Seneca, Lettere a Lucilio: Libri 09-10 Parte 02

Seneca, Lettere a Lucilio: Libri 09-10 Parte 02

Latino: dall'autore Seneca, opera Lettere a Lucilio parte Libri 09-10 Parte 02

Desii iam de te esse sollicitus

'Quem' inquis 'deorum sponsorem accepisti

' Eum scilicet qui neminem fallit, animum recti ac boni amatorem

In tuto pars tui melior est

Potest fortuna tibi iniuriam facere: quod ad rem magis pertinet, non timeo ne tu facias tibi

I qua ire coepisti et in isto te vitae habitu compone placide, non molliter

Male mihi esse malo quam molliter 'male' nunc sic excipe quemadmodum a populo solet dici: dure, aspere, laboriose

Audire solemus sic quorundam vitam laudari quibus invidetur: 'molliter vivit'; hoc dicunt, 'mollis est'

Paulatim enim effeminatur animus atque in similitudinem otii sui et pigritiae in qua iacet solvitur

Quid ergo

viro non vel obrigescere satius est

deinde idem delicati timent, [morti] cui vitam suam fecere similem

Multum interest inter otium et conditivum

'Quid ergo
Ormai non mi preoccupo più per te

Quale dio, chiedi, hai accettato come garante

Naturalmente quello che non inganna nessuno: un'anima che ama la giustizia e il bene

La parte migliore di te è al sicuro

La fortuna può farti del male: ma, e questo è l'importante, non temo che tu possa farne a te stesso

Continua per la strada che hai intrapreso e disponiti a questo sistema di vita tranquillo, non molle

Preferisco vivere male che con mollezza - intendi male nel senso più comune del termine: duramente, con difficoltà, con fatica

Tante volte sentiamo che la vita di certa gente viene apprezzata ed è oggetto di invidia: Vive nella mollezz ma questo significa: un uomo molle

Lo spirito a poco a poco si illanguidisce e si snerva a somiglianza dell'ozio e della pigrizia in cui giace

E allora

Non è preferibile per un vero uomo abituarsi addirittura alle durezze della vita

e poi quella gente effeminata teme la morte a cui ha reso simile la propria vita

C'è una grande differenza tra l'ozio e il sepolcro

E come
' inquis 'non satius est vel sic iacere quam in istis officiorum verticibus volutari

' Utraque res detestabilis est, et contractio et torpor

Puto, aeque qui in odoribus iacet mortuus est quam qui rapitur unco; otium sine litteris mors est et hominis vivi sepultura

Quid deinde prodest secessisse

tamquam non trans maria nos sollicitudinum causae persequantur

Quae latebra est in quam non intret metus mortis

quae tam emunita et in altum subducta vitae quies quam non dolor territet

quacumque te abdideris, mala humana circumstrepent

Multa extra sunt quae circumeunt nos quo aut fallant aut urgeant, multa intus quae in media solitudine exaestuant

Philosophia circumdanda est, inexpugnabilis murus, quem fortuna multis machinis lacessitum non transit
chiedi Non è preferibile giacere nell'ozio piuttosto che essere trascinati nel vortice degli impegni

Attivismo esasperato e inerzia sono entrambi detestabili

Per me chi giace tra i profumi è morto come chi è trascinato con l'uncino; l'ozio senza gli stud è morire, essere dei sepolti vivi

E poi, a che serve appartarsi

Come se i motivi di preoccupazione non ci seguissero anche al di là del mare

C'è forse un nascondiglio in cui non entri la paura della morte

Un luogo tanto difeso e fuori mano dove si possa vivere tranquilli senza temere il dolore

Dovunque ti nasconderai, i mali dell'uomo ti circonderanno col loro strepito

Molti sono fuori di noi e ci stanno intorno per ingannarci o tormentarci, molti dentro di noi e ci ribollono dentro anche nella più completa solitudine

Dobbiamo fare della filosofia una fortificazione, un muro inespugnabile, che la fortuna non possa superare anche attaccandolo con uno spiegamento di macchinari bellici
In insuperabili loco stat animus qui externa deseruit et arce se sua vindicat; infra illum omne telum cadit

Non habet, ut putamus, fortuna longas manus: neminem occupat nisi haerentem sibi

Itaque quantum possumus ab illa resiliamus; quod sola praestabit sui naturaeque cognitio

Sciat quo iturus sit, unde ortus, quod illi bonum, quod malum sit, quid petat, quid evitet, quae sit illa ratio quae adpetenda ac fugienda discernat, qua cupiditatum mansuescit insania, timorum saexitia conpescitur

