Sallustio, Bellum Iugurthinum: Parte 101-105

Sallustio, Bellum Iugurthinum: Parte 101-105

Latino: dall'autore Sallustio, opera Bellum Iugurthinum parte Parte 101-105

Igitur quarto denique die haud longe ab oppido Cirta undique simul speculatores citi sese ostendunt, qua re hostis adesse intellegitur

Sed quia diuersi redeuntes alius ab alia parte atque omnes idem significabant, consul incertus, quonam modo aciem instrueret, nullo ordine commutato aduersum omnia paratus ibidem opperitur

Ita Iugurtham spes frustrata, qui copias in quattuor partis distribuerat, ratus ex omnibus aeque aliquos ab tergo hostibus venturos

Interim Sulla, quem primum hostes attigerant, cohortatus suos turmatim et quam maxime confertis equis ipse aliique Mauros invadunt, ceteri in loco manentes ab iaculis eminus emissis corpora tegere et, si qui in manus venerant, obtruncare
Il quarto giorno, infine, non lontano dalla città di Cirta, da tutte le parti contemporaneamente arrivano in fretta gli esploratori: segno manifesto che il nemico è vicino

Ma poiché, pur tornando da direzioni diverse, chi da una parte, chi dall'altra, riportavano tutti le stesse notizie, il console, non sapendo quale formazione adottare, senza mutare l'assetto, rimane in attesa in quel punto, pronto a ogni evenienza

In questo modo andò delusa la speranza di Giugurta, che aveva diviso le sue truppe in quattro parti, ritenendo che fra tutti qualcuno almeno avrebbe potuto prendere il nemico alle spalle

Nel frattempo Silla, entrato in contatto per primo con i nemici, incoraggia i suoi e si getta egli stesso con gli altri sui Mauri a squadroni molto serrati; tutti gli altri mantengono le loro posizioni e, badando a proteggersi dalle frecce scagliate da lontano, uccidono i nemici che si fanno sotto
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Score 54.2%

Dum eo modo equites proeliantur, Bocchus cum peditibus, quos Volux, filius eius, adduxerat neque in priore pugna, in itinere morati, affuerant, postremam Romanorum aciem invadunt

Tum Marius apud primos agebat, quod ibi Iugurtha cum plurimis erat

Dein Numida cognito Bocchi adventu clam cum paucis ad pedites conuertit

Ibi Latine--nam apud Numantiam loqui didicerat--exclamat nostros frustra pugnare, paulo ante Marium sua manu interfectum, simul gladium sanguine oblitum ostentans, quem in pugna satis impigre occiso pedite nostro cruentauerat

Quod ubi milites accepere, magis atrocitate rei quam fide nuntii terrentur, simulque barbari animos tollere et in perculsos Romanos acrius incedere
Mentre la cavalleria combatte in questo modo, Bocco, con la fanteria, che gli era stata condotta dal figlio Voluce e che non aveva partecipato alla prima battaglia per un ritardo verificatosi durante la marcia, assale la retroguardia romana

In quel momento Mario si trovava all'avanguardia, dato che Giugurta con il grosso dell'esercito si trovava proprio in quel punto

Allora il Numida, saputo dell'arrivo di Bocco, con pochi dei suoi si porta nascostamente verso la fanteria

Qui grida in latino - l'aveva infatti imparato a Numanzia - che era vana ogni nostra resistenza, poiché poco prima aveva ucciso Mario di sua mano; Contemporaneamente mostrava la sua spada macchiata del sangue dei nostri fanti, che egli aveva trucidato con grande accanimento in battaglia

All'udire tale notizia, i nostri soldati rimangono sbigottiti più per l'atrocità del fatto che per l'attendibilità di chi l'annunzia, mentre i barbari riprendono coraggio e attaccano ancor più furiosamente i Romani atterriti
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Iamque paulum a fuga aberant, cum Sulla profligatis iis, quos aduersum ierat, rediens ab latere Mauris incurrit

Bocchus statim auertitur

At Iugurtha, dum sustentare suos et prope iam adeptam victoriam retinere cupit, circumventus ab equitibus, dextra sinistraque omnibus occisis solus inter tela hostium vitabundus erumpit

Atque interim Marius fugatis equitibus accurrit auxilio suis, quos pelli iam acceperat

Denique hostes iam undique fusi

Tum spectaculum horribile in campis patentibus: sequi fugere, occidi capi; equi atque viri afflicti, ac multi uulneribus acceptis neque fugere posse neque quietem pati, niti modo ac statim concidere; postremo omnia, qua visus erat, constrata telis armis cadaueribus, et inter ea humus infecta sanguine
E già i nostri stavano per fuggire, quando Silla, battuti gli avversari contro i quali si era scagliato, torna e investe i Mauri di fianco

