Sallustio, Bellum Iugurthinum: Parte 11-15

Sallustio, Bellum Iugurthinum: Parte 11-15

Latino: dall'autore Sallustio, opera Bellum Iugurthinum parte Parte 11-15

Ad ea Iugurtha, tametsi regem ficta locutum intellegebat et ipse longe aliter animo agitabat, tamen pro tempore benigne respondit

Micipsa paucis post diebus moritur

Postquam illi more regio iusta magnifice fecerant, reguli in unum convenerunt, ut inter se de cunctis negotiis disceptarent

Sed Hiempsal, qui minimus ex illis erat, natura ferox et iam antea ignobilitatem Iugurthae, quia materno genere impar erat, despiciens, dextra Adherbalem assedit, ne medius ex tribus, quod apud Numidas honore ducitur, Iugurtha foret

Dein tamen, ut aetati concederet, fatigatus a fratre, vix in partem alteram transductus est

Ibi cum multa de administrando imperio dissererent, Iugurtha inter alias res iacit oportere quinquenni consulta et decreta omnia rescindi, nam per ea tempora confectum annis Micipsam parum animo valuisse
A tali parole, Giugurta, sebbene sapesse che il re non era stato sincero, e lui stesso dissimulasse il suo vero pensiero, nondimeno, date le circostanze, rispose benevolmente

Micipsa di lì a pochi giorni morì

Fattegli le esequie con la magnificenza dovuta a un re, i prìncipi si radunarono per discutere tra loro tutte le questioni

Ma Iempsale, il più giovane, che, per natura impetuoso, già da un pezzo disprezzava Giugurta per l'oscurità delle sue origini materne, si sedette alla destra di Aderbale, non volendo che il posto di mezzo fra i tre, che presso i Numidi è segno d'onore, toccasse a Giugurta

Poi, però, per le insistenti preghiere del fratello, che lo invitava a cedere all'età, si spostò a malincuore dall'altra parte

Apertasi quindi la discussione in merito all'amministrazione del regno, Giugurta tra le altre cose lanciò la proposta di annullare ogni legge e decreto dell'ultimo quinquennio, durante il quale Micipsa, indebolito dall'età, non era stato perfettamente lucido di mente
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Tum idem Hiempsal placere sibi respondit, nam ipsum illum tribus proximis annis adoptatione in regnum pervenisse

Quod verbum in pectus Iugurthae altius, quam quisquam ratus erat, descendit

Itaque ex eo tempore ira et metu anxius moliri, parare atque ea modo cum animo habere, quibus Hiempsal per dolum caperetur

Quae ubi tardius procedunt neque lenitur animus ferox, statuit quovis modo inceptum perficere

Primo conventu, quem ab regulis factum supra memoravi, propter dissensionem placuerat dividi thesauros finisque imperi singulis constitui

Itaque tempus ad utramque rem decernitur, sed maturius ad pecuniam distribuendam

Reguli interea in loca propinqua thesauris alius alio concessere

Sed Hiempsal in oppido Thirmida forte eius domo utebatur, qui proximus lictor Iugurthae carus acceptusque ei semper fuerat
Allora Iempsale rispose che la proposta gli piaceva, perché Giugurta era pervenuto al regno per adozione tre anni prima

Queste parole si conficcarono nel cuore di Giugurta più profondamente di quel che si sarebbe potuto pensare

Agitato quindi dall'ira e dal timore, da quel momento era solo intento a macchinare, a predisporre e a escogitare dei piani per catturare Iempsale con l'inganno

Ma poiché questi piani procedevano con troppa lentezza e il suo animo impetuoso non trovava pace, decise di eseguire il suo progetto in qualsiasi modo

Nel primo convegno, che, come si è detto, ebbero i prìncipi, dato il disaccordo, fu deciso di spartire i tesori e di stabilire i confini del dominio di ciascuno

Fissarono le date per le due operazioni, e prima di tutto per la divisione del tesoro

Nel frattempo i prìncipi si ritirarono in diverse parti, tutti, però, nelle vicinanze dei tesori

A Iempsale toccò di soggiornare in Tirmida, in casa di un tale che, essendo primo littore di Giugurta, gli era sempre stato caro e gradito
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Quem ille casu ministrum oblatum promissis onerat impellitque, uti tamquam suam visens domum eat, portarum clauis adulterinas paret-- nam verae ad Hiempsalem referebantur--ceterum, ubi res postularet, se ipsum cum magna manu venturum

Numida mandata brevi conficit atque, uti doctus erat, noctu Iugurthae milites introducit

