«Non posso fare il militare; non posso fare del male. Sono cristiano». Per la tradizione cristiana, è il primo caso di «obiezione di coscienza» al servizio militare. Per Massimiliano, infatti, «cristiano» è colui che rifiutando ogni ideologia, ha un unico modello e un unico punto di riferimento: Cristo, al quale solo deve l'obbedienza più importante, quella della propria coscienza.
Va notato che, nel corso del processo, Massimiliano non fa un'apologia della non-violenza, né condanna il servizio militare in quanto tale. Le sue risposte al giudice non sono mai dichiarazioni di intenti, o condanne di atteggiamenti diversi dal proprio. Si tratta sempre e solo di rivendicazioni della propria appartenenza a Cristo.
«Quelli che prestano servizio militare, che male fanno?» chiede il giudice. «Tu lo sai, cosa fanno, i militari». Massimiliano chiede al giudice di mettersi dal suo lato, dalla parte di chi si assume la responsabilità della scelta. Il giudice invece non replica, ma ricorda la pena di morte prevista per i casi di renitenza: non accetta un dialogo di coscienze, ma si barrica dietro la legge.
Massimiliano fu decapitato al termine del processo, vestito con abiti nuovi, preparati per gli anni di leva. Per un caso della storia, fu seppellito a Cartagine, in Africa, accanto al vescovo Cipriano che qualche anno prima rifletteva:
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L'omicidio è crimine quando sono i singoli a commetterlo, ma diventa virtù quando è compiuto in nome dello Stato
vescovo Cipriano
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