Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 29, Paragrafi 87-100

Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 29, Paragrafi 87-100

Latino: dall'autore Plinio il Vecchio, opera Naturalis Historia parte Libro 29, Paragrafi 87-100

[87] myrmecion, formicae similis capite, alvo nigra, guttis albis distinguntibus, vesparum dolore torquet

tetragnathii duo genera habent: perior medium caput distinguente linea alba et transversum altera; hic oris tumorem facit

at cinereus posteriore parte candicans lentior, minime autem noxius eodem colore qui telas muscis in parietibus latissime pandit

[88] contra omnium morsus remedio est gallinaceum cerebrum cum piperis exiguo potum in posca, item formicae V potae, pecudum fimi cinis inlitus ex aceto et ipsi aranei quicumque in oleo putrefacti

Muris aranei morsus sanatur coagulo agni e vino poto, ungulae arietinae cinere cum melle, mustelae catulo ut in serpentibus dictum est

si iumenta momorderit, mus recens cum sale inponitur aut fel vespertilionibus ex aceto
[87] Il myrmecion, simile alla formica nella testa, col ventre nero, con macchie bianche che lo distinguono, tormenta col dolore delle vespe

Due i tipi del tetragnazio: il peggiore con una linea bianca che si distingue in mezzo al capo e un'altra di traverso; questo causa il gonfiore del volto

Invece il cinereo che è meno bianco nella parte posteriore, affatto dannoso poi quello con lo stesso colore che tesse molto ampiamente le tele per le mosche sulle pareti

[88] Contro i morsi di tutti c'è a rimedio il cervello del pollo con un poco di pepe bevuto in acqua e aceto, anche 5 formiche bevute, la cenere dello sterco del bestiame spalmata con aceto e per lo stesso ragno qualunque putrefatto nell'olio

Il morso del toporagno è curato col caglio di agnello bevuto col vino, con cenere di zoccolo di ariete col miele, col piccolo della faina come si è detto sui serpenti

Se ha morso i giumenti, si mette un topo morto da poco col sale o il fiele con pipistrelli con aceto
[89] et ipse mus araneus contra se remedio est divulsus inpositus

nam si praegnans momordit, protinus dissilit

optimum, si is inponatur, qui momorderit, sed et alios ad hunc usum servant in oleo aut luto circumlitos

est et contra morsum eius remedio terra ex orbita; ferunt enim non transiri ab eo orbitam torpore quodam naturae

[90] Scorpionibus contrarius maxime invicem stelio traditur, ut visu quoque pavorem iis adferat et torporem frigidi sudoris

itaque in oleo putrefaciunt eum et ita vulnera perungunt

quidam oleo illo spumam argenteam decocunt ad emplastri genus atque ita inlinunt

hunc Graeci coloten vocant et ascalaboten et galeoten; in Italia non nascitur

est enim hic plenus lentigine, stridoris acerbi et araneis vescitur, quae omnia nostris stelionibus aliena sunt
[89] Anche lo stesso toporagno messo squartato è a rimedio contro se stesso

Infatti se ha morso da pieno, subito scoppia

Ottima cosa, se è messo quello che aveva morso, ma per quest'uso conservano anche altri bagnati in olio o fango

Contro il suo morso a rimedio c'è anche la terra della carreggiata; dicono infatti che la carreggiata non viene attraversata da questo per un certo stordimento della natura

[90] Viceversa il geco è soprattutto tramandato contrario agli scorpioni, cosicché anche con lo sguardo provoca ad essi timore e un torpore di sudore freddo

Pertanto lo macerano nell'olio e così ungono le ferite

Alcuni cuociono con quell'olio il litargirio fino ad una specie d' impiastro e lo spalmano così

I Greci chiamano questo colote e ascalabote e galeote; in Italia non nasce

Infatti questo è pieno di lentiggine, di stridore acuto e si nutre di ragni, tutte cose che sono estranee ai nostri gechi
[91] Prodest et gallinarum fimi cinis inlitus, draconis iocur, lacerta divulsa, mus divulsus, scorpio ipse suae plagae inpositus aut assus in cibo sumptus aut potus in meri cyathis II

proprium est scorpionum quod manus palmam non feriunt, nec visi pilos attingere

lapillus qualiscumque ab ea parte, qua in terra erat, adpositus plagae levat dolorem, item testa, sicut erat terra operata ex aliqua parte, inposita liberare dicitur, non debent respicere qui inponunt et cavere ne sol aspiciat, vermes terreni triti inpositi

