Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 33, Paragrafi 123-164

Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 33, Paragrafi 123-164

Latino: dall'autore Plinio il Vecchio, opera Naturalis Historia parte Libro 33, Paragrafi 123-164

[123] Ex secundario invenit vita et hydrargyrum in vicem argenti vivi, paulo ante dilatum

fit autem duobus modis: aereis mortariis pistillisque trito minio ex aceto aut patinis fictilibus inpositum ferrea concha, calice cooperatum, argilla superinlita, dein sub patinis accenso follibus continuis igni atque ita calici sudore deterso, qui fit argenti colore et aquae liquore

idem guttis dividi facilis et lubrico umore confluere

[124] quod cum venenum esse conveniat, omnia, quae de minio in medicinae usu traduntur, temeraria arbitror, praeterquam fortassis inlito capiti ventrive sanguinem sisti, dum ne qua penetret in viscera ac volnus attingat

aliter utendum non equidem censeam

[125] Hydrargyro argentum inauratur solum nunc prope, cum et in aerea simili modo duci debeat
[123] Dal secondario la vita ha ricavato anche l'idrargirio al posto dell'argento vivo, citato poco prima

Si ottiene poi in due modi: pestato il minio con l'aceto in mortai di bronzo e con pestelli o messo in piatti di terracotta su un vassoio di ferro, coperto con un coperchio, con argilla spalmata sopra, poi acceso il fuoco sotto i piatti con mantici continui e asciugato così al coperchio il liquido, che diventa col colore dell'argento e con la fluidità dell'acqua

Facile anche per le gocce essere divise e confluire in un liquido scorrevole

[124] Poiché risultando essere un veleno, ritengo temerarie tutte le cose, che sono tramandate sul minio nell'uso della medicina, tranne forse che sia fermato il sangue spalmato sul capo o sul ventre, purché non penetri in qualche carne e colpisca la ferita

Non penserei certo sia da usare diversamente

[125] Ora quasi solo l'argento viene indorato con l'idrargirio, mentre dovrebbe essere riportato nello stesso modo anche sui bronzi
sed eadem fraus, quae in omni parte vitae ingeniosissima est, viliorem excogitavit materiam, ut docuimus

[126] Auri argentique mentionem comitatur lapis, quem coticulam appellant, quondam non solitus inveniri nisi in flumine Tmolo, ut auctor est Theophrastus, nunc vero passim

alii Heraclium, alii Lydium vocant

sunt autem modici, quaternas uncias longitudinis binasque latitudinis non excedentes

quod a sole fuit in iis, melius quam quod a terra

his coticulis periti cum e vena ut lima rapuerunt experimentum, protinus dicunt, quantum auri sit in ea, quantum argenti vel aeris, scripulari differentia, mirabili ratione non fallente

[127] Argenti duae differentiae

vatillis ferreis caedentibus ramento inposito, quod candidum permaneat, probatur

proxima bonitas rufo, nulla nigro

sed experimento quoque fraus intervenit
Ma la stessa astuzia, che è molto ingegnosa in ogni aspetto della vita, ha trovato una sostanza più vile, come abbiamo dimostrato

[126] Accompagna la menzione dell'oro e dell'argento una pietra, che chiamano pietra di paragone, un tempo non facile ad essere trovata se non nel fiume Tmolo, come è testimone Teofrasto, ora invece qua e là

Alcuni la chiamano eraclio, altri lidio

Sono poi piccole, non superando i quattro pollici di lunghezza e due di larghezza

In esse ciò che fu dalla parte del sole, migliore di quella dalla parte della terra

Quando gli esperti con queste pietre di paragone hanno strappato dalla vena come con una lima un campione, dicono subito, quanto oro ci sia in essa, quanto argento o rame, con la differenza di uno scrupolo, con uno stupendo metodo che non inganna

[127] Due le differenze dell'argento

Messa una scaglia su palette di ferro che scindono, ciò che resta bianco, è apprezzato

