Seneca, De Constantia Sapientis: 05; 01-07

Seneca, De Constantia Sapientis: 05; 01-07

Cultura. Lunedi, 09 Ottobre 2017. visite: giorni 47 Classifica 15.6 %

Latino: dall'autore Seneca, opera De Constantia Sapientis parte 05; 01-07

[1] Dividamus, si tibi videtur, Serene, iniuriam a contumelia [1] Distinguiamo, o Sereno, se sei daccordo, tra ingiuria ed offesa
Prior illa natura grauior est, haec levior et tantum delicatis grauis, qua non laeduntur homines sed offenduntur La prima è più grave per natura, la seconda è più leggera ed è molesta solo ai permalosi; non danneggia gli uomini, ma li affligge
Tanta est tamen animorum dissolutio et uanitas ut quidam nihil acerbius putent; sic inuenies seruum qui flagellis quam colaphis caedi malit et qui mortem ac uerbera tolerabiliora credat quam contumeliosa verba Essi però sono talmente dissennati e superficiali che cè tra loro chi la ritiene la cosa più tormentosa; così puoi trovare uno schiavo capace di preferire le frustate agli schiaffi, o di giudicare più sopportabili la morte e le verghe che le parole offensive
[2] Ad tantas ineptias peruentum est ut non dolore tantum sed doloris opinione uexemur, more puerorum, quibus metum incutit umbra et personarum deformitas et deprauata facies, lacrimas vero euocant nomina parum grata auribus et digitorum motus et alia quae impetu quodam erroris inprouidi refugiunt [2] Siamo arrivati a tale assurdità, che non ci tormenta soltanto il dolore, ma anche lidea di soffrire, come fanno i bambini che si spaventano di unombra, di una maschera deforme o di un volto sfigurato, o cominciano a piangere se odono parole di suono sgradevole, vedono muovere le dita o altro da cui essi, vittime dellimpulso sbagliato, rifuggono per inesperienza
[3] Iniuria propositum hoc habet, aliquem malo adficere; malo autem sapientia non relinquit locum (unum enim illi malum est turpitudo, quae intrare eo ubi iam uirtus honestumque est non potest); ergo, si iniuria sine malo nulla est, malum nisi turpe nullum est, turpe autem ad honestis occupatum peruenire non potest, iniuria ad sapientem non pervenit [3] Lingiuria si propone specificamente di infliggere del male a qualcuno; ma la saggezza non concede spazio al male: per essa, infatti, è male soltanto linfamia, e questa non può entrare là dove si sono già insediate la virtù e lonestà; dunque, se non cè ingiuria dove non cè male, non cè male dove non cè linfamia e linfamia non può raggiungere chi è dedito allonestà, lingiuria non raggiunge il saggio
Nam si iniuria alicuius mali patientia est, sapiens autem nullius mali est patiens, nulla ad sapientem iniuria pertinet Infatti se lingiuria è il subire un male, ma il saggio non subisce alcun male, nessuna ingiuria tocca il saggio
[4] Omnis iniuria deminutio eius est in quem incurrit, nec potest quisquam iniuriam accipere sine aliquo detrimento vel dignitatis uel corporis vel rerum extra nos positarum [4] Ogni ingiuria segna una menomazione di colui che ne subisce lattacco, e nessuno può ricevere una ingiuria, senza uscirne danneggiato in qualche modo, o nella dignità, o nella persona, o nei beni esterni
Sapiens autem nihil perdere potest; omnia in se reposuit, nihil fortunae credit, bona sua in solido habet contentus uirtute, quae fortuitis non indiget ideoque nec augeri nec minui potest; nam et in summum perducta incrementi non habent locum et nihil eripit fortuna nisi quod dedit; virtutem autem non dat, ideo nec detrahit: libera est, inviolabilis, inmota, inconcussa, sic contra casus indurata ut ne inclinari quidem, nedum vinci possit; adversus apparatus terribilium rectos oculos tenet, nihil ex vultu mutat sive illi dura sive secunda ostentantur Il saggio però non può perdere nulla: ha riposto tutto dentro se stesso, non ha affidato nulla alla fortuna, conserva i suoi beni al sicuro, è contento della virtù, che non ha bisogno dellaiuto del caso e che, perciò, non può né crescere, né diminuire; di fatto, tutto ciò che è stato sviluppato fino al sommo grado, non ha la possibilità di crescita, e la sorte non può togliere se non quello che ha dato: ma essa non dà la virtù, dunque nemmeno la può togliere, perché la virtù è libera, inviolabile, immutabile, inconcussa e così temprata contro le disgrazie, che non si lascia piegare né, tanto meno, vincere: osserva con occhio imperturbato il prepararsi di eventi terribili, ma nulla cambia del suo volto, dure o favorevoli che siano le esperienze che le si prospettano
[5] Itaque nihil perdet quod perire sensurus sit; unius enim in possessione uirtutis est, ex qua depelli numquam potest, ceteris precario vtitur: quis autem iactura mouetur alieni [5] Dunque, il saggio non perderà nulla di cui debba sentire la perdita; suo unico possesso è la virtù, ma da essa non potrà mai venire escluso: di tutto il resto, usa in precario: e chi si commuove, se perde una cosa che non gli appartiene
Quodsi iniuria nihil laedere potest ex his quae propria sapientis sunt, quia uirtute sua salua sunt, iniuria sapienti non potest fieri Dunque, se lingiuria non può intaccare per nulla il patrimonio del saggio, in quanto, salva la virtù, è salvo tutto il suo avere, al saggio non può esser fatta ingiuria

Adesso mi sento...