Properzio, Elegie: Libro 01, Elegia 02

Properzio, Elegie: Libro 01, Elegia 02

Culture.

Latino: dall'autore Properzio, opera Elegie parte Libro 01, Elegia 02

Quid iuvat ornato procedere, vita, capillo Et tenues Coa veste movere sinus, Aut quid Orontea crines perfundere murra, Teque peregrinis vendere muneribus, Naturaeque decus mercato perdere cultu [5] Nec sinere in propriis membra nitere bonis Che ti giova, o vita, uscire con i capelli acconciati e muovere le pieghe sottili della veste coa, o cospargerti la chioma con mirra siriaca, e offrirti con doni esotici, e perdere il decoro naturale con ornamenti comprati [5] e non lasciare che le membra splendano dei loro pregi
Crede mihi, non ulla tuae est medicina figurae: Nudus Amor formae non amat artificem Credimi, nessuna cura serve alla tua bellezza: Amore nudo non ama il manipolatore della bellezza
Aspice quos summittat humus formosa colores; Ut veniant hederae sponte sua melius, [10] Surgat et in solis formosius arbutus antris, Et sciat indociles currere lympha vias Guarda quali colori produca la terra amena; come le edere crescano meglio spontaneamente [10] e il corbezzolo cresca più bello nelle valli solitarie e l'acqua sappia percorrere le vie non segnate
Litora nativis persuadent picta lapillis Et volucres nulla dulcius arte canunt Le spiagge variopinte attraggono con i sassi nativi e gli uccelli senz'arte cantano più dolcemente
Non sic Leucippis succendit Castora Phoebe, [15] Pollucem cultu non Hilaira soror, Non, Idae et cupido quondam discordia Phoebo, Eueni patriis filia litoribus, Nec Phrygium falso traxit candore maritum Avecta externis Hippodamia rotis; [20] Sed facies aderat nullis obnoxia gemmis, Qualis Apelleis est color in tabulis Non così la Leucippide Febe accese Castore, [15] non la sorella Ilaira con l'ornamento, Polluce, né la figlia di Eveno una volta sui lidi paterni fu causa di discordia fra Ida e l'innamorato Febo, e non attirò con un falso splendore il coniuge frigio, Ippodamia partita su ruote straniere; [20] ma l'aspetto non era soggetto a nessuna gemma, il colore è uguale ai ritratti di Apelle
Non illis studium vulgo conquirere amantes: Illis ampla satis forma pudicitia Per loro non c'era interesse a raccogliere amanti tra il volgo: per loro sufficiente bellezza era la pudicizia
Non ego nunc vereor, ne sim tibi vilior istis: [25] Uni si qua placet, culta puella sat est; Cum tibi praesertim Phoebus sua carmina donet Aoniamque libens Calliopea lyram, Unica nec desit iucundis gratia verbis, Omnia quaeque Venus quaeque Minerva probat Ora non temo, che mi ritenga più vile di costoro: [25] una fanciulla è abbastanza ornata se piace a uno solo, a te soprattutto poiché Febo concede i suoi carmi e Calliope volentieri la lira aonia, né manca una singolare grazia alle piacevoli parole, e tutti i pregi che Venere e Minerva approva
[30] His tu semper eris nostrae gratissima vitae, Taedia dum miserae sint tibi luxuriae [30] Per questo sarai sempre la dolcezza della mia vita, purché tu abbia a noia il deplorevole lusso