LAVINIA FONTANA DE ZAPPI MDLXXVIIII
Poco conosciuto, questo bel ritratto maschile è stato realizzato nel 1579, due anni dopo il matrimonio della pittrice con Giovan Paolo Zappi, il cui cognome appare nella firma. Si colloca accanto ad altri ritratti coevi di eruditi, ecclesiastici, senatori e aristocratici, tra i primi committenti di Lavinia e che continueranno a preferirla fino alla fine della sua carriera. Si conoscono infatti oltre una ventina di ritratti maschili rappresentanti diversi esponenti di quel mondo, per lo più singoli, spesso firmati e datati, un corpus molto ricco e variegato del vasto catalogo dell'artista.
La pittrice conquista subito questo spazio produttivo poiché con le sue scelte compositive, stilistiche e descrittive soddisfa le esigenze di verosimiglianza e naturalezza volute dalle personalità effigiate e auspicate dal cardinale Gabriele Paleotti, guida culturale e spirituale di Bologna che stava formulando il suo trattato sulle immagini in pittura, pubblicato tre anni dopo.
Qui lo sconosciuto gentiluomo è seduto, ripreso di tre quarti fino al busto, con una inquadratura ravvicinata senza alcuna ambientazione, indossa un abito di velluto nero, spesso ricorrente tra i senatori e gli eruditi, con colletto bianco trinato terminante con due nappine sulle punte. Una mano tiene un fazzoletto, l'altra poggia sul bracciolo e porta un anello d'oro con gemma all'indice. Il volto ben individuato nella sua fisionomia dichiara un'età matura; lo sguardo intenso incontra quello di chi guarda e stabilisce così un dialogo con lo spettatore. L'impianto compositivo sobrio, essenziale, nulla concede a superflui elementi di distrazione.
Il linguaggio di Lavinia è già formato e si distingue nettamente da quello del padre-maestro Prospero Fontana e degli artisti a lei contemporanei, trovando una personale strada tra la ricerca di quel naturalismo che i coetanei Carracci cominciavano a sperimentare, la cura dei particolari di natura fiamminga e le indicazioni morali di Paleotti.