Quintiliano, Institutio oratoria: Liber 1, 3

Quintiliano, Institutio oratoria: Liber 1, 3

Cultura. Lunedi, 09 Ottobre 2017. visite: giorni 51 Classifica 16.1 %

Latino: dall'autore Quintiliano, opera Institutio oratoria parte Liber 1, 3

[1] Affidatogli il bambino l'esperto dell'arte d'insegnare osservi dapprima il suo ingegno e il carattere [1] Tradito sibi puero docendi peritus ingenium eius in primis naturamque perspiciet
Segno importante d'intelligenza nei piccoli è la memoria: duplice la sua virtù, apprendere facilmente e ricordare fedelmente Ingenii signum in parvis praecipuum memoria est: eius duplex virtus, facile percipere et fideliter continere
Seguente l'imitazione: infatti anche ciò è di una natura incline, così che tuttavia realizzi quelle cose che apprende, non per caso l'atteggiamento e l'incedere e se è notato qualcosa di peggio Proximum imitatio: nam id quoque est docilis naturae, sic tamen ut ea quae discit effingat, non habitum forte et ingressum et si quid in peius notabile est
[2] Non mi darà speranza di un buon carattere chi con questa voglia d'imitare cercherà, di essere deriso; infatti quello veramente intelligente sarà innanzitutto anche mite [2] Non dabit mihi spem bonae indolis qui hoc imitandi studio petet, ut rideatur; nam probus quoque in primis erit ille vere ingeniosus
Del testo non avrei ritenuto peggiore essere d'intelligenza lenta che malvagia: il mite poi starà moltissimo lontano da quello pigro e fiacco Alioqui non peius duxerim tardi esse ingeni quam mali: probus autem ab illo segni et iacente plurimum aberit
[3] Questo mio (ragazzo) non apprenderà difficilmente le cose che sono riferite, ne chiederà anche alcune: seguirà però più che precorrerà [3] Hic meus quae tradentur non difficulter accipiet, quaedam etiam interrogabit: sequetur tamen magis quam praecurret
Quel genere quasi precoce di ingegni non giunge mai casualmente a frutto Illud ingeniorum velut praecox genus non temere umquam pervenit ad frugem
[4] Questi sono coloro che fanno facilmente le piccole cose e spinti dall'audacia mostano subito quanto più altro possono, infine possono poi ciò che è nel limite: continuano le parole, le dicono con faccia tosta, non frenati da alcun riserbo: non spiccano molto, ma velocemente; [5] non subentra vera capacità né si basa su radici profondamente infisse, sono come i semi sparsi sul suolo in superficie che si espandono più velocemente e le piantine simulate le spighe biondeggiano prima della mietitura con i gambi vuoti [4] Hi sunt qui parva facile faciunt et audacia provecti quidquid illud possunt statim ostendunt, possunt autem id demum quod in proximo est: verba continuant, haec vultu interrito, nulla tardati verecundia proferunt: non multum praestant, sed cito; [5] non subest vera vis nec penitus immissis radicibus nititur, ut quae summo solo sparsa sunt semina celerius se effundunt et imitatae spicas herbulae inanibus aristis ante messem flavescunt
Queste cose piacciono paragonate agli anni; poi il progresso cessa, l'ammirazione diminuisce Placent haec annis comparata; deinde stat profectus, admiratio decrescit
[6] Quando avrà notato queste cose, osservi quindi in che modo si debba trattare l'animo dell'allievo [6] Haec cum animadverterit, perspiciat deinceps quonam modo tractandus sit discentis animus

Adesso mi sento...