Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 32, Paragrafi 114-154

Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 32, Paragrafi 114-154

Latino: dall'autore Plinio il Vecchio, opera Naturalis Historia parte Libro 32, Paragrafi 114-154

[114] sunt qui strangulatas in oleo ipsas clam adalligent oleoque perunguant

cor earum adalligatum frigora febrium minuit et oleum, in quo intestina decocta sint

maxime autem quartanis liberant ablatis unguibus ranae aeque adalligatae et rubeta, si iocur eius vel cor adalligetur in panno leucophaeo

cancri fluviatiles triti in oleo et aqua perunctis ante accessiones in febribus prosunt; aliqui et piper addunt

[115] alii decoctos ad quartas in vino e balineo egressis bibere suadent in quartanis, aliqui vero sinistrum oculum devorare

Magi oculis eorum ante solis ortum adalligatis aegro ita, ut caecos dimittant in aquam, tertianas abigi promittunt

[116] eosdem oculos cum carnibus lusciniae in pelle cervina inligatos praestare vigiliam somno fugato tradunt
[114] Ci sono quelli che legano di nascosto le stesse strangolate nell'olio e ungono con l'olio

Il loro cuore legato addosso diminuisce i brividi delle febbri e l'olio, in cui siano state cotte le interiora

Soprattutto poi le rane liberano dalle febbri quartane, dopo aver tolto le unghie, ugualmente legate addosso anche la rubeta se il suo fegato o il cuore è legato in un panno grigio-cenere

I granchi fluviali tritati in olio e acqua giovano durante le febbri a quelli unti prima degli accessi; alcuni aggiungono anche il pepe

[115] Altri nelle febbri quartane consigliano di bere usciti dal bagno, quelli cotti nel vino fino ad un quarto, alcuni invece di mangiare l'occhio sinistro

I maghi assicurano che, legati addosso al malato i loro occhi prima del sorgere del sole in modo, che tornino ciechi in acqua, le febbri terzane vengono allontanate

[116] Tramandano che gli stessi occhi legati in una pelle di cervo con le carni di un usignolo cacciato il sonno permettono di stare svegli
in lethargum vergentibus coagulo ballaenae aut vituli marini ad olfactum utuntur

alii sanguinem testudinis lethargicis inlinunt

tertianis mederi dicitur et spondylus percae adalligatus, quartanis cocleae fluviatiles in cibo recentes; quidam ob id adservant sale, ut dent tritas in potu

[117] Strombi in aceto putrefacti lethargicos excitant odore

prosunt et cardiacis

cachectis, quorum corpus macie conficitur, tethea utilia sunt cum ruta ac melle

Hydropicis medetur adips delphini liquatus et cum vino potus

gravitati saporis occurritur tactis naribus unguento aut odoribus vel quoquo modo opturatis
Per quelli che cadono in letargo usano il coagulo di balena o di vitello marino da annusare

Altri spalmano ai letargici il sangue della tartaruga

Anche la vertebra del pesce persico legata addosso è detta curare le febbri terzane, le chiocciole fluviali fresche nel cibo le febbri quartane; alcuni per questo le conservano col sale, per darle tritate in bevanda

[117] Gli strombi putrefatti nell'aceto svegliano i letargici con l'odore

Giovano anche ai cardiopatici

Per i debilitati, il cui corpo è spossato dalla magrezza, sono utile le tethea con ruta e miele

Il grasso sciolto del delfino cura gli idropici anche bevuto col vino

Alla pesantezza dell'odore si rimedia con le narici impregnate con unguento o con profumi o otturate in qualche modo
strombi quoque carnes tritae et in mulsi III heminis pari modo aquae aut, si febres sint, ex aqua mulsa datae proficiunt, item sucus cancrorum fluviatilium cum melle, [118] rana quoque in vino vetere et farre decocta ac pro cibo sumpta ita, ut bibatur ex eodem vase, vel testudo decisis pedibus, capite, cauda et intestinis exemptis, reliqua carne ita condita, ut citra fastidium sumi possit

Cancri fluviatiles ex iure sumpti et phthisicis prodesse traduntur

[119] Adusta sanantur cancri marini vel fluviatilis cinere ex oleo; ichthyocolla, ranarum cinere ea, quae ferventi aqua combusta sint; haec curatio etiam pilos restituit

item cancrorum fluviatilium cinere putant utendum cum cera et adipe ursino

prodest et fibrinarum pellium cinis
Anche le carni di strombo tritate e in 3 emine di vino mielato con pari quantità di acqua o, se ci siano febbri, date con acqua mielata giovano, anche il liquido dei granchi fluviali col miele, [118] anche la rana cotta nel vino vecchio e farro e presa nel cibo così, che sia bevuta dallo stesso recipiente, o la tartaruga, tagliate le zampe, la testa, la coda e tolti gli intestini, condita la carne restante così, che possa essere presa senza disgusto

