Riassunto della tutela processuale

Riassunto della tutela processuale

Nell’ambito delle attività umane considerate lecite e degne di tutela giuridica, si possono individuare due categorie di atti:

-    Atti volti a regolare, mediante manifestazioni di volontà (nei modi e con gli effetti previsti dall’ordinamento), determinati assetti di interessi (es. mancipatio, traditio, stipulatio, compravendita, mutuo e qualunque altro tipo di contratto).


-    Atti diretti a far valere contro altri soggetti una pretesa, ad affermarla formalmente come diritto soggettivo (o come situazione giuridicamente rilevante). In questa categoria rientra l’attività processuale per la quale i romani adoperarono il verbo “agere” dal quale derivò il termine “actio”.
Nel corso dell’evoluzione dell’esperienza giuridica romana, gli atti rientranti nella prima categoria furono considerati come produttivi di effetti giuridici “sostanziali” poiché ad essi si ricollegava l’acquisto o la perdita di diritti soggettivi e la nascita, la modificazione, o l’estinzione di situazioni giuridicamente rilevanti. L’agere processuale dei privati venne invece visto come l’attività attraverso cui di tutelavano i diritti violati o contestati e l’actio venne concepita come la facoltà di perseguire giudizialmente un diritto (infatti l’esistenza del diritto era il presupposto per l’esercizio dell’azione).


Originariamente, le manifestazioni dell’agere avevano un’ impronta autosatisfattiva in quanto tendevano, anche se in maniera formalizzata, alla realizzazione della pretesa affermata. Era stato attraverso la regolamentazione dell’agere che erano emersi i valori sostanziali del ius e si era formato il diritto in senso oggettivo.


Con il sistema procedurale delle legis actiones trovavano tutela i diritti fondati sul ius civile, con la nascita dell’agere per formulas si iniziarono a tutelare rapporti, situazione e pretese che non venivano riconosciute nel iure civili, che non erano diritti, bensì fatti giuridicamente irrilevanti.

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