Purgatorio, canto 1: parafrasi

Purgatorio, canto 1: parafrasi

La navicella del mio ingegno

... , che lascia dietro a sé un mare così crudele, alza ora le vele per correre per acque migliori; argomento della mia cantica sarà il mio viaggio nel purgatorio dove l'anima umana espia i suoi peccati e si fa degna di salire al paradiso. Ma a questo punto la poesia, che fino ad ora ha cantato il regno dei morti, si innalzi o sante muse, poiché io vi ho consacrato interamente la mia vita e qui anche Calliope alzi alquanto la sua voce, accompagnando il mio canto con quella melodia della quale le sciagurate figlie di Pierio avvertirono in modo così schiacciante la superiorità, che disperarono di essere perdonate.


Un dolce colore di zaffiro orientale che si conteneva nella limpida atmosfera pura fino al cerchio della luna ricominciò a ridare diletto ai miei occhi, non appena io uscii dall'aria infernale che aveva rattristato la mia vista e la mente. Il bel pianeta di Venere che invita ad amare faceva risplendere tutta la parte orientale del cielo offuscando la costellazione dei pesci con cui si trovava in congiunzione.


Mi volsi a destra e guardai attentamente verso l'altro polo, e vidi quattro stelle che nessuno ebbe mai la grazia di vedere tranne i primi uomini. Il cielo visibilmente gioiva della loro intensa luce: o emisfero settentrionale, spoglio della luce di quelle stelle, da quando ti sei privato della possibilità di contemplarle.



Appena mi fui distolto dal guardare le stelle, volgendomi un poco verso l'altro polo, là dove l'Orsa Maggiore era già sparita, vidi vicino a me, solo, un vecchio degno nell'aspetto di tanto reverenza che maggiore non si deve a un padre da nessun figlio. Portava la barba lunga e con qualche pelo bianco egualmente lunghi e brizzolati erano i suoi capelli dei quali due ciocche, una per lato, scendevano sul petto. I raggi delle quattro stelle sante adornavano della loro luce il suo volto a tal punto che io lo vedevo come se il sole fosse davanti a lui.