La successiva qualità per quello rosso, nessuna per il nero

Ma anche con la prova interviene l'inganno
servatis in urina virorum vatillis inficitur ita ramentum obiter, dum uritur candoremque mentitur

est aliquod experimentum politi et in halitu hominis, si sudet protinus nubemque discutiat

[128] laminas duci in speciem vitri non nisi ex optimo posse creditum

fuerat id integrum, sed id quoque iam fraude corrumpitur

Est natura mira imagines reddendi, quod repercusso aëre in oculos regesto fieri convenit

eadem vi sic in speculi usu polita crassitudine paulumque propulsa dilatatur in inmensum magnitudo imaginum

tantum interest, repercussum illum excipiat an respuat

[129] quin etiam pocula ita figurantur expulsis intus crebris ceu speculis, ut vel uno intuente totidem populus imaginum fiat

excogitantur et monstrifica, ut in templo Zmyrnae dicata

id evenit figura materiae
Con le palette conservate nell'urina degli uomini la scaglia viene così momentaneamente alterata, mentre si brucia ed è simulato il candore

C'è una certa prova della purezza anche nell'alito dell'uomo, se subito trasuda e dissolve il vapore

[128] Si è creduto poter essere ricavate lamine in forma di vetro solo da quello ottimo

Ciò era stato sicuro, ma anche questo è corrotto dalla frode

Straordinaria è la proprietà di riflettere le immagini, il che risulta accadere per l'aria percossa che torna agli occhi

Così per la stessa proprietà nell'uso dello specchio la grandezza delle immagini si dilata immensamente con uno spessore levigato e un po' incavato

Tanto importa, che quello colpito accolga o respinga (l'aria)

[129] Anzi si forgiano così anche le coppe come con diversi specchi ritagliati dentro, cosicché pure con uno solo che guarda dentro si forma un'altrettanta folla di immagini

Sono escogitate anche cose prodigiose, come quelle offerte nel tempio di Smirne

Questo si ottiene con la forma della materia
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Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 31, Paragrafi 75-131

Latino: dall'autore Plinio il Vecchio, opera Naturalis Historia parte Libro 31, Paragrafi 75-131

plurimum refert concava sint et poculi modo an parmae Threcidicae, media depressa an elata, transversa an obliqua, supina an infesta, qualitate excipientis figurae torquente venientes umbras; [130] neque enim est aliud illa imago quam digesta claritate materiae accipientis umbra

atque ut omnia de speculis peragantur in hoc loco, optima aput maiores fuerant Brundisina, stagno et aere mixtis

praelata sunt argentea; primus fecit Pasiteles Magni Pompei aetate

nuper credi coeptum certiorem imaginem reddi auro opposito aversis

[131] Tinguit Aegyptus argentum, ut in vasis Anubim suum spectet, pingitque, non caelat, argentum

unde transiit materia et ad triumphales statuas; mirumque, crescit pretium fulgoris excaecati
Interessa moltissimo siano concave e in forma di coppa o di scudo di un gladiatore tracio, incavate o rilevate nel mezzo, trasversali o oblique, supine o dritte, per una qualità della forma che riceve che distorce le ombre che si proiettano; [130] infatti quell'immagine non è altro che l'ombra distribuita con la chiarezza della materia che riceve

E affinché si completino tutte le informazioni sugli specchi in questo luogo, ottimi erano stati presso gli antenati quelli di Brindisi, con stagno e rame mescolati

Furono preferiti quelli d'argento; lo fece per primo Pasitele al tempo di Pompeo Magno

Da poco si è cominciato a credere che l'immagine sia resa più certa con l'oro messo opposto alle parti posteriori

[131] L'Egitto tinge l'argento, per vedere il suo Anubi sui vasi, e dipinge l'argento, non lo cesella