Sùbito Bocco si ritira

Giugurta, invece, intende incoraggiare i suoi e non farsi sfuggire la vittoria già quasi conquistata; Ma, vistosi circondato dalla nostra cavalleria ed essendo tutti i suoi caduti uccisi a destra e a sinistra, s'apre un varco da solo tra le frecce dei nemici

Mario, intanto, dopo aver messo in fuga i cavalieri nemici, accorre in aiuto dei suoi che, come gli avevano già riferito, stavano ritirandosi

Alla fine i nemici sono ormai in rotta da ogni parte

Allora in quella vasta pianura si presentò uno spettacolo atroce: chi inseguiva, chi fuggiva, chi era ucciso, chi era preso; Cavalli e uomini giacevano a terra e molti feriti, che non potevano né fuggire né star fermi, tentavano di alzarsi e sùbito ricadevano: Insomma, fin dove lo sguardo poteva spingersi, c'erano cumuli di lance, di scudi e di cadaveri e in mezzo la terra intrisa di sangue
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Post ea loci consul haud dubie iam victor pervenit in oppidum Cirtam, quo initio profectus intenderat

Eo post diem quintum, quam iterum barbari male pugnauerant, legati a Boccho veniunt, qui regis verbis ab Mario petiuere, duos quam fidissimos ad eum mitteret, velle de suo et de populi Romani commodo cum iis disserere

Ille statim L Sullam et A Manlium ire iubet

Qui quamquam acciti ibant, tamen placuit verba apud regem facere, ut ingenium aut auersum flecterent aut cupidum pacis vehementius accenderent
Dopo di ciò il console, ormai senza alcun dubbio vincitore, arrivò alla città di Cirta, che era la meta iniziale del suo cammino

Qui, cinque giorni dopo la seconda sconfitta dei barbari, giunsero alcuni messi da parte di Bocco, che, in nome del re, chiesero a Mario di inviargli due dei suoi uomini più fidati, perché egli voleva discutere con loro dei suoi interessi e di quelli del popolo romano

Mario dà subito ordine di partire a Lucio Silla e ad Aulo Manlio

Questi, sebbene fossero andati su invito del re, vollero tuttavia parlargli per primi per inclinare il suo animo alla pace, se ancora fosse ostile, o per confermarlo ancor più nei suoi propositi, nel caso già la desiderasse
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Itaque Sulla, cuius facundiae, non aetati a Manlio concessum, pauca verba huiusce modi locutus: 'Rex Bocche, magna laetitia nobis est, cum te talem virum di monuere, uti aliquando pacem quam bellum malles neu te optimum cum pessimo omnium Iugurtha miscendo commaculares, simul nobis demeres acerbam necessitudinem, pariter te errantem atque illum sceleratissimum persequi

Ad hoc populo Romano iam a principio imperi melius visum amicos quam seruos quaerere, tutiusque rati volentibus quam coactis imperitare

Tibi vero nulla opportunior nostra amicitia, primum quia procul absumus, in quo offensae minimum, gratia par ac si prope adessemus; dein quia parentis abunde habemus, amicorum neque nobis neque cuiquam omnium satis fuit
Silla, a cui Manlio, benché più anziano, aveva lasciato la parola in considerazione della sua eloquenza, pronunciò un breve discorso di questo tenore: Re Bocco, è per noi una grande gioia constatare che gli dèi hanno persuaso un uomo del tuo valore a preferire finalmente la pace alla guerra impedendo che l'eccelsa persona che tu sei fosse infangata dal contatto con Giugurta, il peggiore degli individui; Ciò ci esime dalla triste necessità di punire allo stesso modo te che hai commesso un errore e lui che si è coperto di delitti

Aggiungi che il popolo romano, fin dalle sue modeste origini, ha sempre preferito procurarsi amici piuttosto che schiavi, ritenendo più sicuro governare con il consenso che con la forza

Per te, del resto, nessuna amicizia è più vantaggiosa della nostra, prima di tutto perché la lontananza riduce al minimo le occasioni di offesa e ti assicura il nostro favore come se fossimo vicini, e poi anche perché di sudditi ne abbiamo anche troppi, di amici né noi né alcun altro ne ha abbastanza
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Atque hoc utinam a principio tibi placuisset: profecto ex populo Romano ad hoc tempus multo plura bona accepisses, quam mala perpessus es[ses]

Sed quoniam humanarum rerum fortuna atque, uti coepisti, perge licet placuit et vim et gratiam nostram te experiri, nunc, quando per illam licet, festina atque, uti coepisti, perge

multa atque opportuna habes, quo facilius errata officiis superes

Postremo hoc in pectus tuum demitte, numquam populum Romanum beneficiis victum esse

