Quintiliano, Institutio oratoria: Liber 1, 10, 1-16

Quintiliano, Institutio oratoria: Liber 1, 10, 1-16

Latino: dall'autore Quintiliano, opera Institutio oratoria parte Liber 1, 10, 1-16

[1] Haec de grammatice, quam brevissime potui, non ut omnia dicerem sectatus, quod infinitum erat, sed ut maxime necessaria [1] Queste notizie sulla grammatica, che ho realizzato molto brevemente, non intenzionato affinché dicessi tutto, il che è infinito, ma affinché soprattutto le cose necessarie
Nunc de ceteris artibus quibus instituendos priusquam rhetori tradantur pueros existimo strictim subiungam, ut efficiatur orbis ille doctrinae, quem Graeci encyclion paedian vocant Ora mi congiungerò brevemente alle altre arti con cui penso che debbano essere istruiti i fanciulli prima che siano affidati al retore, affinché si realizzi del ciclo della conoscenza quello, che i Greci chiamano educazione completa
[2] Nam isdem fere annis aliarum quoque disciplinarum studia ingredienda sunt: quae quia et ipsae artes sunt et esse perfectae sine orandi scientia possunt nec rursus ad efficiendum oratorem satis valent solae, an sint huic operi necessariae quaeritur [2] Infatti circa negli stessi anni si devono iniziare anche gli studi delle altre discipline: le quali poiché anche le stesse sono arti e possono essere complete senza la conoscenza dell'eloquenza né però da sole bastano a formare sufficientemente un oratore, si ricerca se siano necessarie a questo scopo
[3] Nam quid, inquiunt, ad agendam causam dicendamve sententiam pertinet scire quem ad modum in data linea constitui triangula aequis lateribus possint [3] Infatti, dicono, che importa per trattare una causa o pronunciare una sentenza sapere in che modo su una linea data possano essere fatti triangoli con lati uguali
Aut quo melius vel defendet reum vel reget consilia qui citharae sonos nominibus et spatiis distinxerit Oppure o come difenderà meglio un reo o fornità consigli chi avrà distinto i suoni della cetra con nomi e pause
[4] Enumerent etiam fortasse multos quamlibet utiles foro qui neque geometren audierint nec musicos nisi hac communi voluptate aurium intellegant [4] Forse elencheranno anche molti pur famosi nel foro che non hanno appreso la geometria né le musiche tranne che non ascoltino per questo comune piacere delle orecchie
Quibus ego primum hoc respondeo, quod M A costoro dico questo innanzitutto, che M
Cicero scripto ad Brutum libro frequentius testatur: non eum a nobis institui oratorem qui sit aut fuerit, sed imaginem quandam concepisse nos animo perfecti illius et nulla parte cessantis Cicerone testimonia più frequentemente nel libro scritto per Bruto: che da noi non è formato quello che è o sarà un oratore, ma che noi abbiamo formato nell'animo una certa immagine di quello perfetto e che non cede in nessun campo
[5] Nam et sapientem formantes eum qui sit futurus consummatus undique et, ut dicunt, mortalis quidam deus non modo cognitione caelestium vel mortalium putant instruendum, sed per quaedam parva sane, si ipsa demum aestimes, ducunt, sicut exquisitas interim ambiguitates: non quia keratinai aut krokodilinai possint facere sapientem, sed quia illum ne in minimis quidem oporteat falli [5] Infatti anche i precettori ritengono dover istruire sapiente quello, che sarà completo in ogni parte e, come dicono, quasi un dio mortale non solo per la conoscenza delle cose celesti o mortali, ma quasi guidano attraverso alcune piccole cose, se almeno apprezzi le stesse, come sottigliezze talora ricercate: non perché i dilemmi o le ambiguità possano formare il sapiente, ma perché nemmeno nelle piccole cose bisogna che egli sia ingannato
[6] Similiter oratorem, qui debet esse sapiens, non geometres faciet aut musicus quaeque his alia subiungam, sed hae quoque artes ut sit consummatus iuvabunt: nisi forte antidotus quidem atque alia quae oculis aut vulneribus medentur ex multis atque interim contrariis quoque inter se effectibus componi videmus, quorum ex diversis fit una illa mixtura quae nulli earum similis est ex quibus constat, sed proprias vires ex omnibus sumit, [7] et muta animalia mellis illum inimitabilem humanae rationi saporem vario florum ac sucorum genere perficiunt: nos mirabimur si oratio, qua nihil praestantius homini dedit providentia, pluribus artibus egeat, quae, etiam cum se non ostendunt in dicendo nec proferunt, vim tamen occultam suggerunt et tacitae quoque sentiuntur [6] Ugualmente non formerà l'oratore, che dev'essere colto, la geometria o la musica e quelle altre cose che aggiungerò a queste, ma anche queste arti gioveranno affinché sia completo: a meno che certo un antidoto e gli altri rimedi che curano gli occhi e le ferite vediamo essere composti con molti ingredienti e talora anche con effetti contrari fra loro, dalla cui diversità deriva quell'unica mescolanza che non è simile a nessuna delle cose di cui consta, ma prende le sue virtù da tutte, [7] e gli animali muti fanno con una varia specie di fiori e succhi quel sapore di miele inimitabile per il genere umano: ci stupiremo se l'eloquenza, di cui nulla più efficace la provvidenza dette all'uomo, richieda molte arti, che, anche quando non si mostrano né si esprimono nel parlare, tuttavia aggiungono una forza nascosta e sono anche tacitamente percepite

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