Properzio, Elegie: Libro III, Elegia XVII

Properzio, Elegie: Libro III, Elegia XVII

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Latino: dall'autore Properzio, opera Elegie parte Libro III, Elegia XVII

Nunc, o Bacche, tuis humiles advolvimur aris: da mihi pacato vela secunda, pater Ora, o Bacco, ci prostriamo umili ai tuoi altari: dammi, o padre, benigno, un viaggio felice
tu potes insanae Veneris compescere fastus, curarumque tuo fit medicina mero Tu puoi placare gli orgogli di Venere folle, e nel tuo vino c'è la cura degli affanni; per te si uniscono, per te si separano gli amanti
per te iunguntur, per te solvuntur amantes:[5] tu vitium ex animo dilue, Bacche, meo [5] Tu, Bacco, lava la pena dall'animo mio
te quoque enim non esse rudem testatur in astris lyncibus ad caelum vecta Ariadna tuis E' provato fra gli astri che anche tu infatti non sei inesperto,Arianna assunta in cielo dalle tue linci
hoc mihi, quod veteres custodit in ossibus ignes, funera sanabunt aut tua vina malum Questo male che custodisce per me antichi fuochi nelle ossa, lo guariranno i funerali o il tuo vino
[10] semper enim vacuos nox sobria torquet amantes; spesque timorque animos versat utroque modo [10] Infatti una notte astemia tormenta sempre gli amanti abbandonati; e la speranza e il timore tormenta gli animi in entrambi i modi
quod si, Bacche, tuis per fervida tempora donis accersitus erit somnus in ossa mea, ipse seram vites pangamque ex ordine colles,[15] quos carpant nullae me vigilante ferae; dum modo purpureo spument mihi dolia musto, et nova pressantis inquinet uva pedes, quod superest vitae per te et tua cornua vivam, virtutisque tuae, Bacche, poeta ferar Che se, o Bacco, per i tuoi doni attraverso le tempie ardenti sarà ricercato il sonno nelle mie ossa, io stesso pianterò le viti e rivestirò secondo l'ordine i colli[15] che nessun animale rovini mentre io vigilo, purché i tini spumeggino per me di mosto rosseggiante, e la nuova uva bagni i piedi di chi pigia, poiché per il resto della vita vivrò per te e le tue corna, e sarò detto ,o Bacco, poeta della tua virtù
[20] dicam ego maternos Aetnaeo fulmine partus, Indica Nysaeis arma fugata choris, vesanumque nova nequiquam in vite Lycurgum, Pentheos in triplicis funera rapta greges, curvaque Tyrrhenos delphinum corpora nautas[25] in vada pampinea desiluisse rate, et tibi per mediam bene olentia flumina Naxon, unde tuum potant Naxia turba merum [20] Io canterò i parti materni per la folgore Etnea, le armate d'India messe in fuga dai cortei di Nisa, e Licurgo invano furente con la nuova vite, i funerali di Penteo rapiti nella triplice schiera, e i curvi corpi di delfini, naviganti tirreni, [25] essersi gettati dalla nave di pampini nell'onda, e i fiumi ben profumati per te in mezzo a Nasso, da dove la gente di Nasso beve il tuo vino
candida laxatis onerato colla corymbis cinget Bassaricas Lydia mitra comas,[30] levis odorato cervix manabit olivo, et feries nudos veste fluente pedes A te gravato il candido collo da teneri corimbi la mitra di Lidia cingerà le bassariche chiome, [30] il collo delicato stillerà di odoroso olivo, e con veste fluente sfiorerai i piedi nudi
mollia Dircaeae pulsabunt tympana Thebae, capripedes calamo Panes hiante canent, vertice turrigero iuxta dea magna Cybebe[35] tundet ad Idaeos cymbala rauca choros I teneri timpani di Tebe Dircea batteranno, i Pan dal piede caprino canteranno col flauto sonoro, accanto la grande dea Cibele dal capo turrito [35] percuoterà i rauchi tamburi per le danze dell'Ida