[92] multa et alia ex his remedia sunt, propter quae in melle servantur

Noctua apibus contraria et vespis crabronibusque et sanguisugis; pici quoque Martii rostrum secum habentes non feriuntur ab iis

adversantur et locustarum minimae sine pinnis, quas attelebos vocant
[91] Giova anche la cenere dello sterco delle galline spalmata, il fegato del dragone, la lucertola squartata, il topo squartato, lo scorpione stesso messo sopra alla sua ferita o mangiato arrostito nel cibo o bevuto in 2 bicchieri di vino puro

E' caratteristico degli scorpioni il fatto che non colpiscono il palmo della mano, e non colpire i peli del viso

Qualunque sassolino, messo sopra la ferita da quella parte, che era sul terreno, toglie il dolore, anche il coccio messo sopra, coperto com'era di terra in qualche parte, è detto liberare, quelli che lo mettono non devono guardare e badare affinché il sole non si rivolga, i vermi del terreno messi tritati

[92] Da questi derivano molti altri rimedi, per i quali sono conservati nel miele

Le civette contrarie alle api e alle vespe e ai calabroni e alle sanguisughe; non sono feriti da essi quelli che portano con sé anche il becco di un picchio di Marte

Si oppongono anche alle più piccole delle locuste senza ali, che chiamano attelebi
Est et formicarum genus venenatum, non fere in Italia

solipugas Cicero appellat, salpugas Baetica

his cor vespertilionis contrarium omnibusque formicis

Salamandris cantharidas diximus resistere

[93] sed in his magna quaestio, quoniam ipsae venena sunt potae vesicae cum cruciatu praecipuo

Cossinum equitem Romanum amicitia Neronis principis nostrum, cum is lichene correptus esset, vocatus ex Aegypto medicus ob hanc valetudinem eius a Caesare, cum cantharidum potu praeparare voluisset, interemit

verum inlitas prodesse non dubium est cum suco taminiae uvae et sebo ovis vel caprae

[94] ipsarum cantharidum venenum in qua parte sit, non constat inter auctores

alii in pedibus et in capite existimant esse, alii negant

convenit tantum pinnas earum auxiliari, in quacumque parte sit venenum
Esiste anche una specie di formiche velenose, per lo più non in Italia

Cicerone le chiama solipughe, la Betica salpughe

Il cuore del pipistrello contrario a queste e a tutte le formiche

Abbiamo detto che le cantaridi resistono alle salamandre

[93] Ma la grande discussione su queste, poiché le stesse bevute sono veleni per la vescica con un particolare dolore

Un medico chiamato dall'Egitto dall'imperatore, uccise, avendo voluto preparare in bevanda delle cantaridi, Cossino un nostro cavaliere romano in amicizia del principe Nerone, essendo costui affetto da impetigine

Ma non c'è dubbio che spalmate giovino col succo di uva tamina e sego di pecora o di capra

[94] Non risulta fra gli autori in quale parte delle stesse cantaridi sia il veleno

Alcuni pensano nelle zampe e nella testa, altri dissentono

Si concorda solo che le loro ali giovano, in qualunque parte sia il veleno
ipsae nascuntur ex vermiculo in spongea maxime cynorrhoidi, quae fit in caule, sed fecundissime in fraxino, ceterae in alba rosa, minus efficaces

potentissimae inter omnes variae luteis lineis, quas in pinnis transversas habent, pingues; multum inertiores minutae, latae, pilosae; inutilissimae vero unius coloris macrae

[95] conduntur in calice fictili non picato et linteo conligato, coniecta et rosa matura, et suspenduntur super acetum cum sale fervens, donec per linteolum vaporentur, postea reponuntur

vis earum adurere corpus, crustas obducere

eadem pityocampis in picea nascentibus, eadem bupresti, similiterque praeparantur, efficacissimae omnes ad lepras, lichenas

dicuntur et menses ciere et urinam; ideo Hippocrates et hydropicis dabat
Le stesse nascono da un vermetto massimamente sulla spugnosità della rosa canina, che sta sullo stelo, ma molto abbondantemente sul frassino, le altre sulla rosa bianca, meno efficaci

Le più forti fra tutte le variegate con linee gialle, che hanno trasversali sulle ali, grasse; le piccole di molto più deboli, larghe, pelose; certo molto inutili le magre di un colore

[95] Sono messe in una tazza di terracotta non impeciata e con un panno legato, gettata anche una rosa sbocciata, e sono sospese sull'aceto col sale bollendo, finché sono vaporizzate attraverso il panno, poi sono conservate

