Ve ne sono diversi in giro per l'Italia, per esempio all'Orto botanico di Pisa, al complesso del Broletto di Novara, al piazzale Baiamonti a Milano e all'Orto botanico di Brera, al castello d'Este, in un cortile privato nel centro di Senigallia, all'isola dei Pescatori sul Lago Maggiore, a Scandicci, nella Villa de Kechler de Asarta in Friuli che incontreremo in seguito, per non parlare della spettacolare cascata sospesa che i glicini di Villa Bardini, nel capoluogo toscano, non ancora secolari ma di certo straordinari, ricreano ogni primavera, i primi giorni del mese di aprile.
Il nome glicine deriva dal greco glykos e significa "dolce". Anche dalle cascate di fiori dei glicini i coltivatori riescono a ricavare il miele, d'altronde si ricava miele da qualsiasi pianta fiorita: ovviamente da acacia, castagno, tiglio, ciliegio, le essenze più diffuse e note, ma anche da rododendro, eucalipto, rosmarino, lavanda e addirittura dall'ailanto.
La corteccia del glicine è durissima, evidente negli esemplari maturi poiché si arrocca, letteralmente, intorno alle ringhiere e talvolta le deforma; se lavorata in certi modi, consente di creare cordame e tele. I fiori, se macerati, curano i lividi e alleviano il dolore delle vene varicose; possono essere fritti e consumati in risotti e tempura.
Un glicine poderoso e acciaioso si arrampica al loggiato d'ingresso del Museo Bicknell di Bordighera, che qui incontriamo dunque non soltanto grazie alla presenza dei ficus di origine australiana. La circonferenza del suo tronco annodata supera il metro e mezzo.








