Seneca, De Constantia Sapientis: 02; 01-03

Seneca, De Constantia Sapientis: 02; 01-03

Latino: dall'autore Seneca, opera De Constantia Sapientis parte 02; 01-03

[1] Tum ego respondi habere te quod rei publicae nomine mouereris, quam hinc P Clodius, hinc Vatinius ac pessimus quisque uenundabat et caeca cupiditate correpti non intellegebant se dum vendunt et venire: pro ipso quidem Catone securum te esse iussi; nullam enim sapientem nec iniuriam accipere nec contumeliam posse, Catonem autem certius exemplar sapientis uiri nobis deos inmortalis dedisse quam Vlixem et Herculem prioribus saeculis [1] Allora io ti risposi che avevi ragione a sdegnarti per la causa della repubblica, dato che Publio Clodio da una parte, Vatinio dallaltra, e con loro tutti i peggiori, la mettevano in vendita e, presi dalla loro cieca cupidigia, non si rendevano conto che, vendendola, vendevano anche se stessi; ma per Catone, ti dissi di non darti pensiero, perché nessun saggio può ricevere né ingiuria né offesa, e gli dèi ci avevano dato Catone come un modello di uomo saggio, meglio definito che non lUlisse e lErcole che sono stati dati alle età primitive
Hos enim Stoici nostri sapientes pronuntiauerunt, inuictos laboribus et contemptores uoluptatis et uictores omnium terrorum Questi ultimi vennero dichiarati saggi dagli stoici, nostri predecessori, perché invincibili nelle fatiche, sprezzanti del piacere e vincitori di tutte le paure
[2] Cato non cum feris manus contulit, quas consectari uenatoris agrestisque est, nec monstra igne ac ferro persecutus est, nec in ea tempora incidit quibus credi posset caelum umeris unius inniti: excussa iam antiqua credulitate et saeculo ad summam perducto sollertiam cum ambitu congressus, multiformi malo, et cum potentiae inmensa cupiditate, quam totus orbis in tres divisus satiare non poterat, aduersus vitia civitatis degenerantis et pessum sua mole sidentis stetit solus et cadentem rem publicam, quantum modo una retrahi manu poterat, tenuit, donec abstractus comitem se diu sustentatae ruinae dedit simulque extincta sunt quae nefas erat diuidi; neque enim Cato post libertatem uixit nec libertas post Catonem [2] Catone non combatté con le belve, che lasciamo inseguire ai cacciatori ed ai contadini, non diede la caccia ai mostri con il fuoco ed il ferro, e non capitò a vivere in tempi in cui si poteva credere che il cielo posasse sulle spalle di un gigante, ma quando era già stata bandita la creduloneria degli antichi e il mondo era perfettamente scaltrito, dichiarata guerra allambizione, il male dai mille aspetti, ed a quella smisurata brama di potere, che neppure la spartizione del mondo fra i triumviri poteva saziare, si eresse lui solo, contro i vizi di una città degenerata, che stava affondando per il suo stesso peso, e ritardò la caduta della repubblica, per quanto era possibile farlo con una sola mano, fino al momento in cui, travolto dal crollo, volle essere partecipe del disastro che aveva cercato di impedire, così morirono insieme le due realtà che sarebbe stato nefando separare; né infatti Catone sopravvisse alla libertà, né la libertà a Catone
[3] Huic tu putas iniuriam fieri potuisse a populo quod aut praeturam illi detraxit aut togam, quod sacrum illud caput purgamentis oris adspersit [3] Pensi che un uomo del genere sia stato raggiunto dallingiuria del popolo, quando gli fu tolta la pretura o la toga, o quando il suo santo capo fu asperso di sozzi sputi
Tutus est sapiens nec ulla adfici aut iniuria aut contumelia potest Il saggio è al sicuro e non può essere raggiunto né da ingiurie, né da offese

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