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Quer pasticciaccio brutto de via Merulana: riassunto

Quer pasticciaccio brutto de via Merulana: riassunto

di Carlo Emilio Gadda

Per cogliere immediatamente il tono dell’opera, è necessario concentrarsi sul clima storico, che ne è sfondo e protagonista. Fondamentale è entrare in quella rete narrativa fittissima e intricata, dove ogni singolo elemento, anche quello minimo e apparentemente trascurabile diventa il nodo nevralgico di un sistema infinito di relazioni.
Chiaramente il bersaglio che l’autore intende colpire è la società, contro la quale Gadda “scaglia la sua felicissima verve linguistica”, un mondo corrotto e oscurato dall’ipocrita ottusità di una borghesia fascista con tutti i suoi effimeri e falsi miti ed eroi. E così avviene lo scontro tra Gadda e gli ideali del suo tempo, le cui immagini sono archetipi di un’apparenza, dietro la quale si nascondono ingiustizia e sopraffazione.
Protagonista dell’opera è il Commissario Francesco Ingravallo, conosciuto come “Don Ciccio”, nel pieno rispetto della tradizione popolare, personaggio che cela il vero Gadda, dal quale fluiscono parole, pensieri e passioni.
Ne nasce una molteplicità di fatti e casualità, un groviglio di situazioni che racchiudono l’inquietudine dell’autore, in una forma paradossale di giallo dalle mille soluzioni, dalle porte aperte alla verità, che solo il lettore può percepire tra le righe. Ne emerge una consapevolezza profonda di una complessità reale riportata sulle pagine bianche, dalle quali prende vita un romanzo che non si illude di smembrare l’intrigo, ma di dare nuova vita alla natura dell’uomo.
Il linguaggio si tramuta in uno strumento di analisi, calato nel sociale per tuffarsi nella voce dell’umanità facendo emergere quell’esuberanza dai tratti baroccheggianti.
La conoscenza della vera essenza umana è pertanto - a mio parere- la vera missione dello scrittore, il cui desiderio di sapere si fa strada nel romanzo, serpeggia duttile e veloce nell’inchiostro, lascia trasparire anche quell’angoscia che sembra dominare la vita del Gadda, tesa ad un cammino di ricerca.
“Gadda si addentra nella complessità del linguaggio come nel fitto, spinoso sottobosco del suo dolore esistenziale. Attraverso la continua, appassionata, spasmodica ricerca della parola sembra voler contorcersi, articolarsi per evitare i graffi dei rovi, ma il suo spirito superiore, delicato e schivo non fugge per districarsi senza ferite dai fatti quotidiani, ostili e acuminati, dell'esistere. I suoi capolavori solo esito dei suoi sforzi di vivere”
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