Fin dalla giovane età Lavinia attrasse l'attenzione degli ospiti della corte urbinate per la vivacità dello spirito e per la bellezza e anche Bernardino Baldi nel 1590 ne decantò il fascino riferendosi al ritratto che le fece Barocci. Numerose furono le trattative per combinarle un matrimonio all'altezza della giovane e aristocratica provenienza per il casato - e finalmente, all'età di venticinque anni, nel 1583 fu data in sposa a Pesaro ad Alfonso Felice d'Avalos, marchese del Vasto e di Pescara.
Da quel momento a più riprese soggiornò con le figlie nel ducato di Urbino, soprattutto a Fossombrone, e vi tornò stabilmente una volta rimasta vedova, dopo un breve intermezzo a Vasto presso la figlia Isabella. Gli ultimi anni della sua vita, a partire dal 1609, li trascorse con la nipote Lucrezia al castello di Montebello dove morì nel 1632. Francesco Maria II annotò nel suo Diario ogni notizia su Lavinia e sulla sorella, dal matrimonio alla nascita dei figli, ai suoi spostamenti tra le varie residenze del ducato, testimoniando una legame stabile e affettuoso tra i due.
Come sottolineava Ambrosini Massari, la somiglianza tra Francesco Maria II e la sorella appare evidente. Viene da chiedersi se Barocci non l'abbia utilizzata come modello di bellezza ideale per le tante donne bionde all'interno di composizioni sacre. Il giovinetto della Galleria Estense di Modena pare quasi uno studio dal vero per la preparazione del ritratto, anche se quel volto scoriato è stato poi utilizzato dal pittore per la donna che allatta in primo piano nel Martirio di san Vitale e, in precedenza, per la donna nella medesima posizione nella Madonna del popolo. Gli stessi lineamenti delicati, la bocca minuta e il naso affilato, gli occhi languidi e le sopracciglia sottili, i capelli biondi spesso raccolti e intrecciati sul capo ritornano simili.