Qui postquam in aedis irrupere, diuersi regem quaerere, dormientis alios, alios occursantis interficere, scrutari loca abdita, clausa effringere, strepitu et tumultu omnia miscere, cum interim Hiempsal reperitur occultans se tugurio mulieris ancillae, quo initio pauidus et ignarus loci perfugerat

Numidae caput eius, uti iussi erant, ad Iugurtham referunt

Ceterum fama tanti facinoris per omnem Africam brevi diuulgatur

Adherbalem omnisque, qui sub imperio Micipsae fuerant, metus invadit
Poiché il caso gli offre un simile strumento, Giugurta con grandi promesse lo induce a recarsi nella sua casa come per visitarla e a preparare chiavi false per le porte, in quanto le autentiche venivano riconsegnate a Iempsale; al momento opportuno, poi, egli sarebbe giunto con un nutrito stuolo di armati

Il Numida esegue senza indugi gli ordini, e, come convenuto, introduce nottetempo i soldati di Giugurta

Questi, precipitatisi dentro, si spargono alla ricerca del re, uccidono alcuni nel sonno, altri mentre si fanno loro incontro, frugano in ogni angolo, sfondano le porte, mettono tutto a soqquadro con gran strepito e trambusto: quand'ecco trovano Iempsale che si nasconde nella capanna di una schiava, ove sin dall'inizio, atterrito e inesperto dei luoghi, aveva trovato rifugio

I Numidi, come era stato loro ordinato, portano la sua testa a Giugurta

La fama di un così atroce delitto si diffonde rapidamente per tutta l'Africa

Aderbale e quanti erano stati sudditi di Micipsa sono atterriti
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In duas partis discedunt Numidae: plures Adherbalem secuntur, sed illum alterum bello meliores

Igitur Iugurtha quam maximas potest copias armat, urbis partim vi alias voluntate imperio suo adiungit, omni Numidiae imperate parat

Adherbal tametsi Romam legatos miserat, qui senatum docerent de caede fratris et fortunis suis, tamen fretus multitudine militum parabat armis contendere

Sed ubi res ad certamen venit, victus ex proelio profugit in prouinciam ac deinde Romam contendit

Tum Iugurtha patratis consiliis, postquam omnis Numidiae potiebatur, in otio facinus suum cum animo reputans timere populum Romanum neque aduersus iram eius usquam nisi in auaritia nobilitatis et pecunia sua spem habere
I Numidi si dividono in due parti: il maggior numero segue Aderbale, ma i più bellicosi quell'altro

Giugurta arruola pertanto il maggior numero possibile di uomini: annette città, alcune con la forza, altre di loro volontà, si prepara a sottomettere l'intera Numidia

Aderbale, benché avesse inviato ambasciatori a Roma per informare il senato dell'assassinio del fratello e della sua precaria situazione, tuttavia, confidando nel gran numero dei suoi soldati, si apprestava a dar battaglia

Ma quando si venne allo scontro, sconfitto, fuggì dal campo di battaglia nella nostra provincia, da dove raggiunse poi Roma

Giugurta, realizzato il suo disegno di essere signore incontrastato di tutta la Numidia, ha modo di ripensare con calma al suo misfatto; comincia allora a temere il popolo romano e contro la sua vendetta non vede altra speranza che l'avidità dei nobili e il suo denaro
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Itaque paucis diebus cum auro et argento multo Romam legatos mittit, quis praecipit, primum uti ueteres amicos muneribus expleant, deinde nouos aqquirant, postremo quaecumque possint largiendo parare ne cunctentur

Sed ubi Romam legati venere et ex praecepto regis hospitibus aliisque, quorum ea tempestate in senatu auctoritas pollebat, magna munera misere, tanta commutatio incessit, ut ex maxima invidia in gratiam et fauorem nobilitatis Iugurtha veniret

Quorum pars spe, alii praemio inducti singulos ex senatu ambiendo nitebantur, ne grauius in eum consuleretur

Igitur ubi legati satis confidunt, die constituto senatus utrisque datur

Tum Adherbalem hoc modo locutum accepimus
Perciò, pochi giorni dopo, spedisce a Roma ambasciatori carichi d'oro e d'argento: ordina loro di colmare di doni i suoi antichi fautori, di procurarne di nuovi e di non esitare a comprare tutti gli aiuti possibili

Giunti gli ambasciatori in Roma e inviati magnifici doni, secondo gli ordini del re, agli ospiti di Giugurta e ai senatori in quel periodo più influenti, vi fu un tale cambiamento che i nobili passarono dalla più viva indignazione alla simpatia e al favore per Giugurta

Alcuni indotti dai doni promessi, altri da quelli ricevuti, circuivano i senatori a uno a uno, adoperandosi perché non si procedesse con troppo rigore contro di lui