Nam bello quid valeat, tute scis

'Ad ea Bocchus placide et benigne, simul pauca pro delicto suo verba facit: se non hostili animo, sed ob regnum tutandum arma cepisse

Nam Numidiae partem, unde vi Iugurtham expulerit, iure belli suam factam; eam vastari a Mario pati nequiuisse

Praeterea missis antea Romam legatis repulsum ab amicitia
Magari tu avessi pensato così fin da principio: Avresti certo avuto dal popolo romano più benefici di quanti danni hai dovuto subire

La fortuna, che governa gran parte degli avvenimenti umani e che ha voluto farti provare sia la nostra forza che il nostro favore, ti offre ora un'occasione: non perdere tempo, dunque, e continua come hai cominciato

Tu hai molte opportunità che ti rendono agevole riscattare con i tuoi servigi gli errori commessi

Questa verità deve mettere radici nel tuo cuore: il popolo romano non è mai stato vinto in generosità

Sai bene, poi, quanto valga in guerra

A queste parole Bocco risponde in tono pacato e cortese, aggiungendo poche cose a giustificazione della sua colpa; Afferma di essere ricorso alle armi non per un sentimento di ostilità contro i Romani, ma per difendere il regno

Infatti la parte della Numidia, da cui aveva con la forza cacciato Giugurta, gli apparteneva per diritto di guerra e non aveva potuto tollerare che Mario la devastasse

Ricorda che quando aveva mandato ambasciatori a Roma, la sua offerta di amicizia non era stata accolta
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Ceterum uetera omittere ac tum, si per Marium liceret, legatos ad senatum missurum

Dein copia facta animus barbari ab amicis flexus, quos Iugurtha, cognita legatione Sullae et Manli metuens id, quod parabatur, donis corruperat

Marius interea exercitu in hibernaculis composito cum expeditis cohortibus et parte equitatus proficiscitur in loca sola obsessum turrim regiam, quo Iugurtha perfugas omnis praesidium imposuerat

Tum rursus Bocchus, seu reputando quae sibi duobus proeliis venerant, seu admonitus ab aliis amicis, quos incorruptos Iugurtha reliquerat, ex omni copia necessariorum quinque delegit, quorum et fides cognita et ingenia validissima erant

Eos ad Marium ac deinde, si placeat, Romam legatos ire iubet, agendarum rerum et quocumque modo belli componendi licentiam ipsis permittit
Si dichiara, peraltro, disposto a dimenticare il passato e a mandare, con l'autorizzazione di Mario, ambasciatori al senato

Più tardi, tuttavia, ottenuta l'autorizzazione, il barbaro fu indotto a cambiare parere da alcuni amici, che Giugurta, avvertito dell'ambasceria di Silla e Mario, e temendone le conseguenze, aveva corrotto con doni

Mario, intanto, dopo aver sistemato l'esercito negli alloggiamenti invernali, con coorti leggere e parte della cavalleria, s'inoltra nel deserto per assediare un fortilizio regio, ove Giugurta aveva posto un presidio formato soltanto di disertori

Allora Bocco nuovamente, sia che ripensasse a quel che gli era accaduto in due battaglie, sia che desse ascolto ad altri amici non corrotti da Giugurta, fra i tanti suoi intimi ne sceglie cinque di provata lealtà e di intelligenza molto viva

Ordina che si rechino come ambasciatori prima da Mario e poi, con il suo consenso, a Roma, e concede loro ampia facoltà di negoziare e di concludere la pace
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Illi mature ad hiberna Romanorum proficiscuntur, deinde in itinere a Gaetulis latronibus circumventi spoliatique pauidi sine decore ad Sullam profugiunt, quem consul in expeditionem proficiscens pro praetore reliquerat

Eos ille non pro uanis hostibus, uti meriti erant, sed accurate ac liberaliter habuit

Qua re barbari et famam Romanorum auaritiae falsam et Sullam ob munificentiam in sese amicum rati

Nam etiam tum largitio multis ignota erat; munificus nemo putabatur nisi pariter volens; dona omnia in benignitate habebantur

Igitur quaestori mandata Bocchi patefaciunt; simul ab eo petunt, uti fautor consultorque sibi assit; copias fidem magnitudinem regis sui et alia, quae aut utilia aut beneuolentiae esse credebant, oratione extollunt
Essi partono immediatamente per i quartieri invernali romani; Ma durante il viaggio vengono assaliti e derubati da predoni getuli, e impauriti e male in arnese si rifugiano presso Silla: il console, partendo per la spedizione, lo aveva lasciato con le funzioni di propretore

