Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 29, Paragrafi 10-15

Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 29, Paragrafi 10-15

Latino: dall'autore Plinio il Vecchio, opera Naturalis Historia parte Libro 29, Paragrafi 10-15

[10] hi regebant fata, cum repente civitatem Charmis ex eadem Massilia invasit damnatis non solum prioribus medicis, verum et balineis, frigidaque etiam hibernis algoribus lavari persuasit [10] Questi reggevano i destini, quando improvvisamente raggiunse la città Carmide dalla stessa Marsiglia dopo che erano stati condannati non solo i medici precedenti, ma anche i bagni, e convinse a lavarsi con acqua fredda anche nei rigori invernali
mersit aegros in lacus Immerse i malati nei laghi
videbamus senes consulares usque in ostentationem rigentes, qua de re exstat etiam Annaei Senecae adstipulatio Vedevamo anziani consolari che tremavano fino all'ostentazione, della cui cosa resta anche la testimonianza di Anneo Seneca
[11] nec dubium est omnes istos famam novitate aliqua aucupantes anima statim nostra negotiari [11] Non c'è dubbio che tutti questi trafficavano anche con la nostra vita desiderando la fama con una qualche originalità
hinc illae circa aegros miserae sententiarum concertationes, nullo idem censente, ne videatur accessio alterius Da qui quei meschini contrasti dei pareri circa i malati, con nessuno che pensava la stessa cosa, affinchè non si ammettesse l'opinione di un altro
hinc illa infelicis monumenti inscriptio: turba se medicorum perisse Da qui quell'iscrizione dell'infelice sepolcro: che era morto per la schiera dei medici
mutatur ars cottidie totiens interpolis, et ingeniorum Graeciae flatu inpellimur, palamque est, ut quisque inter istos loquendo polleat, imperatorem ilico vitae nostrae necisque fieri, ceu vero non milia gentium sine medicis degant nec tamen sine medicina, sicuti populus Romanus ultra sexcentesimum annum, neque ipse in accipiendis artibus lentus, medicinae vero etiam avidus, donec expertam damnavit L'arte rinnovata viene mutata ogni giorno, e siamo spinti dall'orgoglio degli ingegni della Grecia, ed è chiaro, appena qualcuno emerge fra costoro nel parlare, che diventa subito dominatore della nostra vita e della morte, come se migliaia di persone non vivessero senza medici e tuttavia non senza medicina, come il popolo romano per oltre seicento anni, e non lento egli stesso nell'apprendere le arti, ma anzi desideroso della medicina, finchè ripudiò quella sperimentata
[12] Etenim percensere insignia priscorum in his moribus convenit [12] Conviene su queste abitudini ricordare anche le cose insigni degli antenati
Cassius Hemina ex antiquissimis auctor est primum e medicis venisse Romam Peloponneso Archagathum Lysaniae filium L Cassio Emina fra i più antichi è testimone che Arcagato figlio di Lisanna era venuto dal Peloponneso per primo fra i medici a Roma sotto i consoli L
Aemilio M Emilio e M