Quintiliano, Institutio oratoria: Proemio

Quintiliano, Institutio oratoria: Proemio

Latino: dall'autore Quintiliano, opera Institutio oratoria parte Proemio

[1] Post impetratam studiis meis quietem, quae per viginti annos erudiendis iuvenibus inpenderam, cum a me quidam familiariter postularent ut aliquid de ratione dicendi componerem, diu sum equidem reluctatus, quod auctores utriusque linguae clarissimos non ignorabam multa quae ad hoc opus pertinerent diligentissime scripta posteris reliquisse [1] Dopo il congedo ottenuto dai miei studi, che per vent'anni avevo dedicato ai giovani da istruire, chiedendomi alcuni amichevolmente che componessi qualcosa sul metodo del parlare, fui certo a lungo indeciso, perché non ignorava che famosissimi autori di entrambe le lingue avevano lasciato ai posteri molte nozioni scritte molto diligentemente che riguardavano quest'impresa
[2] Sed qua ego ex causa faciliorem mihi veniam meae deprecationis arbitrabar fore, hac accendebantur illi magis, quod inter diversas opiniones priorum et quasdam etiam inter se contrarias difficilis esset electio, ut mihi si non inveniendi nova, at certe iudicandi de veteribus iniungere laborem non iniuste viderentur [2] Ma per tale motivo pensavo che ci sarebbe stato per me un più facile perdono del mio rifiuto, per cui quelli erano spinti di più, perché tra le diverse opinioni degli antenati e alcune anche contrarie fra loro era difficile la scelta, cosicché mi sembravano impormi non ingiustamente la fatica se non di trovarne di nuove, certo però di dover giudicare sulle quelle antiche
[3] Quamvis autem non tam me vinceret praestandi quod exigebatur fiducia quam negandi verecundia, latius se tamen aperiente materia plus quam imponebatur oneris sponte suscepi, simul ut pleniore obsequio demererer amantissimos mei, simul ne vulgarem viam ingressus alienis demum vestigiis insisterem [3] Sebbene poi mi convincesse non tanto la sicurezza di fornire quello che mi era richiesto quanto la riluttanza del rifiutare, tuttavia con l'argomento che si mostrava più ampiamente accettai spontaneamente più di quanto era richiesto del compito, sia affinchè ricambiassi con un più completo riconoscimento i miei carissimi, sia affinché dopo aver iniziato un cammino consueto non mi fermassi fino alle orme altrui
[4] Nam ceteri fere qui artem orandi litteris tradiderunt ita sunt exorsi quasi perfectis omni alio genere doctrinae summam (in eloquentiae) manum imponerent, sive contemnentes tamquam parva quae prius discimus studia, sive non ad suum pertinere officium opinati, quando divisae professionum vices essent, seu, quod proximum vero, nullam ingenii sperantes gratiam circa res etiamsi necessarias, procul tamen ab ostentatione positas, ut operum fastigia spectantur, latent fundamenta [4] Infatti generalmente gli altri che tramandarono l'arte del perorare con le orazioni iniziarono la parte principale per quelli esperti in ogni altro genere di conoscenza così come se dessero una mano (in quella dell'eloquenza), sia disprezzando come piccole cose gli studi che apprendiamo prima, sia persuasi non riguardare il loro compito, poiché c'erano fasi suddivise delle specializzazioni, o, il che vicino al vero, non sperando nessun riconoscimento dell'ingegno circa le questioni pur necessarie, poste tuttavia lontano dall'esibizionismo, come degli edifici sono osservate le parti alte, le fondamenta si nascondono
[5] Ego cum existimem nihil arti oratoriae alienum sine quo fieri non posse oratorem fatendum est, nec ad ullius rei summam nisi praecedentibus initiis perveniri, ad minora illa, sed quae si neglegas non sit maioribus locus, demittere me non recusabo, nec aliter quam si mihi tradatur educandus orator studia eius formare ab infantia incipiam [5] Non considerando nulla estraneo all'arte dell'oratoria senza cui bisogna confessare non potersi formare l'oratore, né giungere alla conclusione di alcuna cosa se non con i precedenti elementi, non mi rifiuterò di scendere fino a quelli minori, ma se trascuri questi non c'è posto per i più importanti, comincerò ad organizzare dall'infanzia i suoi studi non diversamente che se mi sia affidato l'oratore da educare
[6] Quod opus, Marcelle Vitori, tibi dicamus, quem cum amicissimum nobis tum eximio litterarum amore flagrantem non propter haec modo, quamquam sint magna, dignissimum hoc mutuae inter nos caritatis pignore iudicabamus, sed quod erudiendo Getae tuo, cuius prima aetas manifestum iam ingenii lumen ostendit, non inutiles fore libri videbantur quos ab ipsis dicendi velut incunabulis per omnes quae modo aliquid oratori futuro conferant artis ad summam eius operis perducere festinabimus, [7] atque eo magis quod duo iam sub nomine meo libri ferebantur artis rhetoricae neque editi a me neque in hoc comparati [6] Questo lavoro ti dedico, Marcello Vitorio, che grandissimo amico per noi che era preso allora da intenso amore delle letterature giudicavamo degnissimo di questa prova di reciproco affetto fra noi non solo per questi motivi, sebbene siano imporanti, ma poiché nell'erudire il tuo Geta, la cui prima età già mostra la chiara luce dell'ingegno, non sembravano essere inutili i libri che dagli stessi per così dire incunaboli dell'eloquenza attraverso tutti ci affretteremo a trasmettere quelle cose che s'addicono in qualche modo al futuro oratore fino al termine di quest'opera d'arte, [7] e tanto più che già erano riportati a mio nome due libri di arte retorica né pubblicati da me né destinati a questo
Namque alterum sermonem per biduum habitum pueri quibus id praestabatur exceperant, alterum pluribus sane diebus, quantum notando consequi potuerant, interceptum boni iuvenes sed nimium amantes mei temerario editionis honore vulgaverant Infatti gli allievi a cui era riservato ciò avevano compilato un discorso tenuto per due giorni, l'altro certo in più giorni, quanto avevano potuto cogliere con l'annotare, bravi ragazzi ma troppo amanti della mia pubblicazione avevano diffuso con inopportuna considerazione una cosa improvvisata
[8] Quare in his quoque libris erunt eadem aliqua, multa mutata, plurima adiecta, omnia vero compositiora et quantum nos poterimus elaborata [8] Perciò anche in questi libri ci saranno alcune stesse idee, molte cambiate, numerose aggiunte, tutte in verità più organiche ed elaborate per quanto potremo
[9] Oratorem autem instituimus illum perfectum, qui esse nisi vir bonus non potest, ideoque non dicendi modo eximiam in eo facultatem sed omnis animi virtutes exigimus [9] Abbiamo formato quindi quel perfetto oratore, che non può essere se non un uomo onesto, pertanto in lui ricerchiamo non solo una notevole capacità di parlare ma le virtù di ciascun animo
[10] Neque enim hoc concesserim, rationem rectae honestaeque vitae, ut quidam putaverunt, ad philosophos relegandam, cum vir ille vere civilis et publicarum privatarumque rerum administrationi accommodatus, qui regere consiliis urbes, fundare legibus, emendare iudiciis possit, non alius sit profecto quam orator [10] Infatti non potrei ammettere ciò, che il criterio di una vita retta e onesta, come alcuni hanno pensato, sia da assegnare ai filosofi, allorché quell'uomo veramente civile e dedito all'amministrazione degli affari pubblici e privati, che possa reggere con le decisioni le città, basarle sulle leggi, correggere con le sentenze, non sia certo altro che un oratore

Notifications