Quintiliano, Institutio oratoria: Liber 1, 9

Quintiliano, Institutio oratoria: Liber 1, 9

Cultura

Latino: dall'autore Quintiliano, opera Institutio oratoria parte Liber 1, 9

[1] Et finitae quidem sunt partes duae quas haec professio pollicetur, id est ratio loquendi et enarratio auctorum, quarum illam methodicen, hanc historicen vocant [1] E quindi sono concluse le due parti che quest'impegno promette, cioè il modo d'esprimersi e l'interpretazione degli autori, di cui chiamano quella la metodica, questa la spiegazione
Adiciamus tamen eorum curae quaedam dicendi primordia quibus aetatis nondum rhetorem capientis instituant Aggiungiamo poi alla loro cura del parlare alcuni principi con cui istruiscono un retore d'età non ancora matura
[2] Igitur Aesopi fabellas, quae fabulis nutricularum proxime succedunt, narrare sermone puro et nihil se supra modum extollente, deinde eandem gracilitatem stilo exigere condiscant: versus primo solvere, mox mutatis verbis interpretari, tum paraphrasi audacius vertere, qua et breviare quaedam et exornare salvo modo poetae sensu permittitur [2] Perciò imparino a narrare le favole di Esopo, che subentrano molto da vicino ai racconti delle nutrici, con con linguaggio puro e che non esalta nulla oltre misura, a esigere quindi la stessa semplicità con lo stilo: dapprima elaborare i versi, poi interpretarli con le parole cambiate, quindi volgersi alquanto audacemente alla parafrasi, con cui è concesso sia abbreviare alcune cose sia ornare salvaguardato con misura il senso del poeta
[3] Quod opus, etiam consummatis professoribus difficile, qui commode tractaverit cuicumque discendo sufficiet [3] Lavoro questo, difficile anche per maestri esperti, chi l'avrà svolto adeguatamente riuscirà a qualunque apprendimento
Sententiae quoque et chriae et aetiologiae subiectis dictorum rationibus apud grammaticos scribantur, quia initium ex lectione ducunt: quorum omnium similis est ratio, forma diversa, quia sententia universalis est vox, aetiologia personis continetur Nei grammatici siano scritti anche proverbi e chiarimenti e ricerche con rispettive spiegazioni dei termini, perché prendono spunto dalla lettura: di tutti questi il metodo è simile, la forma diversa, perché il proverbio è voce universale, la spiegazione è riferita alle persone
[4] Chriarum plura genera traduntur: unum simile sententiae, quod est positum in voce simplici: "dixit ille" aut "dicere solebat"; alterum quod est in respondendo: "interrogatus ille", vel "cum hoc ei dictum esset, respondit"; tertium huic non dissimile: "cum quis dixisset aliquid" vel "fecisset" [4] Sono tramandati più generi di luoghi comuni: uno simile al proverbio, che è inserito in una frase semplice: "quello disse" o "era solito dire"; un altro che consiste nel rispondere: "quello interrogato", o "essendogli stato detto ciò, rispose"; il terzo non diverso da questo: "avendo qualcuno detto qualcosa" o "avendo fatto"
[5] Etiam in ipsorum factis esse chrian putant, ut: "Crates, cum indoctum puerum vidisset, paedagogum eius percussit", et aliud paene par ei, quod tamen eodem nomine appellare non audent, sed dicunt chreiodes, ut: "Milo, quem vitulum adsueverat ferre, taurum ferebat" [5] Anche nei fatti di queste stesse pensano esserci il luogo comune, come : "Cratete, avendo visto un fanciullo ignorante, picchiò il suo maestro" e un altro quasi uguale a questo, che però non osano chiamare con lo stesso nome, ma definiscono usuale, come: "Milone, trasportava un toro, che era abituato a trasportare da vitello"
In his omnibus et declinatio per eosdem ducitur casus et tam factorum quam dictorum ratio est In tutti questi esempi è espressa sia la declinazione attraverso gli stessi casi sia c'è la spiegazione tanto dei fatti che delle parole
[6] Narratiunculas a poetis celebratas notitiae causa, non eloquentiae tractandas puto [6] Penso che bisogna trattare i raccontini diffusi dai poeti a scopo di narrazione, non d'eloquenza
Cetera maioris operis ac spiritus Latini rhetores relinquendo necessaria grammaticis fecerunt: Graeci magis operum suorum et onera et modum norunt I retori latini resero necessari gli altri di maggiore impegno ed applicazione nel lasciarli ai grammatici: i Greci conoscono di più sia gli oneri sia il limite delle loro opere