Haec quidam putant ipsos etiam sine philosophia repressisse; sed cum securos aliquis casus expertus est, exprimitur sera confessio; magna verba excidunt cum tortor poposcit manum, cum mors propius accessit
L'anima che ha trascurato tutto quello che è al di fuori di sé, occupa una posizione inaccessibile e si difende nella sua rocca; nessun colpo arriva fino a lei

La fortuna non ha le mani lunghe come pensiamo: agguanta solo chi le si aggrappa

E allora, allontaniamocene il più possibile; solo la conoscenza di noi stessi e della natura, però può assicurarcelo

Ognuno sappia dove è diretto e da dove proviene, che cosa è per lui il bene e che cosa è il male, che cosa desiderare e che cosa evitare, in base a quale norma può distinguere quello che deve ricercare oppure fuggire, come possa placare la follia delle passioni, reprimere la violenza delle paure

Qualcuno pensa di aver represso questi sentimenti anche senza la filosofia; ma quando qualche disgrazia lo mette inaspettatamente alla prova, riconosce, ormai tardi, la sua colpa; le belle parole vengono meno quando il carnefice gli afferra le mani, quando la morte si avvicina
Possis illi dicere, 'facile provocabas mala absentia: ecce dolor, quem tolerabilem esse dicebas, ecce mors, quam contra multa animose locutus es; sonant flagella, gladius micat: nunc animis opus, Aenea, nunc pectore firmo'

Faciet autem illud firmum adsidua meditatio, si non verba exercueris sed animum, si contra mortem te praeparaveris, adversus quam non exhortabitur nec attollet qui cavillationibus tibi persuadere temptaverit mortem malum non esse

Libet enim, Lucili, virorum optime, ridere ineptias Graecas, quas nondum, quamvis mirer, excussi

Zenon noster hac conlectione utitur: 'nullum malum gloriosum est; mors autem gloriosa est; mors ergo non est malum'

Profecisti

liberatus sum metu; post hoc non dubitabo porrigere cervicem

Non vis severius loqui nec morituro risum movere
Potresti dirgli: Sfidavi a cuor leggero i mali quando erano lontani: ecco ora il dolore che definivi sopportabile; ecco la morte contro la quale pronunciavi tante parole coraggiose; sibila la sferza; scintilla la spada: ora ci vuole coraggio, Enea, ora animo saldo

Solo una preparazione assidua potrà rendere forte il tuo animo, ma dovrai esercitare lo spirito, non le parole, dovrai prepararti ad affrontare la morte; contro di essa non potranno spronarti o rinfrancarti quegli individui che con cavilli tenteranno di convincerti che la morte non è un male

Mi piace ridermela, mio ottimo Lucilio, di certe sciocchezze greche che, con mio stupore, non mi sono ancora levato di mente

Il nostro Zenone si serve di questo sillogismo: Nessun male può essere motivo di gloria; la morte è motivo di gloria; la morte non è un male

Ci sei riuscito

Mi sono liberato dalla paura; dopo questo ragionamento non esiterò a porgere il collo al boia

Non vuoi parlare con più serietà senza far ridere anche chi è in punto di morte
Non mehercules facile tibi dixerim utrum ineptior fuerit qui se hac interrogatione iudicavit mortis metum extinguere, an qui hoc, tamquam ad rem pertineret, conatus est solvere

Nam et ipse interrogationem contrariam opposuit ex eo natam quod mortem inter indifferentia ponimus, quae adiaphora Graeci vocant

'Nihil' inquit 'indifferens gloriosum est; mors autem gloriosum est; ergo mors non est indifferens

' Haec interrogatio vides ubi obrepat: mors non est gloriosa, sed fortiter mori gloriosum est

Et cum dicis 'indifferens nihil gloriosum est', concedo tibi ita ut dicam nihil gloriosum esse nisi circa indifferentia; tamquam indifferentia esse dico id est nec bona nec mala morbum, dolorem, paupertatem, exilium, mortem

Nihil horum per se gloriosum est, nihil tamen sine his
Perbacco non saprei dirti se è più sciocco chi ha ritenuto di eliminare la paura della morte con questo sillogismo, o chi ha cercato di dimostrarne l'infondatezza, come se fosse importante

Lo stesso filosofo a questo sillogismo ne ha contrapposto uno contrario, originato dal fatto che noi poniamo la morte tra le cose indifferenti, quelle che i Greci chiamano

Dice, Una cosa indifferente non è motivo di gloria: la morte è motivo di gloria; quindi la morte non è indifferente

Vedi in che cosa consiste la capziosità di questo sillogismo: motivo di gloria non è la morte, ma il morire da valoroso

E quando dici: una cosa indifferente non è motivo di gloria, sono d'accordo con te nel dire che non c'è niente di glorioso se non in rapporto alle cose indifferenti; per indifferenti, cioè, né beni, né mali, intendo le malattie, il dolore, la povertà, l'esilio, la morte