I granchi fluviali presi col brodo sono tramandati giovare anche ai tisici

[119] le scottature sono curate con cenere di granchio marino o fluviale con olio; con la colla di pesce, con quella cenere delle rane, che siano state bruciate in acqua bollente; questa cura restituisce anche i peli

Pensano dover usare anche la cenere dei granchi fluviali con cera e grasso di orso

Giova anche la cenere delle pelli dei castori
Ignes sacros restingunt ranarum viventium ventres inpositi, pedibus posterioribus pronas adalligari iubent, ut crebriore anhelitu prosint

utuntur et silurorum salsamenti capitum cinere ex aceto

Pruritum scabiemque non hominum modo, sed et quadripedum efficacissime sedat iecur pastinacae decoctum in oleo

[120] Nervos vel praecisos purpurarum callum, quo se operiunt, tusum glutinat

tetanicos coagulum vituli adiuvat ex vino potum oboli pondere, item ichthyocolla, tremulos castoreum, si ex oleo perunguantur

mullos in cibo inutiles nervis invenio

[121] Sanguinem fieri piscium cibo putant, sisti polypo tuso inlito, de quo et haec traduntur: muriam ipsum ex sese emittere et ideo non debere addi in coquendo, secari harundine, ferro enim infici vitiumque trahere natura dissidente
I ventri delle rane vive applicati riducono gli erpes, consigliano che siano legate piegate per le zampe posteriori, affinché giovino con una respirazione più frequente

Usano anche la cenere delle teste dei siluri di salamoia con l'aceto

Il fegato della pastinaca cotto nell'olio calma molto efficacemente il prurito e la scabbia non solo degli uomini, ma anche dei quadrupedi

[120] La callosità delle porpore, con cui si aprono, pestata riattacca i legamenti anche recisi

Aiuta i tetanici il coagulo del vitello bevuto col vino con la dose di un obolo, anche la colla di pesce, il castorio i tremolanti, se sono unti con l'olio

Trovo inutili per i legamenti le triglie nel cibo

[121] Pensano che col cibo dei pesci si formi il sangue, che sia fermato col polipo pestato spalmato, su cui sono tramandate anche queste cose: che lo stesso emette una salamoia da se stesso e perciò non deve essere aggiunta nel cuocere, che viene tagliato con una canna, infatti col ferro si rovina e contrae un danno per la natura che è contraria
ad sanguinem sistendum et ranarum inlinunt cinerem vel sanguinem arefactum

[122] quidam ex ea rana, quam Graeci calamiten vocant, quoniam inter harundines frutices vivat, minima omnium et viridissima, sanguinem cineremve fieri iubent, aliqui et nascentium ranarum in aqua, quibus adhuc cauda est, in calice novo combustarum cinerem, si per nares fluat, inferciendum

[123] diversus hirudinum, quas sanguisugas vocant, ad extrahendum sanguinem usus est

quippe eadem ratio earum, quae cucurbitarum medicinalium, ad corpora levanda sanguine, spiramenta laxanda iudicatur, sed vitium, quod admissae semel desiderium faciunt circa eadem tempora anni semper eiusdem medicinae

multi podagris quoque admittendas censuere
Spalmano la cenere delle rane o il sangue sedccato per fermare il sangue

[122] Alcuni da quella rana, che i Greci chiamano calamiter, perché vive fra gli arbusti di canne, più piccola di tutte e molto verde, consigliano di ottenere il sangue o la cenere, alcuni, se scende attraverso le narici, anche la cenere di rane bruciate in un vaso nuovo che nascono in acqua da togliere, finchè c'è per queste la coda

[123] Diverso è l'uso delle mignatte, che chiamano sanguisughe, per estrarre il sangue

E' considerato certo lo stesso sistema di quelle, delle ventose medicinali, per liberare i corpi dal sangue, per dilatare i canali, ma l'inconveniente, che messe una volta provocano il desiderio sempre della stessa cura circa negli stessi periodi dell'anno

Molti hanno pensato ad introdurle anche per le gotte
decidunt satiatae et pondere ipso sanguinis detractae aut sale adspersae; aliquando tamen relinquunt adfixa capita, quae causa volnera insanabilia facit et multos interemit, sicut Messalinum e consularibus patriciis, cum ad genu admisisset, in veneni virus remedio verso