Poi la materia passò anche alle statue trionfali; e cosa strana, aumenta il prezzo dello splendore opaco
id autem fit hoc modo: miscentur argento tertiae aeris Cyprii tenuissimi, quod coronarium vocant, et sulpuris vivi quantum argenti; conflantur ita in fictili circumlito argilla; modus coquendi, donec se ipsa opercula aperiant

nigrescit et ovi indurati luteo, ut tamen aceto et creta deteratur

[132] Miscuit denario triumvir Antonius ferrum, miscent aera falsae monetae, alii et ponderi subtrahunt, cum sit iustum LXXXIIII e libris signari

igitur ars facta denarios probare, tam iucunda plebei lege, ut Mario Gratidiano vicatim totas statuas dicaverit

mirumque, in hac artium sola vitia discuntur et falsi denarii spectatur exemplar pluribusque veris denariis adulterinus emitur

[133] Non erat apud antiquos numerus ultra centum milia; itaque et hodie multiplicantur haec, ut decies centena aut saepius dicantur
Questo quindi avviene in tal modo: sono mescolati all'argento tre parti di rame sottilissimo di Cipro, che chiamano coronario, e di zolfo vivo quanto di argento; sono fusi così in un vaso di terracotta spalmato d'argilla; la durata della cottura, finché i coperchi si aprono da soli

Annerisce anche col tuorlo di un uovo sodo, cosicché tuttavia si toglie con aceto e creta

[132] Il triumviro Antonio mescolò nel denaro il ferro, mescolano anche rame alla moneta falsa, altri sottraggono anche nel peso, pur essendo giusto essere coniati 84 denari dalle libbre

Dunque nata l'arte di provare i denari, con una legge tanto gradita alla plebe, che ha dedicato statue a Mario Gratidiano in tutti i quartieri

E strano, in questa sola delle arti sono discussi i vizi e si esamina l'esemplare del denaro falso e con più denari veri viene comprato quello falso

[133] Presso gli antichi non c'era un numero oltre centomila; perciò anche oggi queste sono moltiplicate, affinché siano dette dieci o più volte cento
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Latino: dall'autore Plinio il Vecchio, opera Naturalis Historia parte Libro 06, Paragrafi 154 - 204

faenus hoc fecit nummusque percussus, et sic quoque aes alienum etiam nunc appellatur

postea Divites cognominati, dummodo notum sit eum, qui primus hoc cognomen acceperit, decoxisse creditoribus suis

[134] ex eadem gente M

Crassus negabat locupletem esse nisi qui reditu annuo legionem tueri posset

in agris HS MM possedit Quiritium post Sullam divitissimus, nec fuit satis nisi totum Parthorum usurpasset aurum; atque ut memoriam quidem opum occupaverit, iuvat enim insectari inexplebilem istam habendi cupidinem: multos postea cognovimus servitute liberatos opulentiores, pariterque tres Claudii principatu paulo ante Callistum, Pallantem, Narcissum

[135] atque ut hi omittantur, tamquam adhuc rerum potiantur, C

Asinio Gallo C

Marco Censorino cos a d VI Kal Febr C
Causò questo l'usura e la moneta battuta, e così pure ora è detto anche rame altrui

Poi denominati Ricchi, sia noto però che colui, che per primo aveva preso questo nome, si era rovinato con i suoi creditori

[134] M

Crasso della stessa famiglia negava che fosse ricco se non chi potesse mantenere una legione col reddito annuo

Il più ricco dei Romani dopo Silla possedette in campi 200000000 sesterzi, e non fu contento finché non avesse preso tutto l'oro dei Parti; e cosicché certo ha mantenuto il ricordo delle ricchezze, infatti serve che tale insaziabile avidità di possedere sia evidenziata: dopo abbiamo conosciuto più ricchi molti liberati dalla schiavitù, ed ugualmente poco prima tre nel principato di Claudio, Callisto, Pallante, Narcisso

