Properzio, Elegie: Libro IV, Elegia VII

Properzio, Elegie: Libro IV, Elegia VII

Cultura. Lunedi, 09 Ottobre 2017. visite: giorni 57 Classifica 18.0 %

Latino: dall'autore Properzio, opera Elegie parte Libro IV, Elegia VII

sunt aliquid Manes: letum non omnia finit, luridaque euictos effugit umbra rogos I Mani sono qualcosa; la morte non distrugge tutto, e la livida ombra sfugge i roghi vinti
Cynthia namque meo uisa est incumbere fulcro, murmur ad extremae nuper humata uiae, cum mihi somnus ab exsequiis penderet amoris,[5] et quererer lecti frigida regna mei Cinzia infatti apparve incombere sul mio letto, sepolta da poco al mormorio della estrema strada, quando il sonno era sospeso su di me dopo il funerale dell'amore, [5] e piangevo i freddi regni del mio letto
eosdem habuit secum quibus est elata capillos, eosdem oculos; lateri uestis adusta fuit, et solitum digito beryllon adederat ignis, summaque Lethaeus triuerat ora liquor Conservò con sé gli stessi capelli con cui fu portata via, gli stessi occhi; la veste fu bruciata al lato, e il fuoco aveva intaccato il berillo portato sempre al dito, e l'acqua del Lete aveva corroso la parte superiore delle labbra
[10] spirantisque animos et uocem misit: at illi pollicibus fragiles increpuere manus: "perfide nec cuiquam melior sperande puellae, in te iam uires somnus habere potest [10] Emise la voce e i respiri di un vivo: ma a lei le mani fragili crepitarono alle giunture: "Perfido nessuna donna deve aspettarti migliore, su di te il sonno può già avere poteri
iamne tibi exciderant uigilacis furta Suburae[15] et mea nocturnis trita fenestra dolis Già sono svaniti per te i furtivi incontri dell'insonne Suburra [15] e la mia finestra consumata dagli inganni notturni
per quam demisso quotiens tibi fune pependi, alterna ueniens in tua colla manu Quante volte attraverso questa,calata la fune,scesi a te, a mani alterne gettandomi al tuo collo
saepe Venus triuio commissa est, pectore mixto fecerunt tepidas pallia nostra uias Spesso Venere fu onorata nel trivio, cuore a cuore, i nostri mantelli resero tiepide le strade
[20] foederis heu taciti, cuius fallacia uerba non audituri diripuere Noti [20] Oh, del tacito patto di cui i venti dispersero le ingannevoli parole per non ascoltarle
at mihi non oculos quisquam inclamauit euntis: unum impetrassem te reuocante diem: nec crepuit fissa me propter harundine custos,[25] laesit et obiectum tegula curta caput Ma nessuno per me pianse gli occhi che fuggivano: se tu avessi chiamato, avrei chiesto un solo giorno: né suonò accanto a me un custode con la canna spezzata, [25] e una tegola rotta urtò il capo esposto
denique quis nostro curuum te funere uidit, atram quis lacrimis incaluisse togam Infine chi ti vide curvo al mio funerale, chi intiepidire di lacrime la nera toga

Adesso mi sento...