Properzio, Elegie: Libro 01, Elegia 12

Properzio, Elegie: Libro 01, Elegia 12

Culture.

Latino: dall'autore Properzio, opera Elegie parte Libro 01, Elegia 12

Quid mihi desidiae non cessas fingere crimen, Quod faciat nobis conscia Roma moram Perché non smetti di attribuirmi la colpa della pigrizia, per il fatto che Roma consapevole mi procura indugio
Tam multa illa meo divisa est milia lecto, Quantum Hypanis Veneto dissidet Eridano, Nec mihi consuetos ampex nutrit amores [5] Cynthia nec nostra dulcis in aure sonat Lei è lontana molte miglia dal mio letto, quanto l'Ipani dista dal veneto Eridano, né l'amplesso mi ravviva i consueti amori [5] né risuona la dolce Cinzia nel mio orecchio
Olim gratus eram: non illo tempore cuiquam Contigit, ut simili posset amare fide Una volta ero caro: in quel tempo non toccò a nessuno di poter amare con simile fedeltà
Invidiae fuimus: non me deus obruit Fummo oggetto d'invidia: non mi annientò un dio
An quae Lecta Prometheis dividit herba iugis O un'erba scelta sui gioghi di Prometeo ci divise
[10] Non sum ego qui fueram : mutat via longa puellas [10] Non sono colui che ero stato: un lungo viaggio cambia le fanciulle
Quantus in exiguo tempore fugit amor Quanto amore fugge in breve tempo
Nunc primum longas solus conoscere noctes Cogor et ipse meis auribus esse gravis Ora per la prima volta sono costretto a conoscere da solo le lunghe notti e ad essere molesto io stesso alle mie orecchie
Felix, qui potuit praesenti flere puellae Felice, chi poté piangere in presenza dell'amata
[15] Non nihil aspersis gaudet Amor lacrimis; Aut si despectus potuit mutare calores : Sunt quoque translato gaudia servitio [15] Amore gode qualcosa delle lacrime sparse; o se disprezzato poté cambiare la fiamma: ci sono anche piaceri nel cambiare servitù