[135] E affinché non siano tralasciati questi, come se ancora disponessero dei poteri, nel consolato di C

Asinio Gallo e C

Marco Censorino sei giorni prima delle calende di Febbraio C
Caecilius Q l Isidorus testamento suo edixit, quamvis multa bello civili perdidisset, tamen relinquere servorum IIII CXVI, iuga boum III DC, reliqui pecoris CCLVII, in numerato HS DC, funerari se iussit HS X

[136] congerant excedentes numerum opes, quota tamen portio erunt Ptotemaei, quem Varro tradit Pompeio res gerente circa Iudaeam octona milia equitum sua pecunia toleravisse, mille convivas totidem aureis potoriis, mutantem ea vasa cum ferculis, saginasse

quota vero ille ipse neque enim de regibus loquor [137] portio fuerit Pythis Bithyni, qui platanum auream vitemque nobiles illas Dario regi donavit, Xerxis copias, hoc est VII LXXXVIII hominum, excepit epulo, stipendium quinque mensum frumentumque pollicitus, ut e quinque liberis in dilectu senectuti suae unus slatem concederetur

hunc quoque ipsum aliquis comparet Croeso regi
Cecilio Isidoro un liberto stabilì nel suo testamento, sebbene avesse perso molti averi per la guerra civile, di lasciare tuttavia 4116 servi, 3600 paia di buoi, 257 del restante bestiame, 60000000 sesterzi in contanti, dispose per il suo funerale 10000000 sesterzi

[136] Accumulano ricchezze che superano la quantità, tuttavia che proporzione ci sarà (con quelle) di Tolomeo, che Varrone tramanda aver mantenuto col suo denaro otto mila cavalieri per Pompeo che governava vicino alla Giudea, mille convitati con altrettante coppe d'oro, aver nutrito chi cambiava questi recipienti con le portate

Ma quello stesso e non parlo infatti di re che [137] proporzione ci sarà stata con quella di Pite di Bitinia, che donò al re Dario quel famoso platano d'oro e la vite, sostenne col vitto le truppe di Serse, cioè 788000 uomini, assicurando la paga e il frumento per cinque mesi, purché a conforto per la sua vecchiaia fosse concesso almeno uno dei cinque figli

Qualcuno paragonerebbe anche questo stesso al re Creso
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quae, malu, amentia est id in vita cupere, quod aut et servis contigerit aut ne in regibus quidem invenerit finem

[138] Populus R stipem spargere coepit Sp

Postumo Q

Marcio cos; tanta abundantia pecuniae erat, ut eam conferret L

Scipioni, ex qua is ludos fecit

nam quod Agrippae Menenio sextantes aeris in funus contulit, honoris id necessitatisque propter paupertatem Agrippae, non largitionis esse duxerim

[139] Vasa ex argento mire inconstantia humani ingenii variat nullum genus officinae diu probando

nunc Furniana, nunc Clodiana, nunc Gratiana, etenim tabernas mensis adoptamus, nunc anaglypta asperitatemque exciso circa liniarum picturas quaerimus, [140] iam vero et mensas repositoriis inponimus ad sustinenda opsonia, interradimus alia, ut quam plurimum lima perdiderit
Che follia, diamine, è desiderare nella vita ciò, che o è capitato anche agli schiavi o neppure nei re ha raggiunto un limite

[138] Il popolo Romano cominciò ad elargire il salario sotto il consolato di Sp

Postumo e Q

Marcio; tanta era l'abbondanza del denaro, che assegnò a L

Scipione quello, da cui costui organizzò i giochi

Poiché infatti assegnò sestanti di bronzo per il funerale di Menenio Agrippa, ho ritenuto ciò essere segno di onore e di necessità a causa della povertà di Agrippa, non di elargizione

[139] L'incostanza dell'ingegno umano varia straordinariamente i vasi d'argento col non approvare a lungo nessun tipo di officina

