Properzio, Elegie: Libro II, Elegia VII

Properzio, Elegie: Libro II, Elegia VII

Latino: dall'autore Properzio, opera Elegie parte Libro II, Elegia VII

GAVISA est certe sublatam Cynthia legem, qua quondam edicta flemus uterque diu, ni nos divideret: quamvis diducere amantis non queat invitos Iuppiter ipse duos Certo Cinzia si rallegrò una volta abrogata la legge, che una volta emanata, fece piangere entrambi a lungo, che non ci dividesse: sebbene lo stesso Giove non possa dividere due amanti che non vogliono
'At magnus Caesar,' sed magnus Caesar in armis:[5] devictae gentes nil in amore valent 'Ma grande (è) Cesare', ma grande nelle armi:[5] le genti vinte non contano nulla in amore
nam citius paterer caput hoc discedere collo quam possem nuptae perdere more faces, aut ego transirem tua limina clausa maritus, respiciens udis prodita luminibus Infatti piuttosto sopporterei di staccarmi la testa da questo collo che poter perdere le passioni per volontà di una moglie, o varcare da marito, la tua soglia chiusa, guardando, dopo averla tradita, con occhi umidi
[10] a mea tum qualis caneret tibi tibia somnos, tibia, funesta tristior illa tuba [10] Allora quali sogni ti canterebbe il mio flauto, un flauto più triste di quella tromba funebre
unde mihi patriis natos praebere triumphis Perché offrire i figli per i trionfi della patria
nullus de nostro sanguine miles erit Dal mio sangue non esisterà nessun soldato
quod si vera meae comitarent castra puellae,[15] non mihi sat magnus Castoris iret equus Che se le vere insegne,della mia donna, mi accompagnassero,[15] non mi basterebbe il grande cavallo di Castore
hinc etenim tantum meruit mea gloria nomen, gloria ad hibernos lata Borysthenidas Lì infine la mia gloria meritò tanta fama, gloria estesa fino ai gelidi Boristeni
tu mihi sola places: placeam tibi, Cynthia, solus: hic erit et patrio nomine pluris amor Tu sola mi piaci: possa piacerti io solo, Cinzia: questo amore varrà più del nome di padre
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