guerra in ogni angolo del mondo: a tal punto poteva sopportare di vivere senza patria, ma non senza un nemico
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[7] Quanto satius est quid faciendum sit quam quid factum quaerere, ac docere eos, qui sua permisere fortunae, nihil stabile ab illa datum esse, munus eius omne aura fluere mobilius

Nescit enim quiescere, gaudet laetis tristia substituere, utique miscere; itaque secundis nemo confidat, adversis nemo deficiat: alternae sunt vices rerum

[8] Quid exultas

Ista, quibus eveheris in summum, nescis ubi te relictura sint: habebunt suum, non tuum finem

Quid iaces

Ad imum delatus es: nunc locus est resurgendi; in melius adversa, in deterius optata flectuntur

[9] Ita concipienda est animo varietas non privatarum tantum domuum, quas levis casus impellit, sed publicarum
[7] Quanto è meglio ricercare che cosa si debba fare, piuttosto che ricercare che cosa sia stato fatto, e insegnare a coloro che hanno affidato tutte le loro cose alla fortuna che essa non ha dato niente di stabile, che tutti i suoi doni ondeggiano più mobili dellaria

Essa non è capace di stare ferma, gode di sostituire le cose liete con quelle tristi e comunque di mescolarle; perciò, nessuno confidi nelle circostanze favorevoli, nessuno si perda danimo nelle circostanze avverse: alterne sono le vicende della vita

[8] Perché esulti

Non sai dove stanno per lasciarti queste cose che ti portano alle massime altezze: avranno la loro fine, non quella che conviene a te

Perché ti abbatti

Hai toccato il fondo: ora è il momento di risollevarsi; le avversità si volgeranno al meglio, le cose corrispondenti ai tuoi desideri si volgeranno al peggio

[9] Così bisogna farsi unidea di quanto siano mutevoli le vicende non solo delle case private, che una minima causa abbatte, ma anche di quelle che governano
Regna ex infimo coorta supra imperantes constiterunt, vetera imperia in ipso flore ceciderunt; iniri non potest numerus, quam multa ab aliis fracta sint: nunc cum maxime deus extruit alia, alia summittit, nec molliter ponit sed ex fastigio suo nullas habitura reliquias iactat

[10] Magna ista, quia parvi sumus, credimus: multis rebus non ex natura sua sed ex humilitate nostra magnitudo est

Quid praecipuum in rebus humanis est

Non classibus maria complesse nec in Rubri maris litore signa fixisse nec, deficiente ad iniurias terra, errasse in oceano ignota quaerentem, sed animo omne vidisse et, qua maior nulla victoria est, vitia domuisse: innumerabiles sunt qui populos, qui urbes habuerunt in potestate, paucissimi qui se

[11] Quid est praecipuum
Regni sorti dagli strati più umili della società si sono imposti sopra i governanti precedenti, antichi imperi sono crollati proprio nel momento del massimo splendore; non si può fare il calcolo di quanti regni siano stati annientati da altri: adesso soprattutto dio ne innalza alcuni, ne abbatte altri, e non li depone delicatamente, ma li fa precipitare dalla loro altezza in modo che di essi non resterà alcuna traccia

[10] Crediamo grandi questi imperi perché noi siamo piccoli: molte cose sono grandi non per la loro natura, ma per la nostra piccolezza

Che cosa è importante nella vita delluomo

Non laver riempito i mari con le proprie flotte, né laver piantato le proprie insegne sulle rive del Mar Rosso, né, mancando la terra per nuove offese, laver vagato per loceano alla ricerca dellignoto, ma laver visto con lanima ogni cosa e, vittoria più grande di tutte, laver domato i vizi: sono innumerevoli coloro che hanno avuto in loro dominio popoli e città, pochissimi coloro che hanno avuto il dominio su se stessi

[11] Che cosa è importante
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Erigere animum supra minas et promissa fortunae; nihil dignum putare, quod speres

Quid enim habet, quod concupiscas

Qui a divinorum conuersatione quotiens ad humana recideris, non aliter caligabis quam quorum oculi in densam umbram ex claro sole redierunt

[12] Quid est praecipuum

Posse laeto animo adversa tolerare; quicquid acciderit, sic ferre, quasi tibi volueris accidere (debuisses enim velle, si scisses omnia ex decreto dei fieri: flere, queri et gemere desciscere est)

