Quando Venezia bruciava le idee e affogava gli eretici nel silenzio

Quando Venezia bruciava le idee e affogava gli eretici nel silenzio

Il 1566 fu tutt'altro che un anno di riconciliazione e pace. Una domenica d'ottobre la curiosità spinse la gente a recarsi all'uscita della messa davanti alla chiesa di San Zimignan, in piazza San Marco. Migliaia e migliaia di veneziani quel mattino vi accorsero infatti, attirati dall'insolito spettacolo

Accanto al portone videro un uomo «con l'abitello et una torcia accesa in mano», che faceva penitenza pubblica. Si chiamava Giovanni Giacomo de Mocaiati. Processato per le sue idee eretiche, aveva abiurato. Le autorità veneziane avevano sempre evitato punizioni pubbliche: avevano preferito (e avrebbero preferito anche in futuro) annegare gli eretici nottetempo piuttosto che bruciarli in piazza, per timore che il loro supplizio e il loro eventuale coraggio nel sopportarlo suscitasse simpatia. Inoltre non volevano scatenare l'indignazione degli Stati protestanti, coi quali la Repubblica commerciava e faceva affari. Il condannato veniva caricato su una barca, portato nel Canale Orfano nel buio più assoluto, quindi veniva legato, gettato in acqua e affogato senza clamore. L'unica spettacolare esecuzione che le autorità della Repubblica non avevano impedito era quella dei libri.

Periodicamente si erigevano grandi falò in piazza per distruggere tutti quelli che contenevano idee «infette» o contrarie alla religione cattolica. L'ultimo falò era stato nel 1559; l'inquisitore e il clero avevano sollecitato i veneziani, rifiutando loro l'assoluzione in confessionale se non avessero obbedito, a consegnare i libri delle loro biblioteche private che figuravano nell'Indice Paolino promulgato in gennaio e pubblicato anche a Venezia. I veneziani - incitati dai parroci e dai confessori - volenti o nolenti collaborarono. L'Inquisizione raccolse migliaia di libri. Il sabato santo fu acceso il fuoco: bruciarono pubblicamente più di 12.000 volumi. Bruciarono fra gli altri i libri di Erasmo da Rotterdam, Rabelais, Machiavelli e Pietro Aretino, fino a dieci anni prima il dittatore del gusto di Venezia. I librai protestarono, agghiacciati, ma non si erano levate proteste clamorose. Così il Vaticano ritenne affinché si procedesse con le punizioni pubbliche anche degli esseri umani. Fece pressione sulle autorità veneziane tramite il nunzio apostolico, e Mocaiati fu scelto come esempio, per capire come la pensava il popolo. La risposta - per la Chiesa di Roma - fu estremamente positiva. Il penitente stette tutta la mattina davanti alla chiesa di piazza San Marco, mentre la folla aumentava via via. Bruciatelo! gridavano i testimoni.

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