La loro proprietà bruciare i corpi, produrre croste

La stessa per le pitocampe che nascono sulla picea, la stessa per il bupreste, e sono preparate ugualmente, tutte molto efficaci per le lebbre, le impetigini

Sono dette anche provocare i cicli e l'urina; perciò Ippocrate le dava anche agli idropici
[96] Cantharides obiectae sunt Catoni Uticensi, ceu venenum vendidisset in auctione regia, quoniam eas HS LX addixerat

et sebum autem struthocamelinum tunc venisse HS XXX obiter dictum sit, efficacioris ad omnia usus, quam est anserinus adips

[97] Diximus et mellis venenati genera

contra utuntur melle, in quo apes sint mortuae

idem potum in vino remedium est vitiorum, quae e cibo piscium gignuntur

[98] In canis rabiosi morsu tuetur a pavore aquae canini capitis cinis inlitus vulneri

oportet autem comburi omnia eodem modo, ut semel dicamus, in vase fictili novo argilla circumlito atque ita in furnum indito

idem et in potione proficit

quidam ob id edendum dederunt

aliqui et vermem e cadavere canino adalligavere menstruave canis in panno subdidere calici aut intus ipsius caudae pilos combustos inseruere vulneri
[96] Le cantaridi furono rinfacciate a Catone l'Uticense, come se avesse venduto veleno in un'asta regia, perché le aveva portate a 60000 sesterzi

E inoltre sia detto incidentalmente che allora era venduto il sebo di struzzo a 30000 sesterzi, di uso più efficace per tutte le cose, di quanto sia il grasso d'oca

[97] Abbiamo citato anche i tipi di miele velenoso

Contro usano il miele, in cui ci siano api morte

Lo stesso bevuto nel vino è rimedio dei mali, che sono provocati dal cibo dei pesci

[98] La cenere di una testa canina spalmata sulla ferita difende dalla paura dell'acqua nel morso del cane rabbioso

Occorre però che tutto sia bruciato nello stesso modo, affinché spieghiamo una sola volta, in un vaso di terracotta nuovo sigillato con argilla e messo così nel forno

La stessa giova anche in bevanda

Alcuni l'hanno data per questo da mangiare

Alcuni legarono anche un verme del cadavere di un cane o misero sotto la tazza su un panno i mestrui di una cagna o infilarono dentro la ferita peli bruciati della coda dello stesso
[99] cor caninum habentem fugiunt canes; non latrant vero lingua canina in calciamento subdita pollici aut caudam mustelae, quae abscisa ea dimissa sit, habentes

est limus salivae sub linguae rabiosi canis, qui datus in potu hydrophobos fieri non patitur; multo tamen utilissime iocur eius, qui in rabie momorderit, datur, si fieri possit, crudum mandendum; sin minus, quoquo modo coctum, aut ius coctis carnibus

[100] est vermiculus in lingua canum, qui vocatur a Graecis lytta, quo exempto infantibus catulis nec rabidi fiunt nec fastidium sentiunt

idem ter igni circumlatus datur morsis a rabioso, ne rabidi fiant

et cerebello gallinaceo occurritur, sed id devoratum anno tantum eo prodest

aiunt et cristam galli contritam efficaciter inponi et anseris adipem cum melle
[99] I cani fuggono chi porta il cuore di un cane; certo non latrano con una lingua canina nel calzare messa sotto l'alluce o quelli che portano una coda di faina, che sia stata liberata dopo che è stata recisa

Sotto la lingua del cane rabbioso c'è una poltiglia di saliva, che data in bevanda non permette che si diventi idrofobi; di gran lunga tuttavia è dato molto vantaggiosamente il fegato di quello, che aveva morso nella rabbia, da mangiare crudo, se può avvenire; se no, cotto in qualche modo, o il brodo con carni cotte

[100] C'è un vermetto sulla lingua dei cani, che è detto dai Greci lytta, tolto questo ai cuccioli non diventano rabbiosi né avvertono nausea

Lo stesso è dato dopo che è stato girato tre volte intorno al fuoco a quelli morsi da uno rabbioso, affinché non diventino rabbiosi

Si ricorre anche al cervello di pollo, ma esso mangiato giova solo in quell'anno

Dicono che anche la cresta del gallo tritata sia messa efficacemente e il grasso d'oca col miele
saliuntur et carnes eorum, qui rabidi fuerint, ad eadem remedia in cibo dandae

Vengono salate anche le carni di quelli, che furono rabbiosi, da dare nel cibo per questi rimedi