Il dipinto venne requisito dai commissari napoleonici nel 1811 per essere esposto nella Pinacoteca di Brera a Milano. Nel 1817 rientra a Urbino, nella stessa chiesa dei Cappuccini, grazie alla richiesta ufficiale di restituzione dei beni confiscati inviata dallo Stato Pontificio al Regno Lombardo-Veneto,
Con l'Unita d'Italia, a Seguito della soppressione delle corporazioni religiose, giunge nel Museo dell'Istituto di Belle Arti delle Marche istituito a Urbino, primitivo nucleo della futura Galleria Nazionale.
La pala raffigura il momento in cul il santo, in preghiera sul monte della Verna, in una notte estiva del 1224, riceve in dono le stigmate dall'ardente serafino apparso in cielo nelle sembianze di Cristo crocifisso. In primo piano a sinistra fra Leone, la cul figura è resa con un'evidente e teatrale torsione manierista, copre lo sguardo a causa del forte bagliore che illumina sullo sfondo anche il gruppo di pastori e mulattieri che si svegliano all'improvviso, colpiti dall'apparizione fiammeggiante del serafino.
Sarebbe arduo classificare Urbino, nel variegato paesaggio artistico e culturale d'Italia, periferia, sia pur rispetto a città come Roma, Firenze, Napoli: troppo ha donato all'identità italiana, alla civiltà artistica mondiale, alla contemporaneità, essendo patrimonio Unesco, per poterla relegare in un canto. Urbino è stata ed è crocevia di tanti percorsi ideali, trama di molteplici fili storico-culturali. Urbino è dimora privilegiata di bellezza in un'Italia che è giardino del Bello.