Ora quella di Furnio, ora di Clodio, ora di Graziano, infatti ospitiamo le botteghe nelle mense, ora ricerchiamo le lavorazioni a rilievo e la ruvidezza col tracciato intorno alle pitture delle linee, [140] ormai dunque sovrapponiamo mense ai portavivande per le vivande da sostenere, traforiamo altri, cosicché la lima abbia consumato quanto più
vas cocinaria ex argento fieri Calvus orator quiritat; at nos carrucas argento caelare invenimus, nostraque aetate Poppaea coniunx Neronis principis soleas delicatioribus iumentis suis ex auro quoque induere iussit

[141] Triginta duo libras argenti Africanus sequens heredi reliquit idemque, cum de Poenis triumpharet, IIII CCCLXX pondo transtulit

hoc argenti tota Carthago habuit illa terrarum aemula, quot mensarum postea apparatu victa

Numantia quidem deleta idem Africanus in triumpho militibus VII dedit

o viros illo imperatore dignos, quibus hoc satis fuit

frater eius Allobrogicus primus omnium pondo mille habuit, at Drusus Livius in tribunatu plebei X
L'oratore Calvo si lamenta che il vaso di cucina si ricavi dall'argento; ma abbiamo scoperto cesellare le carrozze con l'argento, e nella nostra epoca Poppea moglie del principe Nerone ordinò di rivestire anche di oro gli zoccoli ai suoi giumenti più delicati

[141] L'Africano minore lasciò all'erede trentadue libbre d'argento e lo stesso, celebrando il trionfo sui Cartaginesi, ne trasferì 4370 in libbra

Questo d'argento ebbe l'intera Cartagine quella famosa rivale di terre, superata poi dall'apparato di tante mense

Lo stesso Africano poi distrutta Numanzia dette nel trionfo 7 denari ai soldati

O uomini degni di quel comandante, per i quali ciò fu sufficiente

Suo fratello Allobrogico primo di tutti ebbe mille libbre, ma Livio Druso durante il tribunato della plebe 10000
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[142] nam propter quinque pondo notatum a censoribus triumphalem senem fabulosum iam videtur, item Catum Aelium, cum legati Aetolorum in consulatu prandentem in fictilibus adissent, missa ab iis vasa argentea non accepisse neque aliud habuisse argenti ad supremum vitae diem quam duo pocula, quae L

Paulus socer ei ob virtutem devicto Perseo rege donavisset

[143] invenimus legatos Carthaginiensium dixisse nullos hominum inter sese benignius vivere quam Romanos

eodem enim argento apud omnes cenitavisse ipsos

at, Hercules, Pompeium Paulinum, Arelatensis equitis Romani filium paternaque gente pellitum, II pondo argenti habuisse apud exercitum ferocissimis gentibus oppositum scimus; [144] lectos vero iam pridem mulierum totos operiri argento, quaedam et triclinia
[142] Infatti sembra leggendario che dai censori fosse rimproverato un vecchio che celebrava il trionfo con 5 libbre, che anche Elio Cato, avendolo trovato gli ambasciatori degli Etoli che mangiava durante il consolato in recipienti di terracotta, non aveva accettato i vasi d'argento mandati da essi né aver avuto altro d'argento fino all'ultimo giorno della vita che due tazze, che gli aveva donato il suocero L

Paolo per il valore dopo che era stato vinto il re Perseo

[143] Abbiamo trovato che gli ambasciatori dei Cartaginesi avevano detto che nessuno degli uomini viveva più cortesemente fra loro dei Romani

Infatti che essi stessi avevano pranzato presso tutti con lo stesso argento

Ma, per Ercole, sappiamo che Pompeo Paolino, figlio di un cavaliere romano di Arles e vestito di pellame da parte paterna, aveva avuto 2 libbre d'argento presso l'esercito opposto a popoli fierissimi; [144] che ormai da tempo i letti delle donne sono tutto coperti d'argento, anche certi triclini
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