We use cookies to track usage and preferences

Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 37, Paragrafi 01-18

Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 37, Paragrafi 01-18

Latino: dall'autore Plinio il Vecchio, opera Naturalis Historia parte Libro 37, Paragrafi 01-18

[1] Ut nihil instituto operi desit, gemmae supersunt et in artum coacta rerum naturae maiestas, multis nulla parte mirabilior [1] Affinché nulla manchi all'opera iniziata, restano le gemme e concentrata in ristretto la maestà della natura, per molti in nessuna parte più meravigliosa
tantum tribuunt varietati, coloribus, materiae, decori, violare etiam signis, quae causa gemmarum est, quasdam nefas ducentes, aliquas vero extra pretia ulla taxationemque humanarum opum arbitrantes, ut plerisque ad summam absolutamque naturae rerum contemplationem satis sit una aliqua gemma Tanto attribuiscono alla varietà, ai colori, alla materia, all'eleganza, ritenendo sacrilego violare alcune anche per i sigilli, che è lo scopo delle gemme, giudicando altre poi oltre qualsiasi prezzo e valutazione di risorse umane, cosicché ai più sia sufficiente una qualsiasi gemma per una totale ed assoluta contemplazione della natura
[2] Quae fuerit origo et a quibus initiis in tantum admiratio haec exarserit, diximus quadamtenus in mentione auri anulorumque [2] Quale sia stata l'origine e da quali inizi si sia infiammata quest'ammirazione, l'abbiamo detto almeno in parte nella menzione dell'oro e degli anelli
fabulae primordium a rupe Caucasi tradunt, Promethei vinculorum interpretatione fatali, primumque saxi eius fragmentum inclusum ferro ac digito circumdatum: hoc fuisse anulum et hoc gemmam Le leggende tramandano l'origine dalla rupe del Caucaso, con l'interpretazione fatale delle catene di Prometeo, e per primo un frammento di quel sasso incastrato nel ferro ed infilato al dito: essere stato questo l'anello e questo la gemma
[3] His initiis cepit auctoritas in tantum amorem elata, ut Polycrati Samio, insularum ac litorum tyranno, felicitatis suae, quam nimiam fatebatur etiam ipse qui felix erat, satis piamenti in unius gemmae voluntario damno videretur, si cum Fortunae volubilitate paria fecisset, planeque ab invidia eius abunde se redimi putaret, si hoc unum doluisset, adsiduo gaudio lassus [3] Da questi inizi cominciò il prestigio elevatosi a tanto amore, che a Policrate di Samo, tiranno delle isole e delle coste, sembrava sufficiente espiazione della sua felicità, che ammetteva eccessiva anche lui stesso che era felice, nel sacrificio volontario di una sola gemma, se avesse fatto parità con la volubilità della Fortuna, e chiaramente pensava che egli si riscattava abbondantemente dalla sua invidia, se avesse sofferto solo questo, stanco della gioia continua
ergo provectus navigio in altum anulum mersit Dunque partito con un'imbarcazione gettò in alto mare l'anello
[4] at illum piscis, eximia magnitudine regi natus, escae vice raptum, ut faceret ostentum, in culina domino rursus Fortunae insidiantis manu reddidit [4] Ma un pesce, di notevole grandezza destinato al re, ingoiatolo al posto dell'esca, per fare un miracolo, in cucina lo restituì di nuovo al padrone per mano della Fortuna che l'insidiava
sardonychem eam gemmam fuisse constat, ostenduntque Romae, si credimus, in Concordiae delubro cornu aureo Augustae dono inclusam et novissimum prope locum praelatis multis optinentem Si sa che quella gemma era una sardonica, e a Roma la mostrano, se crediamo, nel tempio della Concordia racchiusa in un corno dorato dono dell'Augusta e che detiene quasi l'ultimissimo posto essendole anteposte molte (gemme)
[5] Post hunc anulum regis alterius in fama est gemma, Pyrrhi illius, qui adversus Romanos bellum gessit [5] Dopo quest'anello è in fama la gemma di un altro re, di quel Pirro, che fece guerra contro i Romani
namque habuisse dicitur achaten, in qua novem Musae et Apollo citharam tenens spectarentur, non arte, sed naturae sponte ita discurrentibus maculis, ut Musis quoque singulis sua redderentur insignia Infatti si dice aver avuto un'agata, in cui si vedevano nove Muse e Apollo che teneva la cetra, non per artificio, ma spontaneamente di natura con chiazze disposte così, che a ciascuna Musa erano assegnate anche le proprie caratteristiche
Following pages
Catullo, Carmi: Num te
Catullo, Carmi: Num te
Tacito, Annales: Libro 04, 01-24
Tacito, Annales: Libro 04, 01-24
Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 29, Paragrafi 113-143
Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 29, Paragrafi 113-143
Cicerone, Ad Brutum: 01; 01-03
Cicerone, Ad Brutum: 01; 01-03
Seneca, De Constantia Sapientis: 12; 01-03
Seneca, De Constantia Sapientis: 12; 01-03
Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 09, Paragrafi 70 - 75
Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 09, Paragrafi 70 - 75
Livio, Ab urbe condita: Libro 01, 31-45
Livio, Ab urbe condita: Libro 01, 31-45
Seneca, Naturales Quaestiones: Libro 02; 01-05
Seneca, Naturales Quaestiones: Libro 02; 01-05
Cicerone, Tuscolanae Disputationes: Libro 03; 267-274
Cicerone, Tuscolanae Disputationes: Libro 03; 267-274