[124] maxime rufae ita formidantur; ergo sugere orsas forficibus praecidunt, ac velut siphonibus defluit sanguis, paulatimque morientium capita se constrahunt, nec relinquuntur

natura earum adversatur cimicibus, suffitu necat eos

Fibrinarum pellium cum pice liquida combustarum cinis narium profluvia sistit suco porri molitus

[125] Extrahit corpori tela inhaerentia saepiarum testae cinis, item purpurarum testae ex aqua, salsamentorum carnes, cancri fluviatiles triti, siluri fluviatilis, qui et alibi quam in Nilo nascitur, carnes inpositae, recentis sive salsi
Sazie cadono e staccate per il peso stesso del sangue o cosparse di sale; talvolta però lasciano le teste attaccate, causa che provoca ferite insanabili e uccide molti, come Messalino fra i patrizi consolari, avendole messe sul ginocchio, cambiatosi il rimedio nel danno del veleno

[124] Soprattutto le rosse sono così temute; perciò tagliano con le forbici quelle che hanno iniziato a succhiare, e il sangue scorre come da sifoni, e pian piano le teste di quelle che muoiono si contraggono, e non vengono lasciate

La loro natura si oppone alle cimici, le uccide col suffumigio

La cenere delle pelli dei castori bruciate con la pece liquida ferma le emorragie delle narici ammorbidita col succo del porro

[125] La cenere della testa delle seppie estrae dal corpo i dardi che restano dentro, anche della testa delle porpore con l'acqua, le carni di quelli salati, i granchi fluviali tritati, le carni messe sopra del siluro fluviale, fresco o salato, che nasce anche altrove che sul Nilo
eiusdem cinis extrahit, adips et cinis spinae eius vicem spodii praebet

[126] Ulcera, quae serpunt, et quae in iis excrescunt capitis menarum cinis vel siluri coercet, carcinomata percarum capita salsarum, efficacius si cinere earum misceatur sal et cunila capitata oleoque subigantur

cancri marini cinis usti cum plumbo carcinomata compescit

ad hoc et fluviatilis sufficit cum melle lineaque lanugine; aliqui malunt alumen melque misceri cineri

phagedaenae siluro inveterato et cum sandaraca trito, cacoëthe et nomae et putrescentia cybio vetere sanantur; vermes innati ranarum felle tolluntur

[127] fistulae aperiuntur siccanturque salsamentis cum linteolo inmissis, intraque alterum diem callum omnem auferunt et putrescentia ulcerum quaeque serpant emplastri modo subacta et inlita
La cenere dello stesso estrae, il grasso e la cenere della sua lisca prende il posto dello spodio

[126] La cenere della testa delle menole o del siluro blocca le ulcere, che si diffondono, e quelle escrescenze che crescono su esse, le teste dei pesci persici salati i carcinomi, più efficacemente se si mescola con la loro cenere il sale e sono lavorate con cunila fornita di capo e olio

La cenere del granchio marino bruciato col piombo ferma i carcinomi

Per questo serve anche quello fluviale col miele e peluria di lino; alcuni preferiscono che siano mescolati alla cenere allume e miele

Le fagedene si tolgono col siluro invecchiato e tritato con sandaraca, le ulcere sia corrosive sia putrescenti sono curate col trancio vecchio; i vermi innati delle rane sono tolti col fiele

[127] Le fistole si aprono e si seccano con salamoie applicate con un panno, e entro due giorni tolgono tutta la callosità e le putrefazioni delle ulcere e quelle che si estendono lavorato e applicato al modo di un impiastro
et allex purgat ulcera in linteolis concerptis, item echinorum testae cinis

carbunculos coracinorum salsamenta inlita discutiunt, item mullorum salsamenti cinis, quidam capite tantum utuntur cum melle, vel coracinorum carnes

muricum cinis cum oleo tumores tollit, cicatrices fel scorpionis marini

[128] Verrucas tollit glani iocur inlitum, capitis menarum cinis cum alio tritus, ad thymia crudis utuntur, fel scorpionis marini rufi, zmarides tritae inlitae, allex defervefacta

unguium scabritiam cinis e capite menarum extenuat

[129] Mulieribus lactis copiam facit glauciscus e iure sumptus et zmarides cum tisana sumptae vel cum feniculo decoctae

mammas ipsas muricum vel purpurae testarum cinis cum melle efficaciter sanat, item cancri inliti fluviatiles vel marini

pilos in mamma muricum carnes inpositae tollunt
Anche l'allex pulisce le ulcere su pezze sfilacciate, anche la cenere del guscio dei ricci

Le salamoie dei coracini spalmate tolgono i carbonchi, anche la cenere della salamoia delle triglie, alcuni usano solo la testa col miele, o le carni dei coracini

