Seneca, De Otio: 01; 01 - 04

Seneca, De Otio: 01; 01 - 04

Latino: dall'autore Seneca, opera De Otio parte 01; 01 - 04

[I][1] Nobis magno consensu uitia commendant [I][1] Ci approvano con grande consenso i vizi
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Licet nihil aliud quod sit salutare temptemus, proderit tamen per se ipsum secedere: meliores erimus singuli Lascia che noi non proviamo nientaltro se non ciò che è salutare, tuttavia gioverà allontanarsi per sé stessi: da soli saremo migliori
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Quid quod secedere ad optimos uiros et aliquod exemplum eligere ad quod uitam derigamus licet E che dire del fatto che è lecito indirizzarsi agli uomini migliori e scegliere qualche esempio su cui dirigere la vita
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Quod in otio non fit: tunc potest optineri quod semel placuit, ubi nemo interuenit qui iudicium adhuc inbecillum populo adiutore detorqueat; tunc potest uita aequali et uno tenore procedere, quam propositis diuersissimis scindimus Ciò non accade se non nellozio: allora si può ottenere ciò che piacque una volta, quando non interviene nessuno a distorcere la decisione ancora fragile, mentre il popolo è daccordo; allora può procedere con quello stesso solo proposito la vita che dividiamo in scelte diversissime
[2] Nam inter cetera mala illud pessimum est, quod uitia ipsa mutamus [2] Infatti, fra tutti gli altri mali questo è il peggiore, il fatto che cambiamo i vizi stessi
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Sic ne hoc quidem nobis contingit, permanere in malo iam familiari Così non ci tocca neppure questo, perseverare in un male già noto
Aliud ex alio placet vexatque nos hoc quoque, quod iudicia nostra non tantum praua sed etiam leuia sunt: fluctuamur aliudque ex alio comprendimus, petita relinquimus, relicta repetimus, alternae inter cupiditatem nostram et paenitentiam uices sunt Ce ne piace uno dopo laltro e ci vessa anche questo, che i nostri giudizi non sono soltanto cattivi, ma anche incostanti: siamo sbattuti, ci attacchiamo da una parte allaltra, lasciamo le cose ottenute, le ricerchiamo dopo averle lasciate, ci sono alterne vicende tra il nostro desiderio e il rimorso
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[3] Pendemus enim toti ex alienis iudiciis et id optimum nobis uidetur quod petitores laudatoresque multos habet, non id quod laudandum petendumque est, nec uiam bonam ac malam per se aestimamus sed turba uestigiorum, in quibus nulla sunt redeuntium [3] Infatti dipendiamo del tutto da giudizi estranei e ci sembra ottimo ciò che ha molti richiedenti ed estimatori, non ciò che si dive lodare e ricercare e non stimiamo una via buona o cattiva di per sé, ma dalla quantità delle orme, fra cui non ci sono quelle di chi ritorna
[4] Dices mihi: 'quid ais, Seneca [4] Mi dirai: Che fai, Seneca
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