Pertanto, quando gli ambasciatori si sentirono abbastanza sicuri, in un giorno stabilito il senato concesse udienza a entrambe le parti

Ci risulta che in quell'occasione Aderbale parlò così
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Patres conscripti, Micipsa pater meus moriens mihi praecepit, uti regni Numidiae tantummodo procurationem existimarem meam, ceterum ius et imperium eius penes vos esse; simul eniterer domi militiaeque quam maximo usui esse populo Romano; vos mihi cognatorum, vos affinium loco ducerem: si ea fecissem, in vestra amicitia exercitum divitias munimenta regni me habiturum

Quae cum praecepta parentis mei agitarem, Iugurtha, homo omnium quos terra sustinet sceleratissimus, contempto imperio vestro Masinissae me nepotem et iam ab stirpe socium atque amicum populi Romani regno fortunisque omnibus expulit
Padri coscritti, Micipsa, mio padre, m'ingiunse morendo di ritenermi soltanto l'amministratore del regno di Numidia, perché, per il resto, il dominio su di esso di diritto e di fatto spettava a voi; e mi raccomandò di rivolgere il più possibile ogni mio sforzo, in pace e in guerra, all'utilità del popolo romano e di considerarvi come consanguinei e parenti; a queste condizioni, nella vostra alleanza io avrei ritrovato esercito, ricchezza, difesa del regno

Mentre io applicavo i consigli di mio padre, Giugurta, l'uomo più malvagio che sia mai nato, disprezzando la vostra autorità, privò del trono e d'ogni bene me, nipote di Massinissa, sin dalla nascita alleato e amico del popolo romano
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Atque ego, patres conscripti, quoniam eo miseriarum venturus eram, vellem potius ob mea quam ob maiorum meorum beneficia posse me a vobis auxilium petere, ac maxime deberi mihi beneficia a populo Romano, quibus non egerem, secundum ea, si desideranda erant, uti debitis uterer

Sed quoniam parum tuta per se ipsa probitas est neque mihi in manu fuit, Iugurtha qualis foret, ad vos confugi, patres conscripti, quibus, quod mihi miserrimum est, cogor prius oneri quam usui esse

Ceteri reges aut bello victi in amicitiam a vobis recepti sunt aut in suis dubiis rebus societatem vestram appetiuerunt; familia nostra cum populo Romano bello Carthaginiensi amicitiam instituit, quo tempore magis fides eius quam fortuna petenda erat

Quorum progeniem vos, patres conscripti, nolite pati me nepotem Masinissae frustra a vobis auxilium petere
Ora io, padri coscritti, poiché ero destinato a precipitare in tanta miseria, avrei desiderato poter chiedere il vostro aiuto più per i miei servigi che per quelli dei miei antenati; avrei voluto, anzitutto, che mi fossero dovuti da parte del popolo romano, senza averne bisogno; in secondo luogo, se proprio avessi dovuto ricorrervi, che fossero come un debito da riscuotere

Ma poiché l'onestà è di per sé malsicura e il comportamento di Giugurta non dipendeva da me, sono ricorso a voi, padri coscritti, costretto, per mia somma sventura, a esservi più di peso che di giovamento

Gli altri re o furono da voi accolti come amici, dopo essere stati sconfitti, o chiesero di diventarlo nel momento del pericolo; al contrario la nostra famiglia si alleò col popolo romano nel corso della guerra contro Cartagine, quando si poteva contare sulla sua lealtà più che sulla sua potenza

Non vogliate permettere, padri coscritti, che io, progenie di quei re, nipote di Massinissa, implori invano il vostro aiuto
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Si ad impetrandum nihil causae haberem praeter miserandam fortunam, quod paulo ante rex genere fama atque copiis potens, nunc deformatus aerumnis, inops alienas opes expecto, tamen erat maiestatis populi Romani prohibere iniuriam neque pati cuiusquam regnum per scelus crescere

Verum ego iis finibus eiectus sum, quos maioribus meis populus Romanus dedit, unde pater et auos meus una vobiscum expulere Syphacem et Carthaginiensis

Vestra beneficia mihi erepta sunt, patres conscripti, vos in mea iniuria despecti estis

Eheu me miserum

Hucine, Micipsa pater, beneficia tua euasere, ut, quem tu parem cum liberis tuis regnique participem fecisti, is potissimum stirpis tuae extinctor sit

Numquamne ergo familia nostra quieta erit

Semperne in sanguine ferro fuga versabitur
Se a ottenerlo non avessi altro titolo che la mia misera sorte per cui, fino a ieri re potente per stirpe, fama e ricchezze, sono oggi avvilito dalle sventure, povero e bisognoso del soccorso altrui, sarebbe pur sempre degno della maestà del popolo romano impedire un sopruso e non consentire che per mezzo di un delitto si possa accrescere un regno