[13] Quid est praecipuum

Animus contra calamitates fortis et contumax, luxuriae non aversus tantum sed infestus, nec avidus periculi nec fugax, qui sciat fortunam non expectare sed facere et adversus utramque intrepidus inconfususque prodire, nec illius tumultu nec huius fulgore percussus
Sollevare lanima sopra le minacce e le promesse della fortuna, non giudicare niente degno di essere sperato

Che cosha, infatti, la fortuna che meriti di essere desiderato

Ogni volta che dalla frequentazione delle cose divine ricadrai in quelle umane, avrai la vista annebbiata come accade a coloro i cui occhi ritornano dallo splendore del sole a unombra fitta

[12] Che cosa è importante

Poter tollerare le avversità con animo sereno; qualunque cosa accada, sopportarla come se tu avessi voluto che ti accadesse (avresti, infatti, dovuto volere, se avessi saputo che tutto avviene per decreto di dio: piangere, lamentarsi e gemere significa ribellarsi)

[13] Che cosa è importante

Un animo forte e saldo contro le avversità, non solo lontano, ma anche nemico del lusso, che non vada in cerca dei pericoli, ma non li rifugga, che sappia non attendere, ma produrre la propria fortuna e avanzare contro la buona e la cattiva sorte impavido e senza turbamento, non colpito né dallattacco di questa né dallo splendore di quella
[14] Quid est praecipuum

Non admittere in animo mala consilia, puras ad caelum manus tollere, nullum bonum petere quod, ut ad te transeat, aliquis dare debet aliquis amittere, optare quod sine aduersario optatur: bonam mentem; cetera magno aestimata mortalibus, etiamsi quis domum casus adtulerit, sic intueri quasi exitura qua venerint

[15] Quid est praecipuum

Altos supra fortuita spiritus tollere, hominis meminisse, ut, sive felix eris, scias hoc non futurum diu, sive infelix, scias hoc te non esse, si non putes

[16] Quid est praecipuum

In primis labris animam habere: haec res efficit non e iure Quiritium liberum sed e iure naturae

Liber est autem, qui servitutem suam effugit: haec est assidua et ineluctabilis et per diem ac noctem aequaliter premens, sine intervallo, sine commeatu
[14] Che cosa è importante

Non far posto nellanimo a cattivi pensieri, leva al cielo mani pure, non mirare ad alcun bene che, per passare a te, qualcuno deve perdere, desiderare ciò che si può desiderare senza sollevare opposizione: la saggezza, tutto il resto che è tenuto in gran conto presso i mortali, anche se qualche circostanza lo porta, considerarlo come se dovesse andarsene per la stessa via per la quale è venuto

[15] Che cosa è importante

Innalzare lo spirito al di sopra delle cose che dipendono dalla fortuna, ricordarsi della propria condizione umana, cosicché, se sarai fortunato, saprai che non durerà a lungo, se sarai sfortunato, saprai che non lo sei se non ti consideri tale

[16] Che cosa è importante

Tenere la propria vita a fior di labbra: questo rende liberi non in virtù del diritto romano, ma in virtù del diritto di natura

E libero è chi si è sottratto alla schiavitù di se stesso: questa è continua e ineluttabile e opprime giorno e notte senza intervallo e senza pausa
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[17] Sibi servire gravissima est servitus: quam discutere facile est, si desieris multa te poscere, si desieris tibi referre mercedem, si ante oculos et naturam tuam posueris et aetatem, licet prima sit, ac tibi ipse dixeris: "Quid insanio

Quid anhelo

Quid sudo

Quid terram, quid forum verso

Nec multo opus est nec diu

" [18] Ad hoc proderit nobis inspicere rerum naturam: primo discedemus a sordidis; deinde animam ipsum, quo sano magnoque opus est, seducemus a corpore; deinde in occultis exercitata subtilitas non erit in aperta deterior

Nihil est autem apertius his salutaribus, quae contra nequitiam nostram furoremque discuntur, quae damnamus nec ponimus
[17] Essere schiavi di se stessi è la schiavitù più pesante: ma liberarsene è facile, se smetterai di pretendere molto da te, se smetterai di cercare il guadagno, se terrai sempre presente la tua natura di uomo e la tua età, anche se fosse ancora giovane, e se dirai a te stesso: Perché comportarmi da pazzo

