Il risultato? Cannelloni roventi e grondanti di sugo, serviti con la stessa generosità del nonno che ti riempie il piatto "perché sei sempre troppo magro".
Il secondo round è stato un pollo stufato con patate che profumava di domeniche allungate sul divano. La salsa colava sulle patatine come se fosse stata progettata per farsi raccogliere col pane, che infatti era lì pronto come un complice. Nel frattempo, le polpette al sugo facevano squadra con un letto di verdure saltate, tirate a lucido da una fettina di limone da spruzzare come se stessi preparando un cocktail segreto.
Ho finito l'ultima polpetta con la serenità di chi ha appena concluso una trattativa internazionale: stomaco soddisfatto, anima contenta e quell'invincibile voglia di tornare al lavoro solo per raccontare l'impresa. Morale della favola? A volte serve davvero un vassoio carico di comfort food per ricordarsi che la pausa pranzo può ancora essere un'avventura epica.