Ma ora io sono cacciato da quella terra che i miei antenati ebbero dal popolo romano, da cui mio padre e mio nonno, insieme con voi, espulsero Siface e i Cartaginesi

quanto mi vien tolto era vostro, padri coscritti; voi, nella offesa recata a me, siete gli offesi

Oh me infelice

Ecco dunque, Micipsa, padre mio, il frutto della tua generosità ,Il più accanito sterminatore della tua stirpe è proprio colui che tu avevi reso uguale ai tuoi figli e compartecipe del regno

Non avrà mai pace la nostra famiglia

Sarà sempre travagliata da uccisioni, guerre, esili
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Dum Carthaginienses incolumes fuere, iure omnia saeva patiebamur: hostes ab latere, vos amici procul, spes omnis in armis erat

Postquam illa pestis ex Africa eiecta est, laeti pacem agitabamus, quippe quis hostis nullus erat, nisi forte quem vos iussissetis

Ecce autem ex improuiso Iugurtha, intoleranda audacia scelere atque superbia sese efferens, fratre meo atque eodem propinquo suo interfecto primum regnum eius sceleris sui praedam fecit; post ubi me isdem dolis nequit capere, nihil minus quam vim aut bellum expectantem in imperio vestro, sicuti videtis, extorrem patria domo, inopem et coopertum miseriis effecit, ut ubiuis tutius quam in meo regno essem

Ego sic existimabam, patres conscripti, uti praedicantem audiueram patrem meum, qui vestram amicitiam diligenter colerent, eos multum laborem suscipere, ceterum ex omnibus maxime tutos esse
0 Finché Cartagine fu potente, era naturale che sopportassimo ogni tipo di prepotenza: con i nemici accanto e voi, gli amici, lontani, l'unico scampo era nelle armi

Ma liberata l'Africa da quel flagello, noi vivevamo sereni e tranquilli, non avendo alcun nemico, se non quello che voi avreste potuto eventualmente imporci

Quand'ecco all'improvviso Giugurta, gonfio di intollerabile audacia, di malvagità e tracotanza, ucciso mio fratello, che era al tempo stesso suo congiunto, dapprima, in compenso del delitto commesso s'impadronì del suo regno; quindi, non potendo prendermi con gli stessi inganni, poiché non mi aspettavo che violenza e guerra, come vedete, mi rese, sebbene sotto la vostra sovranità, esule dalla casa paterna, povero e afflitto dalle sventure, così da essere più al sicuro in qualsiasi luogo che nel mio regno

Io ritenevo, come avevo inteso più volte dire da mio padre, che chiunque coltivasse fedelmente la vostra amicizia, padri coscritti, si assumesse un impegno non facile, ma fosse, fra tutti, il più sicuro
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Quod in familia nostra fuit, praestitit, uti in omnibus bellis adesset vobis; nos uti per otium tuti simus, in vestra manu est, patres conscripti

Pater nos duos fratres reliquit, tertium Iugurtham beneficiis suis ratus est coniunctum nobis fore

Alter eorum necatus est, alterius ipse ego manus impias vix effugi

Quid agam

Aut quo potissimum infelix accedam

Generis praesidia omnia extincta sunt

Pater, uti necesse erat, naturae concessit

Fratri, quem minime decuit, propinquos per scelus vitam eripuit

Affinis amicos propinquos ceteros meos alium alia clades oppressit: capti ab Iugurtha pars in crucem acti, pars bestiis obiecti sunt, pauci, quibus relicta est anima, clausi in tenebris cum maerore et luctu morte grauiorem vitam exigunt
La nostra famiglia ha sempre fatto tutto quello che le era possibile per aiutarvi in tutte le guerre: che noi oggi viviamo sicuri in tempo di pace, dipende da voi, padri coscritti

Mio padre lasciò noi due fratelli e il terzo, Giugurta, pensò che sarebbe rimasto legato a noi dai suoi benefici

Dei due uno è stato ucciso: io sono sfuggito a stento alle empie mani dell'altro

Che cosa farò

Dove, infelice, potrò mai rivolgermi

I sostegni della famiglia sono venuti tutti a mancare

Mio padre ha dovuto inevitabilmente cedere alla legge di natura

a mio fratello chi meno avrebbe dovuto, cioè un parente, ha tolto la vita in modo spietato

i parenti, gli amici e gli altri miei congiunti sono caduti vittime chi di una sciagura chi di un'altra: presi da Giugurta, alcuni furono crocifissi, altri esposti alle fiere, i pochi lasciati in vita, rinchiusi in oscure prigioni, trascinano, nella tristezza e nel pianto, una vita peggiore d'ogni morte
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