Perché affannarmi

Perché sudare

Perché rivoltare la terra e occuparmi di affari politici

Non ho bisogno di molto né a lungo

[18] A questo scopo ci gioverà indagare attentamente la natura: in primo luogo ci allontaneremo da ciò che è ignobile; poi separeremo dal corpo lanima, che dobbiamo avere sana e grande; poi lacutezza del nostro pensiero, esercitata con i misteri della natura, non conseguirà risultati inferiori applicandosi a ciò che è chiaro

Ma niente è più chiaro di questi insegnamenti salutari che apprendiamo contro la nostra malvagità e la nostra pazzia, vizi che condanniamo, ma senza rinunciare a essi
[1][1] Quaeramus ergo de terrestribus aquis et investigemus qua ratione fiant (sive, ut ait Ovidius, "fons erat illimis nitidis argenteus undis", sive, ut ait Vergilius, "unde per ora novem vasto cum murmure montis it mare praeruptum et pelago premit arva sonanti; sive, ut apud te, lunior carissime, invenio, "Elius Siculis de fontibus exilit amnis"; si qua ratio aquas subministrat; quomodo tot flumina ingentia per diem noctemque decurrant; quare alia hibernis aquis intumescant, alia in defectu ceterorum amnium crescant

[2] Nilum interim seponemus a turba, propriae naturae ac singularis, et illi suum diem dabimus

Nunc vulgares aquas persequamur, tam frigidas quam calentes: in quibus [calentibus] quaerendum erit, utrum calidae nascantur an fiant
[1] [1] Occupiamoci, dunque, delle acque terrestri e cerchiamo di scoprire per quale motivo si formano (che si tratti, come dice Ovidio, di una sorgente limpida e dalle onde brillanti e color argento, come dice Virgilio, di una sorgente dalla quale per nove bocche esce con gran rimbombo della montagna un mare scrosciante, e allaga i campi con flutto muggente; o, come trovo nei tuoi scritti, carissimo Iuniore, fiume dElide che scaturisce da fonti sicule; se cè qualche principio che fornisce le acque; comè possibile che tanti grossi fiumi scorrano verso il mare giorno e notte ininterrottamente; perché alcuni si gonfino per le piogge invernali e alcuni si ingrossino, mentre tutti gli altri corsi dacqua sono in secca

[2] Il Nilo, che ha una natura particolare ed straordinaria, per ora lo terremo separato dalla massa, e ne tratteremo a suo tempo

Occupiamoci ora delle acque comuni, tanto di quelle fredde quanto di quelle calde: a proposito di queste ultime, bisognerà domandarsi se nascano già calde o lo diventino
De ceteris quoque disseremus, quas insignes aut sapor aut aliqua reddit utilitas: quaedam enim oculos, quaedam nervos iuvant; quaedam inveterata et desperata a medicis vitia percurant; quaedam medentur ulceribus; quaedam interiora potu fovent et pulmonis ac viscerum querelas levant; quaedam supprimunt sanguinem: tam varius singulis usus quam gustus est

[2][1] Aut stant omnes aquae aut eunt aut colliguntur aut varias habent venas

Aliae dulces sunt, aliae varie asperae; quippe interveniunt salsae amaraeque aut medicatae, ex quibus sulphuratas dicimus, ferratas, aluminosas: indicat vim sapor
Discuteremo anche delle altre, rese famose dal sapore o da qualche virtù particolare: alcune fanno bene agli occhi, altre ai nervi; alcune guariscono completamente malattie croniche e giudicate inguaribili dai medici; altre fanno rimarginare le piaghe; alcune, se bevute, risanano gli organi interni e alleviano le sofferenze dei polmoni e dei visceri; altre bloccano le emorragie: ciascun tipo di acqua ha unutilità tanto diversa quanto il suo sapore

[2][1] Le acque o sono stagnanti o sono correnti o sono confluenti o scorrono in canali sotterranei

Alcune sono dolci, altre diversamente dure; naturalmente sono comprese quelle salate e amare o medicamentose, fra le quali annoveriamo quelle sulfuree, ferruginose, ricche dallume: il sapore indica la loro proprietà specifica