La cenere delle murici con l'olio toglie i tumori, il fiele dello scorpione marino le cicatrici

[128] Toglie le verruche il fegato spalmato del glano, la cenere tritata della testa delle menole con aglio, li usano crudi per il timio, il fiele dello scorpione marino rosso, le zmarides tritate spalmate, l'allex bollito

La cenere della testa delle menole attenua la ruvidezza delle unghie

[129] Rendono abbondanza di latte alle donne il glauciscus preso col brodo e le zmarides prese con una tisana o cotte col finocchio

La cenere dei gusci delle murici o delle porpore col miele cura efficacemente le mammelle stesse, anche i granchi fluviali o marini spalmati

Le carni delle murici applicate tolgono i peli sulla mammella
squatinae inlitae crescere mammas non patiuntur

delphini adipe linamenta inlita accensa excitant volva strangulata oppressas, item strombi in aceto putrefacti

[130] percarum vel menarum capitis cinis sale admixto et cunila oleoque volvae medetur, suffitione quoque secundas detrahit

item vituli marini adips instillatur igni naribus intermortuarum volvae vitio, coagulo eiusdem in vellere inposito

pulmo marinus alligatus purgat egregie profluvia, echini viventes tusi et in vino dulci poti sistunt et cancri fluviatiles triti in vino potique

[131] item siluri suffitu, praecipue Africi, faciliores partus facere dicuntur, cancri ex aqua poti profluvia sistere, ex hysopo purgare

et si partus strangulet, similiter poti auxiliantur

eosdem recentes vel aridos bibunt ad partus continendos
Gli squadri spalmati non permettono che le mammelle s'ingrossino

I lini messi caldi con il grasso del delfino stimolano quelle oppresse da strozzamento vulvare, anche gli strombi putrefatti nell'aceto

[130] La cenere della testa dei pesci persici o delle menole con sale mescolato e cunila e olio cura l'organo femminile, in suffumigio estrae anche le placente

Anche il grasso del vitello marino è stillato sul fuoco nelle narici di quelle svenute per un male dell'organo femminile, col coagulo dello stesso messo su un panno di lana

Il polmone marino legato addosso purifica egregiamente i flussi, li fermano i ricci pestati vivi e bevuti nel vino dolce e i granchi fluviali tritati e bevuti nel vino

[131] Anche i siluri, specialmente gli africani, sono detti rendere più agevoli i parti in suffumigio, i granchi bevuti con l'acqua fermare le emorragie, con l'issopo purificare

Anche se il parto comprime, bevuti aiutano ugualmente

Li bevono freschi o secchi per trattenere i parti
Hippocrates et ad purgationes mortuosque partus utitur illis, cum quinis lapathi radice rutaeque et fuligine trita et in mulso data potui

[132] iidem in iure cocti cum lapatho et apio menstruas purgationes expediunt lactisque ubertatem faciunt, iidem in febri, quae sit cum capitis doloribus et oculorum palpitatione, mulieribus in vino austero dati prodesse dicuntur

castoreum ex mulso potum purgationibus prodest contraque volvam olfactum cum aceto et pice aut subditum pastillis

[133] ad secundas etiam uti eodem prodest cum panace in IIII cyathis vini et a frigore laborantibus ternis obolis

sed si castoreum fibrumve supergrediatur gravida, abortum facere dicitur et periclitari partu, si superferatur

mirum est et quod de torpedine invenio, si capiatur, cum luna in libra sit, triduoque adservetur sub diu, faciles partes facere postea, quotiens inferatur
Ippocrate li usa anche per le mestruazioni e i feti morti, in cinque con la radice del lapazio e della ruta e con fuliggine tritata e data da bere in vino mielato

[132] Gli stessi cotti nel brodo con lapazio e sedano provocano purificazioni mensili e producono abbondanza di latte, gli stessi nella febbre, che sia con dolori di capo e tremore degli occhi, sono detti giovare alle donne dati nel vino forte

Il castorio bevuto con vino mielato giova alle mestruazioni e annusato con aceto e pece o ridotto in pastiglie contro l'organo femminile

[133] Giova usare lo stesso anche per le placente col panace in 4 bicchieri di vino e a quelli sofferenti di freddo in tre oboli

Ma se una gravida cammina sopra il castorio o un castoro, si dice provocare l'aborto e compromettere il parto, se lo porta addosso

E' strano anche quello che trovo sulla torpedine, se è catturata, quando la luna è nella bilancia, e si conserva tre giorni all'aperto, rendere facili i parti dopo, ogni volta che sia applicata