Quintiliano, Institutio oratoria: Liber 1, 10, 17-33

Quintiliano, Institutio oratoria: Liber 1, 10, 17-33

Cultura. Lunedi, 09 Ottobre 2017. visite: giorni 15 Classifica 5.0 %

Latino: dall'autore Quintiliano, opera Institutio oratoria parte Liber 1, 10, 17-33

[17] Laudem adhuc dicere artis pulcherrimae videor, nondum eam tamen oratori coniungere [17] Sembro esprimere finora l'elogio di un'arte bellissima, ma non congiungerla ancora all'oratore
Transeamus igitur id quoque, quod grammatice quondam ac musice iunctae fuerunt: si quidem Archytas atque Evenus etiam subiectam grammaticen musicae putaverunt, et eosdem utriusque rei praeceptores fuisse cum Sophron ostendit, mimorum quidem scriptor, sed quem Plato adeo probavit ut suppositos capiti libros eius cum moreretur habuisse credatur, [18] tum Eupolis, apud quem Prodamus et musicen et litteras docet et Maricas, qui est Hyperbolus, nihil se ex musice scire nisi litteras confitetur Tralasciamo dunque anche ciò, che una volta grammatica e musica furono unite: se certo Archita ed Eveno ritennero anche la grammatica soggetta alla musica, e che essi furono maestri di entrambe le discipline poiché lo dimostra Sofrone, certo scrittore di mimi, ma che Platone ammirò tanto, che si pensa aver tenuto i suoi libri messi sotto il capo mentre moriva, [18] poi Eupoli, in cui Prodamo insegna sia la musica sia le letterature e Marica, che impersona Iperbolo, confessa che egli non sa nulla di musica se non le note
Aristophanes quoque non uno libro sic institui pueros antiquitus solitos esse demonstrat, et apud Menandrum in Hypobolimaeo senex, qui reposcenti filium patri velut rationem inpendiorum quae in educationem contulerit exponens psaltis se et geometris multa dicit dedisse Anche Aristofane dichiara non in un solo libro che i fanciulli anticamente erano soliti essere istruiti così, e in Menandro nell'Ipobolimeo il vecchio, che elencando al padre che richiede al figlio la nota delle spese che aveva sostenuto nell'educazione dice che aveva dato molto ai suonatori di cetra e ai matematici
[19] Vnde etiam ille mos, ut in conviviis post cenam circumferretur lyra, cuius cum se imperitum Themistocles confessus esset, ut verbis Ciceronis utar, "est habitus indoctior" [19] Da qui anche quell'usanza, cosicché nei banchetti dopo cena si passava la lira, avendo Temistocle detto che era inesperto di questa, affinché io usi le parole di Cicerone, "è ritenuto alquanto ignorante"
[20] Sed veterum quoque Romanorum epulis fides ac tibias adhibere moris fuit: versus quoque Saliorum habent carmen [20] Ma fu abitudine anche degli antichi romani usare nei banchetti cetre e flauti: anche le formule dei Salii hanno il canto
Quae cum omnia sint a Numa rege instituta, faciunt manifestum ne illis quidem qui rudes ac bellicosi videntur curam musices, quantam illa recipiebat aetas, defuisse Essendo istituite tutte queste dal re Numa, rendono chiaro che nemmeno a quelli che sembrano rozzi e bellicosi musicisti era mancato l'interesse, per quanto ne includeva quell'epoca
[21] Denique in proverbium usque Graecorum celebratum est indoctos a Musis atque a Gratiis abesse [21] Infine fu riportato anche in un proverbio dei Greci che gli ignoranti sono lontani dalle Muse e dalle Grazie
[22] Verum quid ex ea proprie petat futurus orator disseramus [22] Ma discutiamo cosa il futuro oratore richieda propriamente da essa
Numeros musice duplices habet, in vocibus et in corpore: utriusque enim rei aptus quidam modus desideratur La musica ha duplici cadenze, sulle voci e sul corpo: infatti è richiesta una certa adeguata misura di entrambi
Vocis rationem Aristoxenus musicus dividit in rhythmon et melos, quorum alterum modulatione, alterum canore ac sonis constat Il musicista Aristosseno divide ilconetto di voce in ritmo e canto, di cui uno consta della modulazione, l'altro di canto e suoni

Adesso mi sento...