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Quintiliano, Institutio oratoria: Liber 1, 1, 23-37

Quintiliano, Institutio oratoria: Liber 1, 1, 23-37

Latino: dall'autore Quintiliano, opera Institutio oratoria parte Liber 1, 1, 23-37

[23] An Philippus Macedonum rex Alexandro filio suo prima litterarum elementa tradi ab Aristotele summo eius aetatis philosopho voluisset, aut ille suscepisset hoc officium, si non studiorum initia et a perfectissimo quoque optime tractari et pertinere ad summam credidisset [23] Forse Filippo re dei Macedoni avrebbe voluto che a suo figlio Alessandro i primi rudimenti delle lettere fossero trasmessi da Aristotele sommo filosofo del suo tempo, o quello avrebbe accettato quest'incarico, se non avesse creduto che gli inizi degli studi sia sono trattati anche ottimamente da uno molto esperto sia mirano alla perfezione
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[24] Fingamus igitur Alexandrum dari nobis, impositum gremio dignum tanta cura infantem (quamquam suus cuique dignus est): pudeatne me in ipsis statim elementis etiam brevia docendi monstrare compendia [24] Fingiamo dunque che ci sia affidato Alessandro, posto in grembo fanciullo degno di tanta attenzione (sebbene il proprio è degno per ognuno): mi vergognerò di mostrare subito negli stessi rudimenti anche piccole abbreviazioni dell'insegnare
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Neque enim mihi illud saltem placet, quod fieri in plurimis video, ut litterarum nomina et contextum prius quam formas parvoli discant Infatti non mi piace neanche quello, che vedo avvenire in molti, cosicché i piccoli imparino i nomi delle lettere e il contesto prima delle forme
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[25] Obstat hoc agnitioni earum, non intendentibus mox animum ad ipsos ductus dum antecedentem memoriam secuntur [25] Ciò è d'ostacolo per l'apprendimento di queste, poiché non volgono subito l'attenzione verso i segni stessi mentre seguono la precedente memorizzazione
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Quae causa est praecipientibus ut, etiam cum satis adfixisse eas pueris recto illo quo primum scribi solent contextu videntur, retro agant rursus et varia permutatione turbent, donec litteras qui instituuntur facie norint, non ordine: quapropter optime sicut hominum pariter et habitus et nomina edocebuntur Questo è il motivo per quelli che insegnano che, anche quando sembrano averle impresso abbastanza nei giovani esattamente in quel modo in cui dapprima sogliono essere scritte, procedono poi al contrario e confondono con un cambiamento vario, finché quelli che vengono istruiti non riconoscano le lettere dalla forma, non dall'ordine: pertanto saranno istruiti ottimamente sulle forme e i nomi (delle lettere) ugualmente come quelli delle persone
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[26] Sed quod in litteris obest in syllabis non nocebit [26] Ma ciò che s'oppone nelle lettere non nuocerà nelle sillabe
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Non excludo autem id quod est notum irritandae ad discendum infantiae gratia, eburneas etiam litterarum formas in lusum offerre, vel si quid aliud quo magis illa aetas gaudeat inveniri potest quod tractare intueri nominare iucundum sit Non escludo poi ciò che è noto per dover spronare l'infanzia ad apprendere, anche mostrare in gioco forme d'avorio delle lettere, o se quell'età gradisce qualche altra cosa quanto più può essere trovato ciò che sia piacevole toccare vedere nominare
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[27] cum vero iam ductus sequi coeperit, non inutile erit eos tabellae quam optime insculpi, ut per illos velut sulcos ducatur stilus [27] Quando poi ormai istruito avrà cominciato a tracciare, non sarà inutile che essi siano incisi quanto più ottimamente su una tabella, affinché attraverso quelli lo stilo sia guidato come attraverso i solchi
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Nam neque errabit quemadmodum in ceris (continebitur enim utrimque marginibus neque extra praescriptum egredi poterit) et celerius ac saepius sequendo certa vestigia firmabit articulos neque egebit adiutorio manum suam manu super imposita regentis Infatti né sbaglierà come sulle cere (infatti sarà contenuta da entrambi i margini né potrà andare oltre il limite) e col seguire più velocemente e più spesso i segni fissati rinforzerà le articolazioni e non avrà bisogno dell'aiuto delle mani di chi regge la sua con la mano sovrapposta
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[28] Non est aliena res, quae fere ab honestis neglegi solet, cura bene ac velociter scribendi [28] Non è cosa inadeguata, quella che suole generalmente essere trascurata dagli onesti, la cura di scrivere bene e velocemente
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