Si tratta di un vero e proprio manifesto delle passioni per le scienze moderne e per le arti nutrite dalla protagonista, la marchesa Margherita Sparapani Gentili Boccapaduli che fu anche l'animatrice di uno dei salotti più frequentati della seconda metà del XVIII secolo.
Espressione tipica della cultura figurativa romana del tempo, in questo ritratto ambientato la definizione dell'effigiata non avviene attraverso la ripresa di accessori occidentali, o vagamente mondani. La marchesa è raffigurata nel suo «cabinet d'histoire naturelle» nell'atto di mostrare con la mano sinistra un ramo di gelso sul quale avanza un bruco. All'interno del gabinetto, gli altri oggetti, gli arredi, le opere d'arte messi in scena contribuiscono a tracciarne il profilo di collezionista colta: vi appaiono i mobili à l'égyptienne probabilmente disegnati da Giovanni Battista Piranesi, che aveva progettato anche la decorazione delle residenze in città e in campagna della marchesa; sulla destra e sul fondo, in due nicchie, campeggiano le sculture antiche restaurate da Vincenzo Pacetti, il Sileno villoso e il Cestiario.