Nessuna di queste cose è di per sé motivo di gloria e tuttavia non esiste gloria senza di esse
Laudatur enim non paupertas, sed ille quem paupertas non summittit nec incurvat; laudatur non exilium, sed ille Rutilius qui fortiore vultu in exilium iit quam misisset; laudatur non dolor, sed ille quem nihil coegit dolor; nemo mortem laudat, sed eum cuius mors ante abstulit animum quam conturbavit

Omnia ista per se non sunt honesta nec gloriosa, sed quidquid ex illis virtus adiit tractavitque honestum et gloriosum facit: illa in medio posita sunt

Interest utrum malitia illis an virtus manum admoverit; mors enim illa quae in Catone gloriosa est in Bruto statim turpis est et erubescenda

Hic est enim Brutus qui, cum periturus mortis moras quaereret, ad exonerandum ventrem secessit et evocatus ad mortem iussusque praebere cervicem, 'praebebo', inquit 'ita vivam'

Quae dementia est fugere cum retro ire non possis

'Praebebo', inquit 'ita vivam'
Non si loda la povertà, ma l'uomo che non si piega e non si sottomette alla povertà; non si loda l'esilio, ma l'uomo che va in esilio mostrando un coraggio maggiore che se fosse stato lui a mandare un altro; non si loda il dolore, ma l'uomo che non è soggiogato dal dolore; nessuno loda la morte, ma l'uomo cui la morte tolse la vita prima che il coraggio

Tutte queste cose di per sé non dànno né onore, né gloria, ma è la virtù a renderle onorevoli e gloriose se interviene e le governa: esse stanno al centro

quello che importa è se vi mette mano la malvagità o la virtù: la morte, portatrice di gloria per Catone, diventa sùbito motivo di vergogna e di rossore per Bruto

Bruto infatti, in punto di morte, cercando dei pretesti per ritardare l'esecuzione, si appartò per scaricare il ventre; quando lo chiamarono al patibolo e gli fu comandato di porgere il collo, disse: Lo porgo, e così potessi vivere

Che pazzia è cercare di fuggire quando non si può più tornare indietro

Lo porgo, e così potessi vivere
Paene adiecit 'vel sub Antonio'

O hominem dignum qui vitae dederetur

Sed, ut coeperam dicere, vides ipsam mortem nec malum esse nec bonum: Cato illa honestissime usus est, turpissime Brutus

Omnis res quod non habuit decus virtute addita sumit

Cubiculum lucidum dicimus, hoc idem obscurissimum est nocte

dies illi lucem infundit, nox eripit: sic istis quae a nobis indifferentia ac media dicuntur, divitiis, viribus, formae, honoribus, regno, et contra morti, exilio, malae valetudini, doloribus quaeque alia aut minus aut magis pertimuimus, aut malitia aut virtus dat boni vel mali nomen

Massa per se nec calida nec frigida est: in fornacem coniecta concaluit, in aquam demissa refrixit

Mors honesta est per illud quod honestum est, id est virtus et animus externa contemnens
Per poco non aggiunse: Anche sotto Antonio

Che uomo degno di essere lasciato in vita

Ma, come avevo cominciato a dire, vedi che la morte in se stessa non è né un male, né un bene: Catone morì nel modo più nobile, Bruto nel modo più disonorevole

Ogni cosa, anche se non è bella, lo diventa se associata alla virtù

La camera, che noi definiamo luminosa, di notte è completamente buia; è il giorno a darle la luce; la notte gliela toglie

così è per queste cose che noi chiamiamo indifferenti e neutre, ricchezza, forza, bellezza, onori, potere, e di contro la morte, l'esilio, le malattie, i dolori e tutte le altre cose di cui abbiamo più o meno paura: sono o la malvagità o la virtù a farle diventare beni oppure mali

Un blocco di metallo di per sé non è né caldo, né freddo: se lo gettiamo in una fornace, si arroventa, immerso nell'acqua si raffredda

La morte è resa onorevole da quello che è onorevole, cioè dalla virtù e da un'anima che disprezza le cose al di fuori di noi
Est et horum, Lucili, quae appellamus media grande discrimen

Non enim sic mors indifferens est quomodo utrum capillos pares an inpares habeas: mors inter illa est quae mala quidem non sunt, tamen habent mali speciem: sui amor est et permanendi conservandique se insita voluntas atque aspernatio dissolutionis, quia videtur multa nobis bona eripere et nos ex hac cui adsuevimus rerum copia educere

Illa quoque res morti nos alienat, quod haec iam novimus, illa ad quae transituri sumus nescimus qualia sint, et horremus ignota