Egli li accolse non da nemici infidi, come avrebbero meritato, ma con riguardo e generosità

Quei barbari si convinsero che la fama di avidità dei Romani era falsa e che Silla, così munifico nei loro confronti, era un amico

In quel tempo, infatti, molti ignoravano ancora che cosa fosse la liberalità interessata: chi era considerato munifico passava implicitamente per amico e ogni dono era visto come un segno di generosità

Riferiscono dunque al questore le istruzioni di Bocco e nello stesso tempo lo pregano di dar loro aiuto e consiglio; Nel loro discorso esaltano le forze, la lealtà, la grandezza del re e tutte le altre doti che credevano utili o adatte a ispirare benevolenza
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Dein Sulla omnia pollicito docti, quo modo apud Marium, item apud senatum verba facerent, circiter dies quadraginta ibidem opperiuntur

Marius postquam infecto quo intenderat negotio Cirtam redit et de adventu legatorum certior factus est, illosque et Sullam [ab Utica] venire iubet, item L Bellienum praetorem Vtica, praeterea omnis undique senatorii ordinis, quibuscum mandata Bocchi cognoscit

legatis potestas Romam eundi fit, et ab consule interea indutiae postulabantur

Ea Sullae et plerisque placuere; pauci ferocius decernunt, scilicet ignari humanarum rerum, quae fluxae et mobiles semper in aduersa mutantur

Ceterum Mauri impetratis omnibus rebus tres Romam profecti duce Cn Octauio Rusone, qui quaestor stipendium in Africam portauerat, duo ad regem redeunt
Quindi, ottenute ampie rassicurazioni da Silla e istruiti sul modo in cui parlare a Mario e poi davanti al senato, rimangono lì in attesa per quaranta giorni circa

Mario, dopo aver compiuto l'impresa che si era proposta, ritorna a Cirta e, informato dell'arrivo dei messi, li fa venire da Tucca insieme a Silla; convoca anche il pretore Lucio Ballieno da Utica e tutti i membri dell'ordine senatorio da ogni punto della provincia: In loro presenza prende in esame le proposte di Bocco

I messi sono autorizzati a recarsi a Roma; da parte loro essi chiedono al console una tregua d'armi per quel periodo

Queste richieste incontrano l'approvazione di Silla e della maggioranza dei presenti: pochi fanno proposte più dure, evidentemente perché ignari delle sorti umane, che, incerte e mutevoli, si rivolgono sempre contro di noi

I Mauri, ottenuto ciò che avevano richiesto, partono: tre per Roma sotto la guida del questore Gneo Ottavio Rusone, che aveva portato in Africa il denaro per le truppe, gli altri due per tornare dal re
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Ex iis Bocchus cum cetera tum maxime benignitatem et studium Sullae libens accepit

Romaeque legatis eius, postquam errasse regem et Iugurthae scelere lapsum deprecati sunt, amicitiam et foedus petentibus hoc modo respondetur: 'Senatus et populus Romanus benefici et iniuriae memor esse solet

Ceterum Boccho, quoniam paenitet, delicta gratiae facit: foedus et amicitia dabuntur, cum meruerit

Quis rebus cognitis Bocchus per litteras a Mario petiuit, uti Sullam ad se mitteret, cuius arbitratu communibus negotiis consuleretur

Is missus cum praesidio equitum atque [peditum] funditorum Baliarium

Praeterea iere sagittarii et cohors Paeligna cum uelitaribus armis, itineris properandi causa, neque his secus atque aliis armis aduersum tela hostium, quod ea levia sunt, muniti
Oltre al resto, da questi Bocco apprese con piacere soprattutto la notizia della benevolenza e della disponibilità di Silla

A Roma i suoi ambasciatori, dopo aver allegato come scusa che il loro re era stato indotto in errore dalla perfidia di Giugurta, chiedevano amicizia e alleanza; fu loro data questa risposta: costume del senato e del popolo romano non dimenticare i benefici e le offese

Nondimeno, poiché Bocco si dimostra pentito, gli si perdona la colpa; Alleanza e amicizia gli saranno concesse quando le avrà meritate

Informato di ciò, Bocco scrisse a Mario chiedendogli di inviare Silla presso di lui con piena facoltà di trattare dei comuni interessi

Egli fu mandato con una scorta di cavalieri e di frombolieri balearici

Partirono inoltre con lui degli arcieri e una coorte di Peligni dotata di armi da veliti, adatte a una marcia spedita e tuttavia efficaci come le altre armi contro i giavellotti del nemico, pur essi di tipo leggero