Naturalis praeterea tenebrarum metus est, in quas adductura mors creditur

Itaque etiam si indifferens mors est, non tamen ea est quae facile neglegi possit: magna exercitatione durandus est animus ut conspectum eius accessumque patiatur
Anche tra queste cose che definiamo neutre c'è, o Lucilio, una grande differenza

La morte non è indifferente come il fatto di avere un numero di capelli pari o dispari: la morte è tra quelle cose che non sono mali e tuttavia hanno l'apparenza di un male: c'è insito nell'uomo l'amore per se stesso, la volontà di durare e di conservarsi e la ripugnanza del dissolvimento: poiché sembra strapparci tanti beni e allontanarci dall'abbondanza di cose cui siamo abituati

Noi avversiamo la morte anche perché questa vita ormai la conosciamo, mentre non sappiamo a che cosa andiamo incontro e abbiamo orrore dell'ignoto

Crediamo poi che la morte ci condurrà nelle tenebre, e noi ne abbiamo una naturale paura

Perciò anche se la morte è cosa indifferente, non è tuttavia tale che si possa trascurare con facilità: lo spirito va rafforzato con un costante esercizio perché ne sopporti la vista e l'avvicinarsi
Mors contemni debet magis quam solet; multa enim de illa credidimus; multorum ingeniis certatum est ad augendam eius infamiam; descriptus est carcer infernus et perpetua nocte oppressa regio, in qua ingens ianitor Orci ossa super recubans antro semesa cruento aeternum latrans exsangues terreat umbras

Etiam cum persuaseris istas fabulas esse nec quicquam defunctis superesse quod timeant, subit alius metus: aeque enim timent ne apud inferos sint quam ne nusquam

His adversantibus quae nobis offundit longa persuasio, fortiter pati mortem quidni gloriosum sit et inter maxima opera mentis humanae

Quae numquam ad virtutem exsurget si mortem malum esse crediderit: exsurget si putabit indifferens esse

Non recipit rerum natura ut aliquis magno animo accedat ad id quod malum iudicat: pigre veniet et cunctanter
Bisogna disprezzare la morte più di quanto si è soliti fare; su di essa ci siamo formati molti pregiudizi; parecchi uomini d'ingegno hanno fatto a gara per aumentarne la cattiva fama; hanno descritto una prigione sotterranea e un luogo immerso in una notte eterna, in cui lo smisurato guardiano dell'Orco giacendo nell'antro cruento sulle ossa corrose, con i suoi eterni latrati atterrisce le pallide ombre

Anche se ti persuaderai che queste sono favole e che per i defunti non c'è niente da temere nell'aldilà, si insinua un'altra paura: si teme il nulla al pari dell'aldilà

Nonostante questi pregiudizi che ci ha inculcato una secolare credenza, perché morire da forti non dovrebbe essere un gesto apportatore di gloria tra i maggiori dell'animo umano

L'animo non si innalzerà mai alla virtù, se crederemo che la morte sia un male: ci arriverà solo convincendosi che è una cosa indifferente

L'uomo per natura non può affrontare con coraggio quello che giudica un male: lo farà svogliatamente e con esitazione
Non est autem gloriosum quod ab invito et tergiversante fit; nihil facit virtus quia necesse est

Adice nunc quod nihil honeste fit nisi cui totus animus incubuit atque adfuit, cui nulla parte sui repugnavit

Ubi autem ad malum acceditur aut peiorum metu, aut spe bonorum ad quae pervenire tanti sit devorata unius mali patientia, dissident inter se iudicia facientis: hinc est quod iubeat proposita perficere, illinc quod retrahat et ab re suspecta ac periculosa fugiat; igitur in diversa distrahitur

Si hoc est, perit gloria; virtus enim concordi animo decreta peragit, non timet quod facit

Tu ne cede malis, sed contra audentior ito quam tua te fortuna sinet

Non ibis audentior si mala illa esse credideris
Ma non può essere motivo di gloria un gesto compiuto contro voglia e tergiversando; la spinta della virtù non è la necessità

Inoltre, nessuna azione è onorevole se non quella a cui l'animo si è applicato e ha preso parte attiva con tutto se stesso

Quando però ci si accosta a un male o per paura di mali peggiori o per la speranza di beni che vale la pena raggiungere a costo di sopportare un solo male, chi agisce non sa che decisione prendere: da una parte c'è l'impulso di attuare i propri propositi, dall'altra vorrebbe ritirarsi e fuggire da una cosa sospetta e pericolosa; quindi è lacerato da pareri opposti

In questo caso la gloria viene meno: la virtù, infatti, attua le decisioni prese con serenità, quello che fa, non lo teme

Non cedere ai mali, ma affrontali più fiero per la via che ti consentirà la fortuna

Se giudicherai che sono mali, non li affronterai con fierezza